L'incanto delle Lofoten

Raccontare di un viaggio fatto nel 1999 non è cosa semplice. I ricordi spesso si affievoliscono ma in questo caso il tempo ha solo sbiadito parte della memoria.La parte più bella, quella più emozionante vive ancora dentro di noi. E ...

  • di andrews71
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    Ritorno il
  • Spesa: Da 500 a 1000 euro

La rorbu l’abbiamo prenotata su internet presso Å-HAMNA RORBUER. 9 giorni per una rorbu ci sono costati 600.000 lire. All’interno della rorbu c’è ogni comodità: bagno, cucina attrezzata, letti con lenzuola e piumino, riscaldamento autonomo. Le rorbu vengono affittate ai turisti nel periodo estivo mentre in quello invernale vengono utilizzate dai pescatori locali. La pesca del merluzzo è infatti tipicamente invernale mentre la primavera e l’estate sono dedicate alla fase di essiccazione del prodotto su speciali rastrelli. L’aria (o più che altro il vento) del mare del nord, la temperatura ed il sale fanno il resto…producendo uno squisito stoccafisso che viene esportato in confezioni di legno in tutto il Mondo e in special modo in Italia, sponda Vicenza (primo importatore del merluzzo delle Lofoten). Nel museo del Merluzzo alle Lofoten c’è una bandiera italiana e tante foto a testimonianza di questo “gemellaggio”.Inoltre la guida parla italiano proprio in virtù dei rapporti commerciali che tiene quotidianamente con il nostro Paese.

Riprendiamo il racconto perché per arrivare ad Å da Moskenes ci sono circa 5-6 km…e non vorremmo farli con lo zaino. L’autobus passa ad orari rigidi e non coincidenti con il traghetto (l’efficienza norvegese qui fa un pochino acqua) e quindi prendiamo un taxi collettivo con altri ragazzi che vanno proprio verso Å. La nostra destinazione ci si presenta come la sognavamo: è un villaggio di palafitte di legno rosso, silenzioso (si sentono solo i gabbiani) e quasi disabitato.Andiamo presso la Å-HAMNA RORBUER e veniamo accolti da un simpatico gestore che è meravigliato dal fatto che abbiamo deciso di trascorrere le nostre vacanze alle Lofoten venendo da..Roma! Forse perché lui vive lì, sogna la nostra città! Chi ha il pane non ha i denti! Prendiamo possesso della nostra rorbu e facciamo un giro, approfittando della presenza di un piccolo supermercato per acquistare generi di conforto. Una confessione è d’obbligo: all’epoca eravamo studenti universitari e quindi senza molti soldi in tasca: quindi nei nostri zaini avevamo portato da Roma generi alimentari non deperibili ma che pensavamo potessero costare molto in Norvegia. E con il senno del poi devo dirvi che abbiamo fatto benissimo…la vita è carissima!!!

Abbiamo familiarizzato con una signora del Tourist Office locale che veniva da Parigi e aveva sposato un norvegese delle Lofoten! Ci raccontava dell’inverno rigido e lunghissimo che veniva speso in casa con i vicini a raccontarsi fiabe e storie intrattenendo i bambini!Una cosa che ci ha colpito profondamente e che ci ha fatto riflettere proprio sul tipo di vita che quotidianamente conduciamo, frenetica, isterica e per niente godibile.Abbiamo perso valori profondi, importanti: l’amicizia e l’unione con le persone.

Nei giorni seguenti facciamo lunghe passeggiate verso Moskenes, Sørvågen e Reine. Ci muoviamo a piedi (macinando diversi chilometri) e qualche volta districandoci con i pulmman e i loro orari impossibili! Due parole su Reine. Un piccolo porticciolo di pescatori spesso immortalato in cartoline e fotografia simbolo delle Isole Lofoten. Toglie il fiato per la sua bellezza grezza, quasi primitiva. Passeresti ore ad ammirare l’incantevole disposizione delle case e delle barche ormeggiate nella baita. Plendido incontro tra natura e attività umana. Per un paio di giorni di concediamo anche il lusso di un’auto. Non che ci manchi l’auto ma come detto gli spostamenti sull’isola non sono semplici, le coincidenze sono difficili da conciliare

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