Scacco matto

Per me New York è un'opera d'arte dove elementi contrapposti riescono a convivere in armonia

  • di Massimo B
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Oltre 3000 euro
 

Scacco matto

Lascio i miei occhi arrampicarsi su per le scale di ferro fino a toccare il cielo blu, mentre passeggio nel viale alberato di Edgecombe, tra chi va in bicicletta e chi corre col cane al fianco. Non sono ancora arrivata alla subway che ho già ricambiato tanti di quei sorrisi e saluti... Indugio ad ogni blocco prima di attraversare la strada per non perdere neanche una finestra, un cornicione delle case a mattoni rossi di Harlem. Scendo nei sotterranei caldi della metro e mi abbandono alla frenetica orda di passeggeri che si unisce e si divide sulle scale come un banco di pesci tra i coralli. Ad ogni stazione mi soffermo ad ascoltare le note dei musicisti, a guardare le pareti vestite di piastrelle, a pensare come il vortice metropolitano mi abbia ingoiato velocemente. Riemergo all'aria, e mi sento come uno gnomo nel bosco, NY è un gigante, più grande del grande visto finora! Meravigliata mi guardo attorno e vengo rapita da un'incontenibile sensazione di benessere, quell'appagamento che un'opera d'arte riesce a trasmettere, eh si, per me New York è un'opera d'arte dove elementi contrapposti riescono a convivere in armonia. Grattacieli avveniristici e palazzi vittoriani si strizzano l'occhio tra le avenue assolate, alberi e semafori ossigenano le strade, scoiattoli e artisti animano le piazze e io, instancabile, continuo il mio girare per accorgermi di quanti scorci suggestivi restano assopiti in attesa di uno sguardo, di una foto che li renda protagonisti. Nella variegata Union Square mi muovo tra zucche e patate biologiche,tra cartomanti e scacchisti e, proprio come il re sulla scacchiera, studio l'avversario, certa di non poter evitare lo scacco matto, il gigante mi mangerà in due mosse. Da una panchina, salvatrice dei miei esausti piedi, mi piace perdere il conto del numero impressionante di etnie che mi passa davanti, credo che il mondo intero confluisca qui a New York! I raggi del sole trafiggono le vetrate dei grattacieli le cui sagome si rincorrono fino a sovrapporsi, un gioco di nuvole riflesse e solo per un attimo incastonate. La statua della Libertà, simbolo indiscusso di NY e degli Stati Uniti, anche se la vedo da Battery Park, non mi lascia certo indifferente, sarà anche per la baia dell'Hudson che abbraccia Manhattan, ma quello che ho davanti agli occhi lo sento addosso, difficilmente lo potrò dimenticare. Forte è il rumore dell'acqua che si getta nella vasca, ogni goccia è un urlo straziante prima di cadere nel buco là in fondo e trovare la fine. La mia mano accarezza i nomi scolpiti nel bronzo, non riesco ad immaginare cosa deve essere stato quell'11 settembre quando tutto fu sommerso di detriti, di polvere, di morte. I miei pensieri si accoccolano tra i petali della rosa bianca deposta sul nome di colui che oggi avrebbe compiuto gli anni. Lo scoiattolo mi fissa mentre sgranocchia la sua nocciolina e con uno scatto mi si mette davanti, ritto sulle zampe posteriori, allunga il collo annusando, ma io non ho da offrirgli nulla, eppure resta li immobile a fissarmi con quelle due calamite tonde. Poi con una spazzolata di coda mi saluta e se ne va. Un muffin e un cappuccino, rigorosamente in cammino come fanno gli americani... lo ammetto, sono una frana, i piccioni hanno mangiato più muffin di me! Seminando briciole e seguita dai piccioni, lancio un piede avanti all'altro per arrivare al Brooklyn Bridge Park, un luogo magico, romantico, un luogo da film. Possente e di una bellezza disarmante, il ponte di Brooklyn si presenta volitivo e, senza preliminari, punta dritto al mio cuore, colpita e affondata

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