Nuova Caledonia, nel cuore della Micronesia

Spazi infiniti, natura selvaggia, spiagge deserte, isole e lagune sono soltanto alcuni elementi che colpiscono in questo angolo di mondo

  • di curiosona
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: due
    Spesa: Oltre 3000 euro
 

Quando abbiamo accennato al nostro viaggio in Nuova Caledonia la risposta è stata quasi unanime: “Dove andate?” Lontanissima dall’Europa, la Nuova Caledonia si trova nell’Oceano Pacifico Meridionale, sopra il tropico del Capricorno. E’ formata dall’isola principale, la Grande Terre, e piccoli arcipelaghi a nord, est e sud, racchiusa all’interno di un’enorme barriera corallina che circonda una laguna straordinaria, la più grande del mondo, Patrimonio Mondiale dell’Umanità dal 2008. E’ una terra legata alla Francia dove diverse etnie convivono oggi serenamente: kanak (melanesiani), europei, polinesiani, asiatici, indiani e altre etnie. Fu scoperta nel 1774 da James Cook, che la chiamò così in omaggio alla Scozia. Nel 1853 divenne possedimento della Francia che nel 1864 ne fece una colonia penale come era abitudine in quei tempi.

Per raggiungere la Nuova Caledonia dall’Italia ci sono diverse possibilità, ma noi abbiamo scelto la via più breve e con un solo scalo:

Milano-Tokyo, Tokyo-Noumea per un totale di circa venti ore. Per la verità questo viaggio è stato organizzato con l’aiuto di una nostra amica francese, Chantal, che da 46 anni vive a Noumea con la famiglia e che da tempo ci ha invitato. E’ stata così gentile da crearci un tour virtuale nella Grande Terre, l’estensione all’Isola dei Pini e all’isola Ouvéa con tappe nei siti da non perdere. Ci ha inviato il materiale da cui attingere le informazioni e abbiamo prenotato pernottamenti e voli via internet. La soddisfazione di essere riusciti a organizzare bene tutto il viaggio è stata grande e il risparmio di denaro ha arricchito la nostra gioia. E’ stata la nostra guida Tpc locale! Arriviamo di notte a Noumea “cotti” ma felici. Nella capitale resteremo tre giorni per riposarci e per visitarla. Noumea è una capitale giovane e vivace dal timbro francese, collocata scenograficamente su alcune colline che si affacciano su una serie di baie orlate da spiagge lunghissime a pochi metri da viali, ristoranti, hotel e centri commerciali. La cattedrale di Saint-Joseph merita una visita: costruita dagli ergastolani alla fine del XIX secolo in stile gotico possiede due enormi torri quadrate alte 25 m. e all’ingresso troneggia un caratteristico lampadario in lamine di nickel, che è la risorsa principale dell’isola. Come sempre nei nostri viaggi, visitiamo il mercato cittadino in riva al mare, nel centro città. Tutte le mattine ha luogo lo spettacolo dell’esposizione di frutta tropicale e verdura, pesci e molluschi spettacolari, fiori dai colori sfavillanti e bancarelle di artigiani con gioielli, abbigliamento e oggetti di legno. Al centro del mercato un bar offre spremute di frutta dissetanti.

Nel pomeriggio ci rechiamo nel museo della Nuova Caledonia che detiene la più ricca collezione d’arte kanak al mondo e oggetti di provenienza da tutta l’Oceania. E’ una panoramica completa di opere d’arte che ogni comunità melanesiana ha creato nel corso della storia. Noumea gode di una posizione invidiabile: la spiaggia di Anse Vata sulla passeggiata con ampi spazi verdi per attività sportive fa di questa città un luogo molto piacevole. Per ammirare la laguna saliamo sulla cima della collina Le Quen Toro, dalla quale la vista panoramica è magnifica: tra le evoluzioni vertiginose dei kitesurfers scorgiamo alcuni isolotti in mezzo all’oceano raggiungibili con taxi d’acqua ogni giorno.

