Sci-alpinismo in norvegia

Finalmente si parte. L'appuntamento al casello di Montebello è per le 7 di sabato 14 aprile, destinazione Tromso, Norvegia, lat. 69.40 gradi Nord - 19 gradi Est. Qui mi aspettano alcuni dei partecipanti con i quali trascorrerò una settimana a ...

  • di orchiclasta
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    Ritorno il
  • Viaggiatori: da solo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Finalmente si parte. L'appuntamento al casello di Montebello è per le 7 di sabato 14 aprile, destinazione Tromso, Norvegia, lat. 69.40 gradi Nord - 19 gradi Est.

Qui mi aspettano alcuni dei partecipanti con i quali trascorrerò una settimana a bordo di una piccola nave, la “Polargirl”, che si rivelerà poi essere un caldo e confortevole “rifugio............galleggiante”.

Atteriamo a Tromso verso sera. Il tempo non è dei migliori, ma non fa molto freddo. Ci si sistema a bordo, si cena e poi si esce a fare quattro passi, ma non si salpa, in quanto mancano parecchi bagagli e 5 paia di sci: dobbiamo quindi aspettare il loro arrivo, che si protrarrà fino alla domenica sera.

Essendo sabato sera c'è molto movimento a Tromso, sopratutto di ragazzi, nei vari pub che qui sono numerosi. C'è molta euforia dovuta al fatto che in questo periodo, a queste latitudini, la luce del sole comincia a durare molte ore, più o meno dalle 3.30 del mattino fino oltre le 10 di sera, perciò sono tutti allegri e rilassati, anche i meno giovani.

Intanto cominciamo a conoscerci un po', e devo dire che si stabilisce da subito un rapporto molto empatico tra tutti i 30 componenti del gruppo.

Due parole vanno spese per presentare i componenti di questo variopinto gruppo.

Ci sono tre guide alpine di Cortina: Davide (Capazin), Alberto (Magico) e Paolo (Paolino), poi due maestri di sci: Silvio (Codan) di Serdese (S.Vito di Cadore), Luca di Livigno con le sue due stupende figlie Alessandra e Carlotta. Poi Claudio, Giuseppina, Massimo, Gigi, Ugo, tutti della valle del Boite, Franco (Francheto) da Abano, Enrica e Fabio dalla Svizzera, Ornella e Aldo di Bergamo, Edoardo, Guglielmino (h. Mt. 1,90), Antonio (classe 1949) da Crema, Alberto e Stefano ( i più giovani) della val Di Non, Tom e Peggy dalla California, ed infine i telemarkisti : Mariella (la Dolce), Simone (er Chimico), Silvano (er Fico), Luca (er Dottorino) Enzo (er Camicia) tutti “ de Roma”, ed infine il sottoscritto.

Domenica mattina il tempo non è migliorato, e approfittiamo per fare un giretto per la città che si presenta deserta. Nel frattempo alcuni bagagli sono arrivati però mancano ancora le 5 paia di sci (dei romani).

Aspettiamo intanto che il tempo migliori e finalmente alle 13 partiamo per la prima salita, il Tromdalstinden, dislivello 1300 metri che per la prima parte si effettua con discreta visibilità, mentre la parte finale non viene percorsa per la fitta nebbia e il vento che avvolge la cima. Scendiamo quindi, dapprima con poca visibilità e neve molto pesante, poi più in basso la neve migliora consentendoci una discreta discesa. Nel frattempo, fortunatamente, sono arrivati anche gli sci che mancavano.

Il lunedì mattina la nave salpa verso l'isola di Arnoy, dove ci aspetta la cima del Trolldastind, mt. 1000. Il tempo non è incoraggiante, piove un po' e quindi non fa troppo freddo, ma la regola è “ partire sempre” e va rispettata perchè la variabilità da queste parti è molto spinta. Infatti, poco dopo la partenza, il tempo migliora rapidamente ed esce il sole, ma anche un vento forte. Non importa: si sale decisi e si arriva in vetta sulla quale si trova una gigantesca antenna cilindrica in cemento armato. La discesa è bellissima, su neve primaverile ben assestata e si scia che è una meraviglia (il vento è cessato) e “purtroppo”, in breve, si giunge in riva al mare.

Si parte per Havnnes dove arriviamo in serata, ormeggiamo davanti ad uno stabilimento di lavorazione dello stoccafisso, la temperatura intanto diminuisce ed inizia a nevicare debolmente. Il mattino seguente nevica e visitiamo lo stabilimento vedendo così come lavorano il “baccalà” tanto caro ai vicentini: dal lavaggio in vasche di acqua corrente, alla legatura a due a due, alla collocazione nei grandi essicatoi all'aperto, all'imballo per la spedizione nelle varie parti del mondo.

A mezzodì del martedì si parte perchè il tempo è migliorato; la cima del Kjevalstinden, dislivello mt. 1100, però si presenta coperta da nubi e sferzata da un fortissimo vento. La salita inizia a poche decine di metri dalla nostra nave. Inizialmente attraversiamo un boschetto di basse betulle molto fitto arrivando poi su un bel pendio molto ampio, ma via via che ci si alza il vento ed il freddo si fanno sentire. Tuttavia si procede sicuri e spediti, ma purtroppo a quota 940 dobbiamo fermarci per la fitta nebbia e quindi si decide di scendere, anche perchè il vento e il freddo sono sempre più intensi. La discesa, appena la visibilità diventa buona, nonostante tutto è abbastanza soddisfacente, mentre nel fitto boschetto di betulle si deve interpretare in modo creativo il percorso da fare e non mancano degli svarioni che vanno a scapito di alcuni di questi poveri piccoli alberelli. Io intanto comincio ad essere afflitto da una fastidiosissima tracheite che mi farà saltare la gita di domani

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