Nicaragua da scoprire

Que todo te vaya bien

  • di regi
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Poiché noto con piacere che sempre più tour operator inseriscono nei loro cataloghi viaggi in Nicaragua, terra dei Maya e leggo che il paese dopo aver tanto sofferto si sta concedendo al turismo lasciando fare ad imprenditori, il più importante dei quali di origine italiana, vorrei anch’io raccontare l’ultimo viaggio che ho fatto nella mia terra d’origine, anche se avvenuta mesi fa, visto che raramente si parla o scrive del Nicaragua e soprattutto in termini adeguati. In Nicaragua si trova ancora natura selvaggia e meravigliosa soprattutto nella costa caraibica che risulta ancora incontaminata e tanta storia coloniale, resti della dominazione spagnola. Diverso è visitare il Nicaragua di passaggio andando andando per esempio dal Costarica al Guatemala o andarci appositamente per visitarla come merita. Non ha importanza il vettore aereo, dico solo che la scelta era tra KLM che fa scalo a Panama ed Iberia con scalo in Costarica, questo anche per evitare lo scalo di Miami per le lungaggini burocratiche e di controlli vari. Scalo al “Tocumen” e ripartiamo per Managua. Di notte ci accoglie mio fratello che vive sulle colline di Managua, città, l’unica forse, un po’ pericolosa che non concede molte gratificazioni al turista, distrutta dal terremoto (il Nicaragua è terra ampiamente vulcanica), quindi ricostruita e non certo in sintonia col resto del paese; è stata ricostruita una cattedrale estremamente moderna ma non bella, mentre la vecchia è praticamente sventrata anche se rimane in piedi per ricordare un passato pre-rivoluzionario; resta il teatro Ruben Dario. La gente i giorni di festa passeggia per il lungomare (Malecon). Con me il cellulare della Claro, costato davvero poco.

Passiamo le giornate nella capitale facendo piccoli acquisti al mercato Huembes (che preferisco all’inaffidabile “Oriental”) dove centinaia di banchi vendono sia cibi che prodotti artigianali, attenzione ai cambisti di valuta occasionali, controllare bene il cambio e la cifra; molti i turisti allietati dalla vista di belle ceramiche, sculture oggetti in legno, roba in pelle ed abiti in cotone ricamati, si contratta su ogni articolo, senza esagerare; a volte l’aria è irrespirabile, ma si appaga la voglia di souvenir. A tavola tortillas, tacos, gallo pinto (riso e fagioli rossi), vero simbolo culinario della cucina popolare di questo paese. A Managua un amico ci consiglia un conoscente che guida un taxi che ci porta in luoghi già visti: dapprima al Volcan Masaya: l’odore dello zolfo ci accompagna fino al cratere, attivo, non c’è molta gente nonostante la spesa d’entrata sia contenuta. Gironzoliamo per la zona sotto lo sguardo vigile di una guardia: ci attrae guardare il fondo del cratere che fatichiamo a distinguere causa il fumo che sale. Dopo un’ora raggiungiamo una delle città più caratteristiche, sede di varie manifestazioni folcloristiche: siamo a Masaya dove c’è una bella laguna che si costeggia passeggiando. I bambini intorno giocano divertiti, non pensano certo alla loro povertà, la gente è comunque sempre allegra e pur non conoscendoci, per strada saluta con un “Hola” di benvenuto. Ci fermiamo solo un’ora per poter vedere prima dell’una la bellissima laguna de Apoyo, nata in un cratere: molto scenografica. Tutt’intorno piante di bouganville e tante panchine per godersi lo spettacolo sotto un bel sole mentre molti venditori chiedono di acquistare qualche oggetto. Acquistiamo un “diablito” di terracotta per cucinare. Pochi chilometri più avanti attraversiamo la cittadina di San Juan d’Oriente, la capitale della ceramica nicaraguense. Proseguiamo e finalmente entriamo a Granada bellissima città coloniale dalle belle chiese e colori sgargianti, giallo, azzurro, turchese... C’è movimento, molti turisti e tanta allegria. Una città dove tutti lavorano e conducono una discreta vita. Per chi non vuole spendere molto (ma non poco per i locali) si può rivolgere a Casa Silas, pochissime camere condotte da un gentilissimo americano: camera doppia pulitissima con aria condizionata, wi.fi,ed ottima colazione per 50 dollari. Non si può non visitare il vicino mercato, allegorico e con grande quantità di frutta tropicale, per chi vuole godersi il parco centrale guardando la bellissima cattedrale colorata di pastello giallo comodamente seduto consiglio il caffè “Don Simon”: la specialità “pastellitos de pollo” che sono comunque meno costosi e più buoni in una laterale dietro al parco. Gironzoliamo visitando le belle chiese e soprattutto salendo per pochissimi dollari sul campanile della chiesa De la Merced da cui si gode una bella vista sull’intera città: bellissimo al tramonto, ma se mentre siete sul campanile suonano le campane, meglio avere i tappi per le orecchie: in lontananza i vulcani, veri guardiani della città. Visitina anche al parco Xalteva con alcuni resti, e dove adiacente si trova la chiesa omonima. Per cenare è consigliato il parco centrale o Via della Calzada, trovate musica e vari ristorantini a prezzi buoni, discretamente igienici. In strada anche le “fritangas”, carne alla griglia per 3 dollari che le donne vi serviranno con gentilezza. Spesso le carni sono accompagnati da repoio (insalata di cavolo) e tostones (banane fritte). Capita di incontrare in strada i “mariachi”, musicisti più o meno improvvisati che arrotondano suonando chitarra ed altri tipici strumenti intonando musiche Nica che mi riportano all’infanzia: lasciai infatti il Nicaragua all’età di 7 anni per l’Europa, ma risento gli stessi profumi e voci di allora. In hotel, discreta colazione, spesso anche formaggio fritto, e la domenica la specialità “nacatamales” una specie di polenta con pezzi di carne di maiale in foglia di platano

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