Norvegia: viaggio nelle terre di mezzo

Tra vette perennemente innevate, che si gettano nelle acque, e gli arcipelaghi delle Lofoten e delle Vesteralen... qui ti accorgi di quanto belle siano queste terre

  • di Mar_Bru
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Si rimette piede in Norvegia per la terza volta, dopo esserci stati nel 2011 e nel 2014. In mente abbiamo solo poche tappe, sui 10 giorni che separano i voli di andata con quelli del ritorno. Nel 2011 avevamo visto la capitale Oslo, Bergen, i principali fiordi norvegesi (Geirangerfjord, Sognefjord, Hardangerfjord) e le Lofoten. Nel 2014 la Lapponia, capo Nord e ancora le Lofoten. Mancava la Norvegia centrale, le “terre di mezzo”.

Primo giorno

È il 9 agosto. Arriviamo a Trondheim in perfetto orario poco prima di mezzogiorno (partiti da Venezia con scalo ad Amsterdam, il tutto operato da KLM), con un pessimo tempo e con un bagaglio in meno, rimasto nella capitale olandese. La KLM ci informa che sarà sua premura farcelo recapitare al massimo entro il giorno dopo, all'Ostello dove pernottiamo la prima notte. Scettici, andiamo a visitarci la terza città norvegese sotto un'acqua battente. Cittadina a misura d'uomo, con una bellezza sua, un po’ diversa da Bergen o Ålesund, ma sempre col suo fascino di cittadina costiera nordica. La Cattedrale di Nidaros da sola, comunque, vale la tappa. Magnifica. Come magnifico il suo quartiere a ridosso. Che la pioggia colora di grigio e di cupo, purtroppo! Fradici, torniamo all'Ostello (Trondheim Vandrerhjem). Scelto per la praticità ed i giudizi su Booking.com. In realtà però l'unica nota positiva di quell'ostello è lo staff, disponibilissimo. Il resto, lasciamo perdere: la stanza è sporca, i servizi - in comune - leggermente migliori. La colazione da dimenticare: due miseri sacchetti, a mo’ di "Razione K", con della crema di cioccolata in stick, un uovo sodo, 3 fette di pane, due fette due di formaggio e una bottiglietta di succo alla pesca. Di questo però ce ne accorgeremo il giorno dopo. Altra nota dolente: non è vero che a Trondheim è impossibile parcheggiare. L'ostello era stato scelto anche per questa (errata) comunicazione. Il posto si trova, e non sempre a pagamento. Certo, se volete mettere l’auto davanti alla Cattedrale dovrete pagare qualcosa. Ma se siete lì per farvi quattro passi e lasciarla un pochino fuori (300-500 metri dal Brygge) non val la pena spendere in park o simili. Né tantomeno supplementi presso Hotel od alloggi vari.

Secondo giorno

Smette di piovere, e una mail dall'aeroporto ci comunica che il bagaglio ci verrà consegnato in giornata. Dal tracciamento online veniamo a sapere che è già in consegna. Tanto vale farci l'ultimo giretto per la cittadina, vista anche la giornata clemente. Foto con un cielo terso nel quartiere in prossimità della Cattedrale – con colori che ci fanno quasi esser contenti del ritardo della valigia, per aver potuto cogliere questo splendore – e via di nuovo all'ostello a recuperare gli averi e l’auto. Si parte! Dopo i soli 35 km del giorno prima (dall'aeroporto di Vaernes a Trondheim), ne abbiamo poco meno di 150, quelli che ci separano da Røros. Prendiamo la E6 fino a Storen e poi la R30 per la cittadina mineraria. La tentazione per deviare ed andare a vedere la valle di Hessdalen, famosa per i presunti avvistamenti di UFO, c’era: preferiamo però dare priorità ad aspetti meno paranormali privilegiando la cultura. Check-in presso l'alloggio gestito da Gudlaug, una signora norvegese che ha messo a disposizione la casetta su Airbnb (la classica casetta norvegese con l’erba sul tetto). Disponibilissima, la location è memorabile. Ci accoglie col caminetto acceso ed il tè pronto. Ci consiglia di andare a vedere il paesino ed il museo, prima che chiuda. La miniera, a 13 km di distanza, meglio rimandarla il giorno successivo. Così facciamo. Røros è una perla, e si capisce perché è protetta dall'Unesco. Il tempo colora il cielo di un azzurro brillante che fa da contrasto col bruno della terra di scarto della miniera. Legno e roccia fanno da padroni incontrastati in questo paesino. I colori pastello con tinte rosso-bruno si scontrano con la chiesetta colorata di bianco, visibile da tutti i punti della cittadina, della quale è il simbolo per antonomasia. Rientriamo e riaccendiamo il caminetto. Fuori il termometro segna 5 gradi. Chiudiamo gli occhi non prima di aver aperto quel tanto che basta una finestra. Il monossido di carbonio è nemico silente e vile. Meglio evitare..

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