A Capo Nord e nelle Lofoten
Domenica 19 luglio (Rovaniemi, Sinetta - Capo Nord)
Oggi è il gran giorno. Eppure un giorno che ci farà capire ancora di più che la meta è solo una scusa per il viaggio e che il viaggio è una sorpresa ogni giorno, che non conta la destinazione finale, ma conta semplicemente vivere la strada che si sta percorrendo.
Colazione nella hall dell’albergo. Stanzone in legno vista lago. Aringhe, salmone, pesce fritto, marmellata di more artiche e altre prelibatezze. Capo Nord ci aspetta, ma lasciare questo posto non è facile. E non per le strade, ma perché qui lasciamo un pezzo di cuore. (Per una migliore descrizione del posto consiglio di leggere la parte di questo diario di viaggio riguardante la settimana di viaggio in Finlandia, Svezia e Danimarca)
Per arrivare al confine con la Norvegia decido di provare una strada secondaria e non quella che da Rovaniemi porta a Inari. Da dove siamo noi toccherebbe tornare indietro di almeno 20km. Il pieno di benzina c’è e quindi niente di cui preoccuparsi. Nemmeno per il fondo stradale che da asfaltato diventa in terra battuta. È uno spettacolo. Nessuno buca e un paesaggio favoloso con un cielo che si fa sempre più basso mentre dintorno incrociamo sempre meno macchine e sempre più renne. Riusciamo a tenere una buona velocità di crociera e sembra di essere davvero in mezzo a un mare d’erba e di boschi.
Arriviamo a Inari e ci fermiamo a curiosare dentro uno spaccio di caccia e pesca. C’è un cappellino che ricorda molto quello di Taddeo, il cacciatore di Bug’s Bunny. Intorno un lago e dopo Inari un bivio. A sinistra per la Norvegia e a destra verso la Russia che non dista molto da qui. Non abbiamo il passaporto e poi la nostra meta ci aspetta da troppo tempo. Facciamo benzina prima del confine (il consiglio non è di farla proprio sul confine dove è già più cara, ma ad Inari) perché d’ora in avanti sappiamo che la Norvegia ci costerà cara.
Karasjok è la prima città che incontriamo. C’è lo strano parlamento del popolo Sami che assomiglia a una dello loro tende. Breve sosta e un attimo di smarrimento nel trovare la giusta strada. C’è uno strano cartello che indica la presenza di anomali domestici con due pecore disegnate. C’è anche il solito cartello con l’alce, ma ancora non ne abbiamo avvistati.
Sono quasi le sei quando ci affacciamo finalmente sull’Atlantico. Il sole ancora ci accompagna, ma necessitiamo almeno di un golfino. Tende Sami sulla spiaggia e finalmente qualche indigeno con abiti tipici mentre più avanti banchini per turisti che vendono pelle di renna. Ancora un po’ di chilometri lungomare e avvistiamo dei filari di stoccafissi messi a seccare all’aria.
Il mare è bello e non resisto. Ci fermiamo un po’ sulla spiaggia e io saggio la temperatura dell’acqua a piedi nudi. Freschina, ma un bagno si potrebbe tentare. Desisto e continuiamo. Foto di rito davanti al cartello che indica che stiamo entrando nel comune di Capo Nord. Qualche toscano ha scritto qualcosa a penna sotto. (Censura). C’è ancora il sole, ma mancano 80km alla meta e all’orizzonte compare qualche nuvoletta grigia.
Capo Nord in realtà sta su un’isola, Mageroya, che è collegata alla terraferma da un tunnel sottomarino. È come scendere nelle viscere della terra con un Caronte che ti aspetta dall’altra parte per riscuotere il suo tributo. Primi soldini (corone) dei tanti che se ne andranno tra pedaggi e traghetti.
Mi sento come alla fine di un viaggio, ma con una strada di ritorno lunghissima ad aspettarmi. Incrociamo diversi bus di persone che sono sbarcate sicuramente da qualche nave da crociera. Il sole si nasconde dietro delle nuvole nere che non promettono niente di buono. Il vento si fa gelido. È il momento di tirare fuori maglione e giacca a vento. Il termometro segna 8°. Le condizioni della strada sono buone e il paesaggio fuori e brullo e la vegetazione si fa sempre più bassa. Solo le renne resistono fuori