Partenza il 27/3/2017 · Ritorno il 31/3/2017
Viaggiatori: 1 · Spesa: Da 1000 a 2000 euro

Tour classico di New York

di Paolo Rebizzo - pubblicato il

Arrivo all’aeroporto di Newark domenica pomeriggio sotto un cielo plumbeo, disbrigo pratiche doganali ed accesso alla piattaforma fuori dall’aeroporto dive ad attendermi c’e’ lo shuttle Air Link prenotato da Genova. Appena salito a bordo noto che alla guida si trova una signora dai lineamenti sudamericani, le chiedo allora in lingua spagnola e lei conferma dicendomi di chiamarsi Erica, di essere peruviana e di vivere a New York da cinque anni. Incominciamo a parlare del Sudamerica, nel frattempo partiamo e con mio piacere noto che appena usciti dall’aeroporto ci sono i manifesti dei concerti che si terranno ad agosto della Kool and the Gang e dei Commodores, miei gruppi preferiti degli anni delle medie e superiori. Nel frattempo siamo arrivati al Grand Teminal Center e, come concordato, devo scendere per prendere la linea della metro numero 7 per dirigermi nel Queens dove ho prenotato la camera d’albergo e qui trovo una sorpresa in quanto la linea in questione è chiusa alla domenica causa lavori di manutenzione. Non mi rimane che prendere un taxi alla cui guida trovo una signora marocchina con il velo la quale mi dice di conoscere l’Italia ed anche Genova la mia città, spesa finale euro 19,50 più una mancia che a NY è praticamente obbligatoria.

Poso i bagagli, doccia di rito, e verso sera esco per andare a mangiare e vicino all’hotel trovo il ristorante “Soleluna" con specialità italiane e gestito da due sorelle pugliesi che parlano italiano e mi propongono un menu nel quale sono presenti anche le trofie al pesto. Dico a loro che apprezzo ma che dopo 9000 km vorrei mangiare altro e mi propongono dei tortelli con zucca ed amaretti molto buoni mentre di secondo opto per una burrata ed insalata, prezzo finale 25 dollari che per NY non sono molti. Si rientra in albergo e punto la sveglia per le 6,30.

lunedì

Il 27 marzo raggiungo Times Square come concordato con Frank, la mia guida italiana, e iniziamo la visita di Downtown con Chelsea Market dove troviamo molti italiani che ci lavorano. La guida mi spiega la storia del centro che originariamente era sede dei macelli comunali e mi mostra anche il cosiddetto “viale della morte” detto così perché le carrozze che portavano le bestie o la carne già macellata durante il corso degli anni hanno investito parecchie persone. Passiamo il work shop di Renzo Piano e arriviamo nel quartiere dove risiedono e lavorano molti italiani, Greenwich Village. Qui gustiamo una buonissima pizza in una pizzeria italiana e visitiamo un negozio di formaggi di ogni genere dove conoscono perfino il formaggio preferito da mio nonno, ovvero quello coi vermi (formaggio “sciaccu” in dialetto genovese). Proseguiamo la visita andando verso un altro caffè italiano, anzi una torrefazione dal nome Longo che ha moltissimi tipi di caffè da tostare e macinare. Usciti dalla torrefazione incontriamo un simpatico signore di nome Valdo, originario di Camaiore, zona a me molto conosciuta per via delle origini di mia madre lucchese. Parliamo con lui per una decina di minuti anche di politica italiana e alla fine mi dice, dopo essersi vantato di avere conosciuto il boss Genovese, che sua madre di 92 anni si è stufata di stare a NY e che vuole tornare a vivere a Camaiore e… che dovrà accontentarla. La giornata sta volgendo al pomeriggio e ci spostiamo a Wall Street per vedere il vecchio palazzo dell’ex parlamento di NY, la statua di G. Washington, il palazzo di Trump e facciamo anche una capatina nel negozio di Tiffany. Ovviamente vediamo la statua del toro assieme a quella di una ragazzina, installata per il mese (marzo) dedicato alle donne e ci dirigiamo a visitare la zona di Ground Zero dove si trova il memoriale delle torri gemelle col terminal inaugurato da poco. Al posto delle singoli torri sono state costruite delle vasche attorno alle quali ci sono i nomi dei caduti e su un nome particolare qualcuno posa tutti i giorni una rosa. Dopo avere scattato parecchie foto torniamo in Times Square dove lascio la mia guida. Da Times Square mi dirigo verso la quinta strada per andare a visitare l’Empire State Building e devo dire che la vista della Big Apple dall’alto merita veramente. Dalle numerose finestre della terrazza si può ammirare il meraviglioso skyline di NY da ogni angolo. Esco dal palazzo dell’Empire e torno verso il Queens dove alla sera vado a mangiare in un locale molto organizzato gestito da sudamericani che mi preparano degli spaghetti al pomodoro ottimi. Poi torno in albergo e ripunto la sveglia per il giorno successivo, nuovamente alle 6,30.

