Capo Nord 12 Paesi Europei 10.000 km in auto

TRIESTE (I) - NORDKAPP (N) Andata e Ritorno Storia di un viaggio “fai da te” In Alfa Romeo 147 32 giorni - 10.000 chilometri 12 Paesi Europei attraversati Andata e ritorno Trieste – Capo Nord – Trieste per itinerari diversi ...

  • di nerinotrieste
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: 3500
 
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TRIESTE (I) - NORDKAPP (N) Andata e Ritorno Storia di un viaggio “fai da te” In Alfa Romeo 147 32 giorni - 10.000 chilometri 12 Paesi Europei attraversati

Andata e ritorno Trieste – Capo Nord – Trieste per itinerari diversi con una A.R. 147 TDJ 1.9 chilometri di guida circa 10.000.

L’idea è nata una mattina di primavera, facendo jogging sul Carso triestino. Tra uno sbuffo e l’altro, guardando il sole pensavo che da qualche parte d’estate non tramonta mai: a Capo Nord in Norvegia naturalmente, perché non andarlo a vedere?. Visto che a mia moglie l’idea piaceva, guidare tanti chilometri anche; ci siamo documentati un poco e siamo partiti appena possibile.

1° G. - in una bellissima e caldissima giornata (mercoledì 2 luglio 08), di primo mattino, partiamo effettuando l’unico percorso programmato del viaggio. Trieste – Bratislava (Rep. Slovacca) – via Ljubljana – Maribor (SLO) – Graz – WR. Neustadt – Kittsee (A). Chilometri percorsi 540. Saltiamo a piè pari la Slovenia e l’Austria, visto che noi triestini, più o meno siamo di casa. Il nostro vero viaggio comincia nella capitale della Repubblica Slovacca. Arrivo nella serata a Bratislava. Gli alberghi in questa città sono molto cari e molto nascosti, dopo un’ora di tribolazioni ne abbiamo trovato uno (Hotel Antares 4 stelle € 130,00). Discreto, caldo boia, no aria condizionata.

2° G. - la Repubblica Slovacca è grande 1/6 dell’Italia, ha una popolazione di oltre 5.000.000 d’abitanti e la capitale Bratislava ne conta circa 500.000. Per un turista frettoloso la capitale non è il massimo, tanta confusione, traffico caotico, palazzoni e grattacieli moderni. In ogni modo è da vedere il centro storico con le sue antiche chiese, i palazzi ottocenteschi, le vecchie case, vie e piazze ancora attraversate dai tram. In quest’area, quasi completamente pedonalizzata, s’incontrano qua e là moderne statue di curiosi personaggi legate al folclore cittadino: il dandy con l’ossessione della puntualità, il soldato napoleonico dimenticato dal suo reggimento, l’operaio che dal tombino lancia occhiate indiscrete sotto le gonne delle signore. Il Castello, opera imponente, dalle cui mura si gode un bellissimo panorama sulla città e sul Danubio. Il Duomo di S. Martino, del 1200, con il suo museo, e un piccolo, ma molto interessante museo dell’Orologio. Nel primo pomeriggio lasciamo Bratislava fermandoci dopo 280 chilometri a Dolný Kubin sulla strada per Cracovia. Purtroppo all’altezza di Zilina abbiamo trovato dei lavori in corso facendo più di un’ora di coda.

3° G. - partenza da Dolný Kubin e sosta dopo pochi chilometri a Oravský Podzámok, per visitare l’Oravský Hrad, spettacolare castello del 1300 abbarbicato su un’altissima rupe. Il castello si snoda su più strati a diversi livelli, con cortili, torrioni e varie cinte di mura, scale e scalette, fino ad arrivare al corpo principale che si trova a m 120 d’altezza sul fiume Orava. Dall’inizio della sua esistenza questo castello non è mai stato conquistato o distrutto da forze armate nemiche. Tuttavia nell’anno 1800, un grossissimo incendio che durò 15 giorni ne distrusse la parte inferiore e mediana. Nel 1968 dopo 15 anni di lavoro di restauro a tutto il complesso, il Castello di Orava fu adibito a museo. L’arredamento originale del 1600/1700 è molto particolare e ben conservato. Passata la frontiera ed entrati in Polonia cominciamo a conoscere le strade polacche. Quest’anno sono come una Via Crucis del traffico. Tutte o quasi in rifacimento, si incontrano spesso lunghe code, deviazioni, semafori per lavori, blocchi, percorsi con mezza carreggiata asfaltata e l’altra no; e si è costretti a guidare chilometri e chilometri con due ruote laterali sull’asfalto e le altre due su strada dissestata ed in pendenza. Una vera goduria! Verso sera arriviamo ad Oswiecim, dove c’era il campo di sterminio di Auschwitz. “Arbeit macht frei” – “Il lavoro rende liberi” – il motto di benvenuto sul cancello d’entrata c’è ancora. Ricordare Auschwitz. Arrivare in un venerdì sera piovoso, verso il tramonto, la pioggia è da poco cessata…. In lontananza nei viali del campo, si ode una leggera nenia, poi, sempre più forte, infine lungo un viale, avanzano una settantina di persone di varie età, tutti hanno il capo coperto, ciondolano un poco la testa, i giovanissimi hanno dei lunghi boccoli che dalle tempie scendono fino alle spalle. Qualche scialle da preghiera, ma quello che più colpisce è che queste persone camminano tenendosi abbracciati, stretti gli uni con gli altri, quasi a proteggersi contro un male oscuro. Intonano un canto-preghiera sconsolato, una melodia profonda, dolorosa, triste, come l’aria gravida e pesante che si respira in questo terribile luogo

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