Aspro Nicaragua

On the road, senza una stretta programmazione, alla ricerca di siti naturalistici

  • di moroLi
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 3
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Siamo 3 amici che attrattati da allettanti recensioni abbiamo scelto il Nicaragua in cerca di contatti naturalistici e avventurosi. Abbiamo così programmato di suddividere il nostro viaggio in 3 parti: la prima rivolta alle corn islands e alle loro meraviglie acquatiche. La seconda inerente il bacino del rio S. Juan (al confine col Costarica) e la terza, intesa come fase “di riposo“, da trascorrere sulla spiagge intorno a S.Juan del Sur, sulle sponde del pacifico.

Arrivati a Managua nel tardo pomeriggio abbiamo pernottato nelle vicinanze dell’aeroporto e la mattina di buon'ora eravamo già al terminal de “la Costena“ (la linea aerea interna, un po’ “artigianale” e approssimativa come servizio a terra ma in grado di far raggiungere destinazioni anche sperdute). Un'oretta abbondante di volo a bordo di un bielica da una quarantina di posti e arriviamo nel bel mezzo di big Corn Island. ”Nel bel mezzo“ non è una esagerazione, visto che la pista è praticamente inserita nell’abitato e, in momenti di non utilizzo, attraversata da pedoni, biciclette, moto, cavalli, maiali etc etc...

Troviamo sistemazione dignitosa al Gi&Gi (25 $ a notte una camera con aria condizionata e 15 $ se ci si accontenta del ventilatore) ed iniziamo l’esplorazione dell’isola grazie ad uno degli innumerevoli taxi. La tariffa è di 18 Cordoba a persona sia per percorrere 100 mt, sia x farvi portare dal lato opposto dell’isola. Naturalmente per tour particolari è bene contrattare anticipatamente. Si tratta di un'isola incantevole con spiagge fantastiche e poco frequentate, e con un reef interessante per lo snorkeling a poche decine di metri della punta nord. La costa est è meno frequentata e più battuta dai venti, mentre l’estrema punta sud è l’unico luogo ove non arriva la strada asfaltata. Degno di nota un sito a circa 150/200 mt dalla costa, in prossimità del pontile per l’attracco delle bettoline (costa ovest) ove a 4/5 mt di profondità giacciono i resti di un galeone spagnolo, e segnatamente 12 cannoni ricoperti di organismi marini.

Sull’isola vi sono almeno una decina di hotel e innumerevoli ristoranti (per il pesce da prediligere quelli dislocati verso la punta nord). La spesa per un pasto innaffiato da una “tona“ (la cerveza locale) varia dai 4 ai 10/12 € in base al tipo di locale che si sceglie. Il piatto locale è il “rondon“, a base di pesce, yuca, platano, latte di cocco (buono anche se un po troppo dolciastro per i nostri gusti) oltre al sempre presente “pescado”. E' notevole l’offerta di aragoste, soprattutto nel periodo in cui proliferano (il nostro inverno).

Se non si vuole approfittare dei taxi si possono noleggiare scooter ( modo ideale di muoversi sull’isola ) o auto simili a quelle che solcano i campi da golf. Non è poi difficile ingaggiare un “capitano“ che con il proprio “panga“ (una lancia di robusto vetroresina lunga 7/8 di metri e larga un paio spinta da potenti fuoribordo) potrà farvi fare il giro dell’isola, portarvi su interessanti siti per lo snorkeling o, opzione da scegliere, trasportarvi fino a little corn islands (isola pechigna): un autentico gioiello! Si tratta di un'isoletta ancora più ”tropicale“ con palme che crescono fino al bagnasciuga, reef a 100 mt dalle rive (sul lato nord) , nessuna strada carrabile e quindi nessun veicolo e diverse possibilità anche di pernotto in palafitte poste anche a 4/5 mt dalla sponda del mare. E ancora un paio di piccoli negozietti e 4/5 ristoranti: l’ideale per qualche giorno in assoluta tranquillità o in dolce compagnia. La traversata dura circa 50 miniti ed è bene contrattarne il costo anticipatamente , senza spaventarvi di iniziali richieste esorbitanti ( dopo la contrattazione abbiamo pattuito il tour con partenza verso le nove del mattino e rientro alle 16 , compreso un paio di soste per lo snorkeling sul reef a 3.000 cordoba carburante compreso ) . Noi ci siamo spinti oltre, sopportando un viaggio di 2 ore e mezza non proprio rilassante ( siamo pur sempre nell’oceano ed è difficile incappare in situazioni di perfetta bonaccia) e diversi spruzzi salmastri. In un'altra giornata e al costo omnicomprensivo di 7.000 cordoba ci siamo fatti trasportare sui cayos (si tratta di isolotti grandi poche centinaia di metri circondati da barriere coralline). E’ stata un'esperienza fantastica: il primo cayo che abbiamo visitato era un vero e proprio atollo con il classico anello di barriera corallina, la laguna interna (entro la quale in periodi adatti si possono incontrare le tartarughe) e una striscia di ciottoli al centro su cui sono state erette delle baracche e vengono ammucchiate le nasse per la pesca delle aragoste. Con sorpresa abbiamo trovato anche un “custode“, un tipo che vive là da solo per 4 mesi a vegliare le nasse e “l’accampamento“!

Il secondo cayo che abbiamo visitato aveva in serbo sorprese ancora più sconvolgenti. Si trattava di un'isoletta lunga si e no 200 mt e larga una trentina ricoperta da palme cariche di cocco e circondata anch’essa da una barriera corallina. All’interno della laguna vi era ormeggiata un'imbarcazione e sotto le palme abbiamo visto delle tettoie ricoperte di foglie di palma. Siamo scesi a terra ed abbiamo conosciuto gli abitanti dell’isola: tre cacciatori di tartarughe intenti a smembrare e ad affumicare alcuni malcapitate “tortughe“. Altre 3 erano in attesa di essere macellate, ansimanti, rivolte a pancia in su sotto una tettoia accanto a quella con le amache ove hanno eletto il proprio domicilio i 3 cacciatori che hanno detto di raggiungere la terraferma solo per vendere la carne e rifornirsi di generi di prima necessità. La visone è stata cruda e shoccante, piena di commiserazione sia per le vittime della caccia che per gli autori, costretti dalla mancanza di alternative ad una vita inimmaginabile per le nostra cultura

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