L’isola aux Canards Ha un bar-ristorante coi tetti di paglia e un museo di sculture-totem a cielo aperto. Un sentiero sottomarino nella barriera corallina multicolore è la ciliegina sulla torta. Più lontano l’isolotto Maitre e il faro Amédée, alto 56 M, su un altro isolotto segnala il passaggio tra le rocce. Nei suoi dintorni si possono fare meravigliose immersioni subacquee. La baia des Citrons, più riparata dagli alisei, ha una bella spiaggia per le famiglie di giorno, ma quando cala la notte si trasforma in una zona alla moda coi suoi tanti locali offrendo ai nottambuli l’imbarazzo della scelta. Notiamo la gelateria italiana “Amorino” presa d’assalto e ci mettiamo anche noi in fila per gustare questo gelato e fare il confronto. Lasciando Noumea per andare alla scoperta dell’isola, ci si accorge che l’atmosfera da Mediterraneo lascia il posto a suggestioni tipicamente melanesiane. Il traffico dirada perché a Noumea si concentra un terzo della popolazione totale di 270 mila. La Grande Terre (450 km x 50 km) è una terra di contrasti, dove gli alisei soffiano dolcemente quasi tutto l’anno, e la catena montuosa “la Chaine” l’attraversa da nord a sud creando un confine naturale tra due regioni molto diverse. Il Nord, selvatico, è ai confini del mondo, alla fine della terra. I cavalli selvaggi hanno il sapore di libertà, gli isolotti deserti e i grandiosi fondali marini risaltano per il loro splendore primitivo.

Prima tappa, nel cuore della regione ovest, è Sarramea. Lontana dall’oceano, nel mezzo della natura rigogliosa, orientata verso l’ecoturismo creando con i comuni di Farino e Moindou il Parc des Grandes Fougères, riserva speciale con sentieri dove passeggiamo come in un vasto giardino botanico. Piante tropicali, di cui noi abbiamo piccoli esemplari nei nostri appartamenti, fiori come l’anturio e orchidee di vari colori rappresentano una grande biodiversità. E’ il paradiso degli amanti della natura che qui possono scoprirla in tutta la sua bellezza. Riprendiamo la strada principale e ammiriamo coltivazioni di caffè insieme a palme di ogni specie, papaie, bananeti, manioca e canna da zucchero. Sulla strada si incontra la Cascata di Ba che forma un laghetto naturale. E’ un punto nevralgico sulla costa est in piena zona kanak, gli abitanti di origine melanesiana che sono il 45% della popolazione e i veri signori di questa zona. Quando si visita un villaggio bisogna osservare le loro usanze che consistono in inchini e cortesia ed è usanza portare un regalino per il capotribù, al quale non si può rivolgere la parola, ma deve essere lui il primo a farlo. E’ possibile avvicinarsi alla millenaria cultura kanak visitando i loro villaggi, incontrando la popolazione che ancora vive come decenni fa con poche varianti moderne. Oggi si può anche soggiornare in alcune loro case tradizionali per un tuffo nel passato di questa millenaria cultura. Noi decidiamo di pranzare “chez Mamie” nota per la cucina caledoniana e che affitta bungalows a Farino, piccolo villaggio agricolo. Qui incontriamo un gruppo di ricercatori tra cui un ragazzo italiano che per tre mesi resta in nuova Caledonia per studiare un uccello, il cuculo che depone le sue uova nel nido di altre specie. A Moindou facciamo una sosta al Fort Téremba, un penitenziario del 1871 situato sulla sommità di un pianoro che domina la baia d’Uarai. Rimasto in funzione sino al 1919 è oggi luogo di memoria della storia della colonizzazione. E’ costituito dal blocco centrale di due piani, la polveriera, la scuderia, le prigioni, la cucina per le truppe, la torre di guardia, la casa del comandante, l’ufficio delle poste e telegrafo, la panetteria, l’officina e per finire l’imbarcadero dove arrivavano i prigionieri dalla Francia. Inoltre nel cortile è in bella mostra anche una ghigliottina che ci fa rabbrividire. Una piccola avventura ci è capitata per caso. Lasciando Sarramea e diretti sulla costa est abbiamo sbagliato strada e siamo arrivati sul mare a Canala percorrendo una strada sterrata rosso fiammeggiante con camion che trasportavano il minerale alla fabbrica di nickel. Senza cartelli stradali, abbiamo attraversato la montagna e sembrava di essere su Marte, il pianeta rosso. La cartina indicava la strada giusta, ma a un bivio non abbiamo visto che la destinazione era indicata sull’asfalto con una scritta sbiadita. Abbiamo chiesto informazioni per ben tre volte, ma tutti non erano in grado di spiegare bene. Per un attimo abbiamo temuto che venisse sera persi in quelle montagne, quando un’auto guidata da un tecnico dell’azienda elettrica locale si è fermato e ci ha chiesto se avevamo bisogno. Lo abbiamo aspettato cinque minuti che finisse il suo lavoro di controllo e poi ci ha accompagnato al famoso bivio per prendere la direzione giusta.

