Oman, il Sultanato illuminato

Spiagge infinite, mare di cristallo, dune dorate e atmosfere da "Mille e una notte".

  • di curiosona
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

La scelta di questo viaggio è stata dettata dalla voglia di visitare un Paese arabo tipico e sicuro. Abbiamo raggiunto l’Oman con un volo diretto da Milano Malpensa a Muscat, la capitale. Siamo un gruppo di undici persone e avremo una guida locale che parla italiano. L’aeroporto internazionale è nuovo e sembra un’astronave. L’Oman è un Sultanato governato da Qaboos bin Said Al Said che siede sul trono dal 1970, dopo aver “pacificamente” rovesciato il trono del padre. Qaboos ha studiato a Londra e ha strappato il Paese dal Medioevo per guidarlo alla prosperità. Oggi l’80% del bilancio statale di 11,8 miliardi di Rial (26 miliardi di Euro) è rappresentato dal petrolio e dal gas che però finiranno verso il 2030. Attualmente il petrolio ha una produzione di un milione di barili al giorno e il carburante costa Euro 0,40/litro. L’alternativa è l’energia rinnovabile, il turismo e il commercio che Qaboos intende sviluppare. Il suo ritratto sorridente campeggia in ogni luogo pubblico, ma i sudditi si godono serenamente la ricchezza di un Paese in continua crescita, dove il 60% della popolazione ha meno di 29 anni. Dopo la salita al trono il Sultano ha istituito, con lo scopo di unificare il Paese, un unico vestito nazionale per donne e uomini da indossare obbligatoriamente negli uffici pubblici. L’omaniya, abito nero per la donna, include principalmente quattro capi: un vestito lungo nero, dei pantaloni lunghi (saewal), un altro vestito più leggero, corto, orlato di frange (waqaya) e il foulard che scende morbido sulla testa (lahaf). Le donne religiose più fanatiche lasciano scoperti soltanto gli occhi (truccati) o sono completamente velate, ma sono una minoranza. Gli uomini indossano sempre un vestito lungo con maniche lunghe di solito bianco e senza colletto (dishdasha). La nappina (furakha) che pende da un lato del collo è impregnata di profumo. Sotto la tunica portano un pareo bianco di cotone. Per quanto concerne il copricapo esistono due varianti: un cappello piuttosto rigido ricamato a mano (kumah) e il tipico turbante (mussar). Il khanjar, pugnale ricurvo decorato, non manca mai durante le occasioni ufficiali. I sandali sono le calzature preferite. L’orgoglio nazionale è molto forte, ma l’Islam (Ibadita) qui è moderato e tollera altre religioni. Le donne possono laurearsi e lavorare, entrare in politica, guidare l’automobile e persino divorziare. Non vengono applicate tasse agli omaniti, le strade sono moderne a doppia corsia e illuminate, le scuole, l’assistenza sanitaria e l’autostrada sono gratuite. La targa delle auto si può tenere, l’assicurazione è obbligatoria, ma non esiste il bollo di circolazione. Il servizio militare non è obbligatorio e anche le donne possono accedervi. A diciotto anni gli omaniti hanno diritto alla casa popolare, appartamento o terreno per costruirne una: ne ha diritto la donna nubile e l’uomo sposato. Il marito paga tutte le spese per la moglie e, se lei lavora, tiene i soldi per sé. Vanno in pensione a sessanta anni col 95% del salario o dopo venti anni di lavoro col 70%. Alcuni poi comprano un taxi e lavorano ancora. Un operaio prende dai 200/300 Rial netti, un impiegato o un insegnante 800/1200 Rial al mese (cambio 1 Rial = 2,20 Euro). Se un omanita non lavora, non ha diritto a nulla. Tutti questi diritti non vengono riconosciuti ai cittadini stranieri che lavorano in Oman (indiani, pakistani, tanzaniani).

Il sultano Qaboos, oggi settantottenne, non ha moglie e figli e purtroppo è malato da tempo. Nel caso che il governo non riesca a nominare un nuovo sultano entro poco tempo dalla sua morte, Qaboos ha lasciato una busta con il nome del suo erede, una persona a lui vicina che continuerà la sua politica. L’Oman è grande quanto l’Italia, ma quattro-quinti del suo territorio sono occupati dal deserto e popolato da oltre 4,4 milioni di persone. Questo Paese sta vivendo una rivoluzione silenziosa e pacifica, cercando di conciliare la tradizione araba con la modernità del mondo occidentale senza dimenticare le sue origini

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