MARTEDÌ

Raggiungo nuovamente Times Square per incontrare la mia guida e assieme a lui iniziare la visita della zona di Brooklyn, non prima di aver bevuto un caffè da altri italiani anche loro originari della Toscana, zona Pistoia. Iniziamo il tour e percorriamo tutto il ponte di Brooklyn a piedi, l’intera lunghezza è di 1.8 km, scattiamo alcune foto con i poliziotti di presidio al ponte, ed una volta arrivati dall’altra parte visitiamo la zona sotto il ponte completamente ristrutturata, un po’ come l’Expo della mia città… vecchi magazzini ristrutturati e adibiti a bar e locali. Ci dirigiamo verso la collina che è di fronte al ponte e incominciamo la passeggiata dalla quale si vedono il ponte di Brooklyn e il porto di NY. Purtroppo la pioggia inizia a cadere copiosa e decidiamo di tornare a Times Square dove lascio la mia guida. Grazie ai suoi buoni uffici ottengo uno sconto del 50% per salire sul bustour cittadino per visitare Uptown e la zona di Harlem dove si costeggia anche Central Park. Ormai è tardo pomeriggio e rientro nel Queens. Quindi doccia d’ordinanza e anche per martedì stesso locale, questa vola penne al pomodoro. Il mercoledì è l’ultimo giorno della mia visita e dedico la mia giornata alla statua della libertà e di Ellis Island e, nel pomeriggio, a Central Park.

mercoledì

Parto alle 7,30 dall’albergo ed arrivo alle 8,30 a Battery Low dove il battello mi porta all’isolotto della Statua che visito arrivando al quinto piano con l’ascensore interno. Acquisto due souvenir e riparto per Ellis Island, il luogo dove gli immigrati venivano accolti per le verifiche, soprattutto sanitarie, del caso. È un luogo dove si respira aria di storia e soprattutto qui si immagina cosa potevano provare gli immigrati appena sbarcati a NY. Visito tutti e tre i piani del comprensorio e torno con un altro battello a NY, attraverso la linea 1 della subway, con fermata a Columbus Circle. Questa fermata è proprio di fronte all’entrata sud del Central Park. All’entrata del parco si staglia in bella mostra una statua dedicata a Cristoforo Colombo. Inizio il percorso e, complice la giornata soleggiata, molti newyorkesi e turisti praticano footing, percorro i vari viali fino ad arrivare alla zona di Strawberry Fields, ovvero la parte dedicata a John Lennon, dove ogni anno, in occasione del giorno suo compleanno e del suo assassinio si riuniscono i fans er commemorarlo cantando le sue canzoni. Anche oggi un ragazzo di colore canta “Imagine”suonando la chitarra, davanti a molte persone. Arrivato a questo punto incomincio la discesa verso la fermata della metro di Columbus Circle per tornare a Times Square dove raggiungo il Rockfeller Center, luogo molto gradito dai pattinatori su ghiaccio, soprattutto nel periodo invernale. Torno indietro nella zona di Park Bryant dove riprendo la metro 7 per tornare in albergo. Alla sera resto in zona Queens ed opto per il Mc Donalds (aperto h/24) di fronte l’albergo e salgo in camera per vedere un po’ di televisione. Trovo un canale in lingua spagnola che trasmette il film sulla vita di Mennea, con Luca Barbareschi, tradotto in spagnolo.

GIOVEDÌ

Siamo arrivati a giovedì, bisogna tornare in Italia, preparo la valigia, saldo il conto con l’albergo e mi dirigo verso Central Terminal per prendere lo shuttle che mi porterà a Newark dove troverò l’aereo che mi riporterà in Italia. Che dire di questo viaggio? È stata un’esperienza molto interessante che mi ha permesso di vedere la città più metropolitana del mondo per eccellenza e di interloquire con molte persone. Quello che mi ha colpito è stata la disponibilità dei newyorkesi, mai scocciati nel rispondere, mentre non ho apprezzato molto i ritmi frenetici della vita newyorkese.

di Paolo Rebizzo - pubblicato il