Nepal Discovery

Quello che mi attirava di più di questa vacanza era il fatto che avrei conosciuto 8 persone nuove, provenienti da tutta Italia, e ci avrei passato 17 gg. Visitando in lungo e in largo il Nepal! A Malpensa conoscenza con ...

  • di skull
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in gruppo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Quello che mi attirava di più di questa vacanza era il fatto che avrei conosciuto 8 persone nuove, provenienti da tutta Italia, e ci avrei passato 17 gg. Visitando in lungo e in largo il Nepal! A Malpensa conoscenza con parte del gruppo (5) gli altri (3) partivano da Roma e li incontravamo a Mosca. Il 1° problema, secondo me, era capire che fossero i miei compagni di avventura. Mi aggiravo al banco Aeroflot scrutando tutti per cercare di capire chi fossero. Si avvicinò un ragazzo cicciotello che mi disse: “Sei Andrea?”, era il capogruppo Guido, da me ribattezzato Guido la guida. Facendo conoscenza con gli altri, Roberto mi chiese: “Hai già fatto trekking?”. Io risposi, arrampicandomi sui vetri: “Beh, adesso è tanto che non cammino più, sai, torno tardi dalla discoteca, al mattino non ho voglia di svegliarmi presto, però quando ero piccolo (15 anni) facevo camminate anche di 6-7 ore, partivamo al mattino per rientrare la sera...”. “Ma sai cos’è il trekking?”, mi chiese Roberto. “Eh...No!!” risposi imbarazzato.”Camminare tutto il giorno e dormire nei lodge o in baracche, il tutto per più giorni!!”. Tutto questo discorso di grandi scalate lo stavamo facendo sul tapee roulant della malpensa, ossia neanche la voglia di camminare per spostarci all’interno dell’aeroporto!! Che merde! Già questi 4 gg di trekking che ci toccavano mi avrebbero segnato!!

Arriviamo a Mosca ed incontriamo, dopo circa 3-4 ore, il resto del gruppo: 2 ragazze di Firenze, entrambe Medico, e un ragazzo dalla Sicilia, Ragusa. Nel frattempo avevamo conosciuto anche 3 ragazzi di Chiavari e 1 di Genova che venivano anche loro a Kathmandu, avevamo allargato così il gruppo senza neanche impegnarci tanto!!

Decollammo e nel pieno della notte, circa le 4 ora di Mosca, l’aereo cominciò ad atterrare. Eravamo tutti sorpresi perché l’arrivo a Kathmandu era previsto fra circa 7-8 ore. Atterrammo non si sa dove, così uno dei ragazzi di Chiavari chiese alla Hostess-orco Russa dove eravamo. Tornò verso di noi euforico e disse: “Siamo in Georgia!!”. Scendemmo dall’aereo e subito ci assalì un caldo soffocante. Possibile? A quell’ora della notte in Georgia? Boh! Entrammo nell’aeroporto della “Georgia”, il personale aveva il viso con la pelle scura e folti baffi neri, le scritte di servizio erano in Arabo!! Oddio ci hanno dirottato, anzi no eravamo a... Sharjak negli Emirati Arabi Uniti!! Era il nostro amico che aveva capito male quello che aveva detto la hostess-orco!!( Hostess-orco è un nomignolo che abbiamo dato a tutte le hostess Russe per rafforzare la loro figura mastodontica dai modi di fare molto rudi).