Riprendiamo il viaggio diretti a Hienghène, patria di Jean-Marie Tjibaou, villaggio celebre per le sue formazioni rocciose spettacolari di oltre 60 m. Si attraversa il cuore dell’isola per arrivare sulla costa est. Paesaggi grandiosi con montagne alte fino a 1600 m, cascate, falesie e grotte rendono questo luogo maestoso. Un facile sentiero porta alla cascata di Tao alta 100 m, nel cui laghetto facciamo un bagno rigenerante. Dal Belvedere sulla strada panoramica si gode una vista magnifica a 360° sulle montagne e sulla baia costellata da isolotti incastonati nella laguna di Lindéralique. Una grande roccia nera a forma di gallina o sfinge evoca leggende e conserva un posto particolare nel cuore delle tribù della zona. Un traghetto-chiatta della Ouaième è l’ultimo esistente nella Nuova Caledonia e ci consente gratuitamente di attraversare la foce del fiume. Ci dirigiamo al nord verso la punta estrema, alla fine del mondo. Troviamo Poum villaggio nel mezzo di savane rosate, di terra rosso-ocre o bianca e foreste di melaleuca (niaoulis), pianta medicinale dalla quale si ricava il famoso tee tree oil, noto antisettico naturale. Il suo bellissimo fiore-piumino bianco brilla al sole e le foglie accarezzandole emanano il delizioso profumo. Poum è al centro di una zona mineraria per l’estrazione di nickel mentre in passato aveva una Miniera di rame ora estinta. Dietro una curva della strada spunta la spiaggia Deserta scintillante sul blu della laguna ornata da isolotti che formano un Porto naturale. Questi posti sono l’ideale per giocare a fare Robison Crosue! In questo angolo di mondo dalla bellezza Straziante si ha la sensazione tanto desiderata di essere lontano da tutte le Preoccupazioni quotidiane. Siamo ora sulla costa Occidentale con chilometri di spiagge abbaglianti e con le sue pianure a Perdita d’occhio chiamate “Brousse” cioè territorio con vegetazione tipo Savana, è il “far west” caledoniano con gli allevamenti di bovini, i rodei e il Mito dell’uomo forte a cavallo definito cow-boy o meglio “Broussards”. La costa Orientale ha una vegetazione esuberante ricca di cascate e fiumi, scogliere Frastagliate e versanti irregolari che si tuffano nell’Oceano. Il villaggio di Koumac ha prosperato fino al 1964 Grazie all’attività mineraria del cromo, la più importante al mondo. Oggi il Turismo ha preso il suo posto poiché Koumac si trova all’incrocio tra la costa Ovest con le savane e la laguna, la costa est verdeggiante battuta dagli alisei E il grande nord abbagliante e selvaggio. Scendiamo verso Voh, dove le mangrovie cresciute in varie altezze hanno formato un cuore verde reso famoso dalla foto di Yann Arthus Bertrand e visibile a occhio nudo dall’alto del massiccio di Katepaik raggiungibile a piedi o in fuoristrada. Più tardi ci fermiamo nel sito archeologico di Lapita, dove fu scoperto il vasellame della tradizione di Koné datato 2500 anni a.C. circa. La terracotta Lapita, decorata con motivi geometrici punteggiati o incisi, sembra aver avuto un utilizzo rituale. La prossima destinazione è Bourail, cuore del “far-west Caledoniano” che si dedica all’allevamento di bestiame: maiali, cervi, pecore, capre e volatili. Nel suo mercato si possono ammirare verdura di ogni genere, frutta tropicale e fiori per noi rari. Un giro in questo mercato è una vera festa dei sensi. Bourail è anche il paradiso dei turisti con le sue spiagge favolose, le sue baie celebri o segrete, dove le potenti onde oceaniche s’infrangono per la gioia dei surfisti, mentre la laguna, protetta dalla barriera corallina e ornata da immense spiagge di sabbia bianca, accoglie i subacquei. A Déva ci fermiamo a pernottare nel parco eco-turistico sul mare nel cuore di una natura da sogno. Nella spiaggia della Roche Percée spicca il Bonhomme de Bourail, uno strano monolite a forma di volto umano scolpito dalle onde nel corso dei secoli che, secondo le leggende Kanak, rappresenta il guardiano della “porta dei morti”. Attraversando un cunicolo nella roccia sbuchiamo sulla Baia delle Tartarughe, magnifico anfiteatro di pini colonnari endemici. Tra le falesie le correnti delle maree sfumano dal turchese sino alla schiuma bianca. Ancora più segreta la Baia degli innamorati accessibile soltanto a piedi e piccolo gioiello. La passeggiata al Faro di Gouaro, monumento storico, che domina la “strada dei tre fiordi”, regala una vista a 360° da togliere il respiro

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