Un’avventura fantastica

Patrizio e il suo indimenticabile viaggio in Oman

Mussulmani Ibaditi

Tutti segnali di una grande ricchezza, che viene da lontano. Ci vuole poco, basta guardare la carta geografica, a capire che l’Oman gode da sempre di una posizione strategica: fin dall’antichità, qui si rifornivano di acqua le navi di passaggio e di qui passava la Via delle spezie e dell’incenso. Siamo a metà fra Africa e Asia, l’Oman è proteso verso l’estremo Oriente, quindi gode da sempre di una rendita assoluta “di posizione”. E la sua storia lo conferma. Prima se lo sono occupato i Sumeri, poi i Persiani. Nel 630 d.C. arrivano gli Arabi, che portano l’Islam. Ma – attenzione – un Islam particolare: gli omaniti non sono né Sciiti né Sunniti, bensì Ibaditi, cioè portatori di un’idea moderata di Islam, al di fuori da sempre dalle lotte religiose che ancora oggi dilaniano il mondo islamico. Quandopoi il Papa Alessandro VI nel 1494, dopo la cosiddetta “scoperta” dell’America, decide di assegnare il mondo ai cristianissimi (sic) regni di Portogallo e Spagna, divide in due la Terra con il Trattato di Tordesillas, tirando una riga (la Raya) in mezzo all’Atlantico e assegna tutto quello che sta a Ovest agli Spagnoli (quindi le Americhe) e tutto quello che sta a Est ai Portoghesi, quindi Africa ed estremo Oriente. E infatti, i Portoghesi arrivano qui già nel 1507, per commerciare con l’Oriente. Costruiscono una serie di forti, che ci sono ancora oggi (sembrano nuovi, in realtà gli omaniti ci tengono molto e li restaurano, piuttosto male, di continuo). Nel 1624 il sultanato caccia i portoghesi e diventa una vera potenza: anche grazie alla loro tradizione marinaresca, gli omaniti arrivano fino a Zanzibar e diventano ricchi col commercio di schiavi dall’Africa. Approfittando di casini interni, alla fine del 1700 arriva la Gran Bretagna, che resta qui – in un modo o in un altro - fino a pochi anni fa, cioè fino agli anni 50 del secolo scorso.

Il Sultano Qaboos

Ma la vera data da ricordare è il 1970. Allora il Sultano assoluto era il vecchio Said Bin Taimur, che teneva l’Oman assolutamente chiuso, in tutti i sensi: nessuno poteva arrivarci, il Paese viveva ancora in una sorta di Medioevo e in pratica c’era ancora lo schiavismo. Fino al 70 in tutto l’Oman c’era una sola strada asfaltata, lunga dieci chilometri, c’erano solo due scuole elementari e due ospedali, però gestiti da missionari. Suo figlio, Qaboos Bin Said, allora fa un colpo di stato, in cui il padre viene ferito (morirà poco dopo a Londra) e prende il potere. E l’Oman viene appunto rivoltato come un calzino, in onore alla sua forma geografica. Qaboos apre il Paese all’esterno, sia pure in modo più controllato dei vicini Emirati Arabi Uniti. L’Oman, infatti, mantiene una sua identità, non sbraca nei confronti dell’Occidente, pur diventando, a tutti gli effetti, un Paese moderno, anche usando parametri occidentali. Ad esempio, l’edilizia non ricorre ai grattacieli di decine di piani e “per legge” tutte le case devono conservare i colori locali, bianco o beige. Vietati i tetti spioventi all’occidentale. E scoppia lo sviluppo, anche grazie al petrolio. Già: si diceva “per legge”. La parola del Sultano in Oman è ancora legge, quasi assoluta. Le prime elezioni a suffragio universale sono del 2003, e son servite a eleggere un Consiglio che ha solo potere consultivo. Poi c’è un Consiglio di Stato con tanto di ministri, ma se li elegge direttamente il Sultano.

Oltre il petrolio

Il fatto che Qaboos sia un monarca assoluto, e che in quanto tale non deve rendere conto a nessuno, bisogna ammettere che ha i suoi lati positivi: il Sultano, che ha studiato a Londra, è colto e ha la vista lunga, ha deciso di investire in infrastrutture per sviluppare il Paese. Ci sono strade modernissime e un aeroporto fantastico. Lui sa bene che tra poco il petrolio e il gas (che rappresentano oggi l’80% del bilancio statale) stanno per finire (massimo nel 2030) e ha fatto addirittura un Piano Venticinquennale (!) per riconvertire l’economia. In confronto ai nostri governi che guardano poco più in là del proprio naso, preoccupati di riscuotere consenso immediato, è davvero un altro mondo. La prospettiva, per Qaboos, è l’energia rinnovabile (soprattutto eolico e solare), tende a sviluppare ancora più il commercio (ha creato l’Oman zona franca) e il turismo, con un po’ più di agricoltura e quindi di autosuf-ficienza alimentare. Nel novembre 2010, l’ONU, su 135 Paesi considerati, ha classificato l’Oman come lo Stato che ha avuto il maggior sviluppo socio-economico negli ultimi 40 anni e il sultanato è considerato uno dei più sviluppati e stabili tra i paesi arabi. Risultato comunque che, in meno di 50 anni, adesso in Oman c’è solo il 7% di analfabetismo e il 95% della popolazione ha accesso ad acqua potabile e sanità pubblica. In linea di massima, io ho incontrato un sacco di dipendenti statali (poliziotti, funzionari) e pensionati (che vanno in pensione anche a 40 anni!). Insomma, Qaboos sarà anche un Sultano, ma la (sia pur relativa) distribuzione della ricchezza è un dato di fatto… In giro per strade e mercati si tocca con mano che la gente sta bene, addirittura i commercianti ti lasciano in pace, non ti assaltano per venderti la loro merce e nessuno ti chiede nulla. Fin che dura

Parole chiave
,
  • 4528 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social