Naxos, un'isola senza tempo

Diario di viaggio di un fotografo paesaggista a caccia emozioni senza tempo in una terra in bilico tra passato e futuro, ricca di arte, tradizioni, mare e autoctoni straordinari. È un viaggio da programmare con cura

  • di Vercingetorige2015
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Naxos è una meraviglia da scoprire. Nel 1717 il Gesuita Pitton de Tounefort, inviato in missione evangelica sull’isola, scriveva nelle sue note di viaggio occorre attraversarla tutta per scoprirne le bellezze più nascoste. Quest’isola, che è la più grande delle Cicladi, nel Mar Egeo, è in grado di parlare della Grecia a 360°, sia di quella più antica, sia di quella più moderna, come nessun'altra. E’ un'ottima scelta per quel viaggiatore che nell’Ellade non c’è mai stato, ma vuole assaporarne, da subito, le unicità; è una scelta obbligata per chi la Grecia la conosce ma vuole partire alla scoperta di un posto dell’anima, di cui innamorarsi. I suoi variegati colori, i suoi speziati e forti sapori, i suoi odori di macchia mediterranea e salsedine, lo conquisteranno, certamente. Nell’offerta di questo mix di emozioni sensoriali Naxos è unica, ma quello che ti resta nel cuore, per sempre, sono gli abitanti e le loro tradizioni.

I Naxensi

E’ gente semplice, amichevole e ospitale, fiera del legame profondo che ha strutturato con la propria terra. Già, su di un'isola ti aspetti di trovare gente di mare con storie molto umide e salate da raccontare, nel bar di un vecchio porto, ed invece ti accorgi, in breve, che questa terra, pur avendo dato i natali ad ottimi marinai, è legata in maniera indissolubile all’agricoltura ed ai suoi prodotti (si esportano patate di divina qualità), alla pastorizia ed ai suoi greggi, all’artigianato ed ai suoi prodotti, ottenuti da pratiche manifatturiere antiche di secoli. La vera verità è che il cuore di Naxos non è lungo le coste, ma nello sguardo profondo degli isolani dell’entroterra, fieri signori di rumorose greggi, padroni assoluti di un arte casearia millenaria, dissodatori infaticabili di un terreno aspro e difficile da domare. Per tutti loro il tempo si è fermato e le loro attività sono le stesse da secoli. Questa terra li ha, da sempre, resi autonomi nelle loro necessità primarie e questo ha ingenerato nei Naxensi un orgoglio profondo che ha, nel tempo, forgiato un modus vivendi unico. La mancanza di un aeroporto internazionale ha aiutato, e non poco, a preservare tutto questo, rendendone difficile la conquista da parte del vacanziere della domenica. Certo il progresso ed il turismo hanno massicciamente cambiato, recentemente, molte delle attività isolane; altro non avrebbe potuto essere con i 148 Km di costa presenti, con vacanzieri disposti a spendere per poterne godere integralmente e con un giovane e attivo sindaco, il dott. Manolis Margaritis, proiettato verso un progredito futuro. Ma fortunatamente l’entroterra è ancora custode geloso delle vecchie tradizioni, un entroterra solcato da un alta catena montuosa e impreziosito da piccoli e deliziosi borghi, dove è conservato l’antico cuore naxense. Le agenzie turistiche quando pubblicizzano l’isola mostrano il portale del tempio di Bacco (Portara), reperto archeologico visibile ad ogni turista allo sbarco dal traghetto, oppure espongono immagini della spiaggia di Plaka o di Prokopis, dimenticando realtà sociali-culturali assolutamente imperdibili come la pastorale cittadina di Apiranthos con le sue chiese bizantine e ed il legame con Creta da cui originano molti dei suoi abitanti, o il piccolo borgo di Manì, dove si producono, ancora, su antichi telai (Krevataria) dei tessuti meravigliosi. Anche a ridosso del mare esistono però posti incantevoli, lontani dalle invasioni di massa. Nel versante orientale dell’isola, quello più difficile da raggiungere, per la necessità del valico delle alte montagne, e quello meno ambito dal turismo consumistico, esiste il borgo marinaro di Moutsouma.

Moutsouma

Un tempo, quando il commercio dello smeriglio (varietà granulare di corindone, di colore grigio-brunastro, utilizzato come abrasivo), estratto dalle viscere dei monti, era attività solida e redditizia, questo era un sito strategico. File di muli partivano dalle miniere di Koronida, carichi del prezioso elemento e dopo aver attraversato, con fatica, i monti di Apiranthos e di Koronos, giungevano al porto di Moutsouma, dove il nero abrasivo prendeva la via del mare. Una teleferica, odiernamente anch’essa abbandonata, prese il posto, con l’avvento della modernità, della lunga catena di uomini ed animali. Questo posto, che in pratica è la propaggine marina della città di Apiranthos, oggi è un vero incanto per gli occhi! Alte ed arrugginite gru, persistono come spettri di un passato ormai trascorso, a caratterizzare uno skyline, che al tramonto assume le caratteristiche del magico, con l’odore della salsedine che erode vecchie lignee barche abbandonate frammisto all’odore di gustose fritture di pesce che fuoriesce dalle due taberne che caratterizzano il porto. Qui l’arte della semplicità gastronomica si sposa con le genuinità delle materie prime offerte, andando a soddisfare appieno i gusti dei viandanti affamati che sono afferiti sin qui, curiosi di posti fuori dal tempo. E’ da consigliare, senza indugio, la degustazione della moussakà (uno sfornato di melanzane e carne fatto riposare su di un letto di gustose patate) annaffiata da una ghiacciata Mythos (una birra lager di bassa gradazione alcolica) o da una Fix Ellas (altra birra lager di produzione greca). Non c’è alcun dubbio sul fatto che la scoperta di Naxos e delle emozioni greche, andrebbe iniziata dal borgo marinaro di Moutsouma: e non ci sarebbe da pentirsi. Una riflessione a parte va fatta per la religiosità ed il rapporto con il soprannaturale presente sull’isola. Per gli italiani che giungono dalla culla della cristianità, abituati ad officiare il proprio culto in basiliche enormi, a Naxos avranno di che sentirsi spiazzati, dato che pur essendo presenti sul territorio un significativo numero di chiese, anche molto grandi, il rapporto con il divino qui si consuma in modo personale, in piccole cappelle di pietra ad uso quasi familiare. Ve ne sono, poi, alcune, credo per ponderata scelta ubicativa, site in posti assolutamente meravigliosi con vista mare da mozzare il fiato, come quella che dall’alto guarda la baia che ospita il porto di Moutsouma. Sono un soggetto fotografico irresistibile ed immortalarle con luce da tergo, con lo sfondo di un cielo azzurro (esaltato da un filtro polarizzatore) che si specchia in un mare cristallino, è una assoluta priorità che esula i routinari obblighi del turista distratto e che vi restituirà il fermo immagine di un ricordo indelebile

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