Il mio viaggio a New York

Alla scoperta dei quartieri della Grande Mela

  • di Massimo Balletto
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 3
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Giovedì 12 luglio 2018

Ore 12:30 arrivo all’aeroporto JFK stanchi perché il viaggio è stato abbastanza lungo anche se la compagnia aerea Delta Air Lines ci ha offerto ogni comfort.

Stanca ma comunque contenta di aver affrontato questa mia paura di stare così tante ore in aereo.

Rilassata per avere i piedi in terra, affronto con spirito positivo una lunga fila di tutti quelli che come noi entrano per la prima volta in America e devono fare il controllo, Riccardo invece si dispera un po’, ha voglia di sentirsi libero, comprensibile!

Alla dogana troviamo ad accoglierci un giovane afroamericano simpatico, occhi sorridenti…

”Hooo!! Italiani!!” “Io parlo un po’ italiano”… e così in modo gentile ci prende le impronte digitali e ci fa lo scanner agli occhi ed eccoci pronti per entrare in quella città che per me sembrava da sempre un sogno.

Per un attimo mi si stringe la gola mi s’inondano gli occhi, ma è vero sono a New York, grazie a Massimo, spirito da viaggiatore e anche a Riccardo, ragazzo europeo in cerca di miti americani, quelli che agli occhi di noi genitori risultano frivoli e insignificanti.

Massimo con molta destrezza ci porta nel quartiere di Brooklyn dove in Putnam Avenue ci attende Ashta, la ragazza che ci ha affittato casa con formula Airbnb.

La casa è molto carina, un openspace arredato moderno-vintage con oggetti che fanno tanto America: frigo grande, microonde super tecno, coffee americano. Al centro c’è la cucina con un tavolo in legno semplice, alto e sgabelli neri … sarà il nostro punto di ritrovo, di partenza, di arrivo. L’openspace si trova su una tipica casa a schiera (brownstone) americana, con finestre bay window (finestra a golfo); per questo c’è molta luce, come a casa nostra, e non sarà difficile svegliarci presto.

Dopo esserci ripresi un po’ dal viaggio, nel pomeriggio c’infiliamo di nuovo nella Metro (Subway) e Massimo ci porta al parco Dumbo, lungo il fiume… con vista sul ponte di Brooklyn e skyline di Manhattan.

Questo punto è molto bello: ci sono turisti ma anche newyorkesi in relax sui prati, un punto speciale per scattare foto soprattutto al tramonto o più tardi, quando calano le prime ombre sulla città e si accendono le prime luci. Si sta molto bene, ma il fuso orario diverso si comincia a sentire tranne che per Massimo che quando è in vacanza sembra una batteria a ricarica continua.

Ci sono bei ristorantini lungo l’East River… frequentati da americani ma un po’ cari e noi optiamo per una catena di hot-dog, il primo di una lunga serie.

Torniamo a casa, ma non prima di aver fatto una passeggiata. La metro è ancora affollata di gente nonostante fossero le 11 di sera, ma la nostra avenue è molto tranquilla e dormire con quelle luci soffuse, che arrivano dalla strada attraverso le bay windows, è veramente bello.

Venerdì 13 luglio 2018

Ci svegliamo abbastanza presto per via del fuso orario che ancora ci disturba. Colazione seduti al tavolo che per me è già diventato simbolo della casa. Mangiamo classici cookies grandi con uvetta e cioccolato, succo di frutta, latte e caffè all’americana, il tutto acquistato ieri sera tardi durante il ritorno a casa, perché qui per la gioia di Massimo i negozi restano aperti 24 ore su 24.

Partiamo con la metro e ci dirigiamo al ponte di Brooklyn per attraversarlo a piedi e fare l’ingresso a Manhattan.

Il ponte, completato nel 1883 (il primo in acciaio) ha rappresentato per lungo tempo il ponte sospeso più grande del mondo e visto da vicino è ancora più colossale di come te l’immagini. Arrivati a metà l’emozione ha la meglio su di me e gli occhi cominciano a lacrimare perché è reale, sono sul ponte che ho sempre sognato!

Proseguiamo, non prima di aver scattato decine di foto, ed eccoci a Manhattan: da qui ci dirigiamo nell’area storica del quartiere di South Street Seaport, zona del porto dove tutto ha avuto inizio o quasi. Gli immigrati europei, una volta passata la dogana nell’isoletta di Ellis Island, si ammassavano nel South Street Seaport per poi mettersi in cerca di fortuna. Nel cammino io e Riccardo ci prendiamo un caffè all’americana da Starbucks e giriamo per la città con il bicchiere in mano imitando gli americani. Passeggiando arriviamo fino a Wall Street, simbolo finanziario americano e per tutto il mondo, ma di quello che era e che gli ha dato il nome non è rimasto nulla

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