Uno sguardo sul ponte: gli Stati Uniti Orientali. Mini tour fai da te con tanto di film location

Da dove partire per affrontare un viaggio alla scoperta dell'America? Da dove se non dalla città che ne rappresenta l'emblema e il suo esatto opposto?

  • di anniaffollati
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Prenotiamo Alitalia con larghissimo anticipo e strappiamo un'ottima offerta a/r senza scali. Da Malpensa al JFK, almeno sulla carta, in una dozzina di ore in tutto bisognerebbe cavarsela; invece grottesche lungaggini allo scalo americano - un'ora e mezza per liberare la pista al nostro aereo, più di tre ore solo per il controllo passaporti - ci costringono ad arrivare a Brooklyn stravolti 20 ore circa dalla nostra partenza da casa; certo, arrivando in nave ci avremmo messo molto di più, ma il nostro primo impatto con l'efficienza statunitense non è molto diverso da quelli che troppo spesso abbiamo girando la cara e vecchia Europa.

Alloggiamo in una traversa di Flatbush Avenue, vicino a Prospect park, cuore verde dell'immenso borough: 2 milioni e mezzo dei 18 milioni e rotti dell'agglomerato urbano di NYC si concentrano qui.

HARLEM

Il primo giorno ci svegliamo alla buon'ora. È domenica e vorremmo approfittarne per vedere dal vivo una messa Gospel nel quartiere a nord di Manhattan. Il quartiere di Brooklyn è l'emblema della multi etnicità e lungo l'arteria principale si succedono attività commerciali coreane, caraibiche, e afro-americane. Bambini e ragazzi giocano sui larghi marciapiedi antistanti le case in mattoni con scale antincendio bene in vista. Prendiamo la metro a Parkside Avenue e dopo circa un'ora giungiamo a destinazione. Facendo fatica ad individuare le chiese più note (l'Abyssinian Baptist Church e la Mount Neboh Baptist Church), ci infiliamo nella 138° strada e un po' a caso riusciamo a partecipare ad una messa indimenticabile all'Union Congregation Church: i pochi presenti ci coinvolgono nelle funzioni e alla fine si interessano alla nostra provenienza, sono curiosi di sapere, poco abituati a quanto pare ai turisti, di certo meno che in altri vicini luoghi di culto.

Da queste parti fino agli anni ’30 era aperto il Cotton Club, luogo di culto per gli amanti del jazz immortalato negli anni 80 dal film di Coppola, ma oggi non ne resta praticamente traccia. Così, passiamo Malcom X blvd e ci incamminiamo verso il Trinity college. Da qui facciamo inversione e torniamo verso il YMCA mediante Martin Luther King blvd, e tra campi da basket recintati e palazzi meravigliosi, arriviamo prima all'Apollo Theatre - teatro che ha visto esibirsi cantanti del calibro di Aretha Franklyn; Michael Jackson, Stevie Wonder - e poi allo stupendo The Studio Museum In Harlem. Qui, complice anche l’apertura gratuita domenicale, ci intrufoliamo a curiosare. Sono presenti mostre fotografiche sulla cultura afroamericana. Risalgono al periodo della contestazione degli anni 70, quando artisti locali imprimevano su pellicola la voglia di riscatto degli abitanti locali. Uscendo da là e guardando la gente per strada, non sembra passata che qualche settimana da allora.

PER COMINCIARE… IL VILLAGE

Ci svegliamo con la voglia di pancake, uova strapazzate, bacon. Oggi dovremmo visitare la città con un caro amico, Elia, trasferitosi qui qualche anno fa, che ci porta in uno dei posti migliori dove farsi un brunch: si tratta di Greenwich Village. Alla fine dobbiamo ripiegare su un altro locale, altrettanto buono ma di certo un pizzico più anonimo, sempre nel quartiere. Per digerire ci incamminiamo per le vie che sfilano tra i blocchi del Village tra negozi e atelier di moda e d'arte. Finiamo per riposare a Washington Square Park, dopo esserci rinfrescati delle fresche acque della sua fontana, proprio davanti al suo arco trionfale.

Il calore in città è notevole, essendo la fine di agosto, anche se l'umidità è spazzata di tanto in tanto dalla brezza che arriva dal mare. Rientrando ogni giorno verso sera, ci imbattiamo nel venditore di grattachecca sul marciapiede, a Brooklyn

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