Un’avventura fantastica

Patrizio e il suo indimenticabile viaggio in Oman

 

Dov’è l’Oman? Se siete interessati a fare la conoscenza diretta col cosiddetto “Mondo Arabo”, vi consiglio un viaggio in Oman, dove sono stato molto recentemente. Infatti, l’Arabia Saudita è chiusa, lo Yemen è purtroppo un paradiso ormai perduto e compromesso da una orribile quanto pretestuosa guerra e gli Emirati rappresentano un caso a sé di ipermodernismo filoccidentale. I Paesi del Medio Oriente – escluso Marocco e forse Tunisia – non sono sicurissimi e sono comunque molto “mediterranei”, quindi sono diversi da quelli che definirei Paesi Arabi. Invece, l’Oman oggi può rappresentare un esempio del mondo arabo orientale e “petrolifero”, oltre che un viaggio assolutamente sicuro (spiace dover usare questa categoria, la “sicurezza”, ma oggi non se ne può fare a meno). Io sono andato in Oman da Milano Malpensa, con un volo senza scalo della Oman Air di circa sette ore, calcolando un fuso orario di due ore (in più, ovviamente), partendo la sera e arrivando al mattino presto, ora locale. Ma dov’è l’Oman? È all’estrema punta Est della Penisola Arabica, di fronte all’Iran, bagnato appunto dal Golfo Persico e poi dal Mare Arabico. È attraversato dal Tropico del Cancro. Confina con Arabia Saudita, Emirati e Yemen. Se l’Italia assomiglia a uno stivale, l’Omanassomiglia vagamente a un calzino, nel senso che è un rettangolo piegato. Ha più o meno la stessa superficie dell’Italia, ma i suoi abitanti, in tutto, sono quelli di Roma. Di questi, un terzo abitano nella capitale, Muscat. Il viaggio è consigliato in inverno, primavera o autunno: in estate si arriva a 45-50 gradi.

La Grande Moschea di Muscat

Muscat è una città che, però, non ha un vero centro, non la si può definire un “agglomerato urbano”, come lo intendiamo noi. Infatti, è assolutamente policentrica, spalmata su un territorio molto vasto. I vari centri (che sono essenzialmente tre, uno commerciale, uno amministrativo e l’altro istituzional-diplomatico) sono distanti fra loro, in mezzo a un territorio desertico lungo la costa, uniti da nuovissime arterie stradali. Il luogo più significativo è la Grande Moschea. Un monumento all’opu-lenza, al lusso e alla grandezza del sultanato: la cupola è alta 50 metri, tutta in marmo bianco (di Carrara!), ha cinque minareti, quanti sono i principi dell’Islam (bisogna avere fede in Allah recitando le parole: “Non vi è altro Dio che Allah e Maometto è il suo profeta”; bisogna pregare cinque volte al giorno rivolgendo il capo verso la Mecca; bisogna fare l’elemosina per aiutare i più poveri; bisogna digiunare durante il Ramadan; bisogna fare almeno una volta il pellegrinaggio alla Mecca). La Grande Moschea di Muscat può contenere fino a 20.000 fedeli in preghiera, tra dentro e fuori, la “musalla” (sala di preghiera) è sconfinata, ci possono stare più di 6.000 persone per volta, ha dei lampadari stratosferici (il principale è tutto di cristalli Swarovski, alto 14 metri e pesa dieci tonnellate), poi ha un tappeto persiano enorme, un pezzo-unico di 4.200 metri quadrati, pesante 21 tonnellate, fatto da 600 donne e composto da 1.700 milioni di nodi, di infiniti colori diversi. Tappeto che fino a pochi mesi fa era il più grande del mondo (poi gli Emirati hanno voluto farne uno più grosso…). Per legge (sempre del Sultano) nessun edificio omanita può essere più alto dei 90 metri della torre del muezzin della Grande Moschea (alla faccia dei super-grattacieli degli Emirati). È l’unica moschea aperta ai non-mussulmani, e per fortuna, perché è un vero spettacolo da vedere. Come tutte le moschee è anche un centro culturale, e infatti pare che la sua biblioteca sia importante. Un’altra attrazione – che però io ho visto solo da fuori – è il Royal Opera House, un teatro modernissimo che ha fatto costruire il Sultano, per importare in Oman la nostra opera lirica

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