Nuova Caledonia, dove dimenticare il tempo si può

La laguna più grande al mondo, paradiso di surfisti e subacquei, ma anche estesi pascoli con cow-boys e rodei. La Nuova Caledonia è un Paradiso dove la varietà dei paesaggi è unica, l’accoglienza degli abitanti straordinaria e il tempo non ...

  • di Marilou69
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Oltre 3000 euro
 

A febbraio ho scoperto la Nuova Caledonia grazie ad una collega di lavoro che me ne ha parlato, a giugno sono partita per vedere da vicino la bellezza di questo arcipelago di sette isole principali e un’infinità di isolotti, con una laguna di 24.000 m2 che, nel 2008, è stata inserita nel Patrimonio mondiale dell’Umanità dall’Unesco. Ci sono rimasta tre mesi, il tempo massimo per poterci stare senza alcun visto. Siamo dall’altra parte dell’emisfero, vicino all’Australia e alla Nuova Zelanda, in un Territorio d’Oltremare francese alla ricerca della sua indipendenza. Noi europei possiamo andarci anche semplicemente con la carta d’identità, ma dovendo fare scalo in paesi come l’Australia, la Corea del Sud o il Giappone, conviene sempre avere il passaporto.

Sul sito dell’AirCalin, la compagnia aerea locale che è l’unica ad atterrare all’aeroporto internazionale di Tontouta, ho prenotato il mio volo, potendo combinare al meglio giorno di partenza, compagnie aeree e scali per poter avere il prezzo meno caro: sono stati sufficienti un clic e 1.600 euro a/r.

Il secondo passo è stato riservare –al costo di 1700 franchi del Pacifico, circa 14 euro a notte- un letto all’ostello della gioventù di Noumea, la capitale.

E’ un piccolo ostello, abbastanza spartano rispetto ad altri in cui ho alloggiato, ma pulito e accogliente; le camere sono al massimo da quattro e rigorosamente separate per donne e uomini.

E’ l’unico ostello della città, facilmente raggiungibile dall’aeroporto in navetta (costo 3.000 franchi a persona, ovvero 25 euro, prenotabile e a qualsiasi ora) o in autobus (costo 400 franchi, 3 euro e mezzo, ad orari prestabiliti e non di sera); vicino alla centralissima Place des Cocotiers, è molto comodo anche per raggiungere in autobus o a piedi qualsiasi altra zona della città.

Ci si possono trovare moltissimi francesi in vacanza o decisi ad installarsi nella colonia per lungo tempo, qualche “locale” che viene a Noumea dalle isole per brevi periodi e i turisti, soprattutto australiani e neozelandesi. I giapponesi, invece, preferiscono gli hotel.

Sono rimasta all’ostello una settimana per visitare Noumea, le sue spiagge, i suoi musei (quello cosiddetto della Nuova Caledonia che racconta la vita e la cultura kanak e quello de la Ville incentrato sulla colonizzazione li ho trovati interessantissimi), l’acquario, esempio unico e completo della vita nella laguna, nonché il parco zoologico, dove per la prima volta ho visto il cagou, l’uccello che non vola, simbolo della Nuova Caledonia.

Quindi, sono partita -zaino in spalla, sacco a pelo e tenda - per il tour della Grande Terre, l’isola più grande dell’arcipelago.

Dieci giorni, andata sulla costa Ovest e ritorno su quella Est, in cui non ho mai avuto davanti agli occhi lo stesso panorama. Ora la “brousse” con la sua vegetazione bassa e i grandi allevamenti di bovini, ora il mare tropicale dove si affacciano spiagge bianchissime e i pini colonnari dal verde intenso, per poi passare alla montagna, ricca di acqua dolce e boschi di niaouli, un albero endemico di cui si usa tutto da sempre, fino alle grandi distese di cocchi e alle terre rosse e assolate, dove si estrae il nichel (la Nuova Caledonia è il terzo esportatore al mondo).

Per il tour ho noleggiato un’auto (una Twingo), circa 220 euro tutto compreso, chilometraggio limitato ma più che sufficiente a fare il giro dell’isola; carta di credito per la cauzione, patente B italiana e pagamento anticipato.

Ho diviso le spese con un’altra ragazza francese conosciuta all’ostello, con la quale quei dieci giorni sono stati anche un’ottima occasione per fare amicizia.

Non è difficile guidare per le strade della Nuova Caledonia, basta fare attenzione ai 4x4 “sparati” a grande velocità, ai nids de poule, le buche a grappolo che infestano le strade e danneggiano gli ammortizzatori e ai corsi d’acqua che, di tanto in tanto, si riprendono il loro posto sull’asfalto

  • 20205 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social