Arrivammo a Kathmandu negli orari prestabiliti e dopo aver svolto tutte le lunghe pratiche di visti, uscimmo dall’aeroporto, superammo l’orda di bambini nepalesi che volevano tutto e ci offrivano tutto e ci barricammo nel pulmino di Amar (il ns. Corrispondente in Nepal). Arrivati in albergo depositammo i bagagli e uscimmo subito per un “breve” giro a visitare la città. Ci siamo avventurati per quello che noi credevamo il Tamel, ma invece era, forse (non sono ancora sicuro) Chhettrapati. Kathmandu è una città abbastanza (sono ottimista) sporca e caotica. Verdura e frutta viene venduta “dall’ortolano” in ceste depositate lungo la strada, dove passano moto, macchine, risciò, pulman, pulmini, biciclette e dove la gente sputa dalla mattina alla sera, uomini e donne, vecchi e bambini, induisti e buddisti, nepalesi e... turisti. Sputano! Sputano tutti, dovuto secondo me, dall’alto tasso di inquinamento e dalla benzina combusta dai veicoli che non è verde sicuramente, ma assomiglia molto al petrolio!!! La stessa sorte delle verdure è seguita per le carni!! Le scene non sono invitanti, ma sono sicuro che quelle carni in 17gg. L’abbiamo mangiate anche noi!!

2.1 Ortolano di Kathmandu

Oltre a queste “prelibatezze” le vie della capitale sono invase da mercatini coloratissimi odoranti di spezie profumatissime e dai vari sapori d’incenso. Il tutto mescolato con qualche vampata di sterco o urina di vacche che, essendo sacre (per alcuni), girano per le strade liberamente, tant’è vero che una sera urtai un vitello nero che si nascondeva nell’ombra. Lì i piccioni sono rari, al posto di questi ci sono le bertucce. Infatti, quest’ultime, vivono come i piccioni: sui tetti e sui monumenti. Inoltre bisogna dire che tutti gli automezzi e motocicli sono dotati di clacson e trombe che vengono utilizzati in maniera smodata. Il nepalese suona per:

1) dirti di spostarti perché sei in mezzo alla strada o stai leggendo la cartina nel bel mezzo di una rotonda;

2) invitarti a salire sul suo taxi o risciò;

3) puro divertimento o mania di grandezza, quest’ultimo motivo in caso di potente clacson!!

Dopo circa 2 ore a Kathmandu hai olfatto e udito devastati e pressoche insensibili a qualsiasi odore e rumore!!

Dopo un’ora circa che giravamo in città, parte del gruppo rese noto agli altri che sarebbero rimasti fuori per cena. Io, Roberto e Claudio eravamo usciti in maniche di camicia e dovevamo rientrare in albergo per coprirci visto che la sera la temperatura scende molto in Nepal. Dopo un’altra oretta di girovagare Dio, Buddha e Ganesh decisero di mandarci una quantità industriale di acqua sulle nostre teste, aggiungendo anche qualche tonnellata di grandine. Erano 120 anni che in Nepal non vedevano un simile nubifragio!!! Le strade, che prima erano coperte da una fitta e fine terra rossiccia si tramutarono in un fiume di fango, l’acqua sulle strade copriva delle paurose e profondissime buche. Dopo esserci accordati sul posto di ritrovo col resto del gruppo, io, Roberto e Claudio ci dirigemmo verso l’albergo per prendere di che coprirci. La strada per arrivare all’albergo sembrava facile, ma se ci mettiamo l’oscurità della sera, la pioggia, tutti gli automezzi che suonano e strombazzano, la nostra poca dimestichezza con le strade nuove, arrivammo all’hotel nettamente in ritardo per tornare al punto di incontro che ormai, eravamo certi, non saremmo stati più capaci di trovare. Decidemmo quindi di restare a mangiare presso il nostro albergo Lai Lai, dove facemmo conoscenza con le pietanze nepalesi che sono un miscuglio di riso, verdure, carne e salsine, alcune ottime altre buone ma tremendamente piccanti. Ci portarono anche del “vino nepalese”, che di vino non aveva niente: era praticamente qualcosa molto simile al Gin. A Roberto piacque tutto, anche il vino-Gin che bevve in un fiato esclamando: “Buono!”! Col passare del tempo capimmo che qualsiasi cosa che Roberto ingeriva era o “Buono!” o “Bello!” così quando assaggiava qualcosa di nuovo il suo parere non contava niente

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