Mustang: the last forbidden kingdom

Inizio questo racconto con un sentito ringraziamento a Patrizio Roversi: leggere il resoconto sulla sua esperienza in Mustang mi ha talmente entusiasmato che ho finalmente deciso di realizzare quello che era un sogno nel cassetto. Giusto una annotazione: nessuno conosce ...

  • di Marco967
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in gruppo
    Spesa: 3500
 

Inizio questo racconto con un sentito ringraziamento a Patrizio Roversi: leggere il resoconto sulla sua esperienza in Mustang mi ha talmente entusiasmato che ho finalmente deciso di realizzare quello che era un sogno nel cassetto. Giusto una annotazione: nessuno conosce (e per fortuna) il Mustang; alla domanda “dove vai quest’estate” tutti mi guardavano con espressione assente senza osare nemmeno chiedere “ma dov’è il Mustang??”.

E così, assieme ad altri undici “avventurieri”, siamo partiti per una esperienza unica ed, almeno per me, irripetibile.

Il viatico per arrivare a Jomoson, base di partenza del trekking, è stato lungo e faticoso: da Milano Malpensa a Katmandu via Dubai (con sosta di un giorno e mezzo). Intermezzo sulla città di Dubai: chi di voi ci è capitato ha capito il senso della sua esistenza!?!? Io personalmente, NO!!!! Temperatura esterna pari a 40° con tasso di umidità pari al 95%, tutto un cantiere con megaresidence in costruzione, le isole a forma di palma costruite con sabbia riportata a 10km dagli oleodotti che alimentano un continuo viavai di petroliere, lo snowpark con il “Cafè San Moritz” a fianco all’interno di un centro commerciale che sembra il bazar delle mille e una notte, la macchina più modesta che si vede girare sulle highway è l’ultimo modello della Mercedes, una ostentazione di denaro mai vista prima... il tutto nel bel mezzo del deserto... mah!!!!! Arrivati a Katmandu, finalmente mi sono sentito nuovamente a casa (come mi capita sempre in questa parte di mondo)... Thamel e le sue strade messe sempre peggio... il Third Eye restaurant con il suo chicken tikka masala, palak paneer e butter naan... il viso dei bambini nepalesi... i colori dei sari... l’odore delle spezie e degli incensi... l’insistenza delle pseudo guide di Durbar Square che vogliono spiegarti tutti i segreti sulla kumari o sulla costruzione dei templi indu... E poi Pokhara con il suo lungo lago... con i suoi turisti neofreak... Ma finalmente il volo per Jomoson: un dornier da quindici posti della Gorkha Airlines dove una splendida assistente di volo ti offre caramelline ed ovatta per le orecchie... auguri!!!! Non nascondo che, nonostante il meraviglioso panorama che ti scorre davanti agli occhi, mi sono letteralmente cagato sotto... E così si arriva a Jomoson, si fa conoscenza con lo staff (dodici persone tra cuochi, aiuto cuochi, cavallanti, portatori, guide, aiuto guide ecc...) che alla fine si rivelererà davvero fantastico e non solo per il servizio offerto ma per il senso di amicizia che si era instaurato... salutare Kaji Lama l’ultimo giorno a Katmandu, devo ammetterlo, è stato molto difficile. Se volete organizzare un trek in Nepal fai da te vi consiglio questa agenzia (chiedete espressamente come guida Kaji Lama): www.Sherpaalpinetrekking.Com Qui si è ancora nel lower Mustang e non serve lo speciale trekking permit di 700$ necessario invece per l’upper Mustang. Finalmente però (siamo qui per questo) si inizia a camminare: prima tappa Kagbeni, porta di ingesso per l’upper Mustang. Facile, solo tre ore di cammino, ma con un percorso sali scendi che comunque già ti fa capire come saranno le tappe successive.

E poi Chele, Geling, Tsarang: tutti “paesini” di massimo dieci case, con i loro gompa dell’ordine Sakya e calati in una realtà che non appartiene al nostro mondo. I ritmi di vita sono ancora scanditi dal sorgere e tramontare del sole, dalla purissima devozione religiosa e dalla dura vita dei campi e del governo del bestiame

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