Napoli, tra pizza e teatro

Il mio viaggio in città tra pizze, frittata di maccheroni, castelli e teatri

  • di pannapanni
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Parlare di Napoli non è facile. Dopo esserci stata non è nemmeno facile dire o pensare la parola “Napoli” senza farlo con l’accento e la cadenza napoletani, per l’appunto. Napoli ti accoglie e un minuto dopo ti conquista. È strano se penso che le parole che associo più istintivamente a questa città sono caciara, sporco e clacson. Eppure è così. Se Napoli fosse una parte del corpo umano, sarebbe le viscere; da dove tutto passa e tutto si sente, dove si digeriscono i cibi e dove battono i sentimenti più forti, molto più che nel cuore. Su Napoli si è detto, scritto, visto, recitato, immaginato talmente tanto che non è difficile farsi un’idea di come essa possa essere. E qui arriva il bello; per quanto mi riguarda Napoli era esattamente come me l’aspettavo, ma questo non ha impedito allo stupore di cogliermi ad ogni passo. Napoli è come quei cibi che sai di cosa sanno, te li riesci ad immaginare, ma solo quando li mangi vedi la luce e finalmente puoi dire con certezza “ah, è proprio così”. Sono stata a Napoli quattro giorni a metà luglio e quello che segue è il mio racconto di questa incredibile città.

Passeggiando per il centro storico di Napoli ci sono molte cose da vedere. Quello che salta subito all’occhio è il contrasto di cui questa città è capace. Sontuose chiese e palazzine malmesse, stradine strette e incredibilmente piene di gente, capitelli votivi negli angoli più bui. Napoli trasuda religione, ma a me non arriva tanto un cristianesimo tradizionale, quanto più una devozione sincera ad una lunga lista di angeli, santi e madonne che si occupano di questo o di quell’aspetto della vita quotidiana di ognuno di noi. Ma su tutti indiscutibilmente regna San Gennaro. Citando un pezzo della guida su Napoli della collana “Rough Guides”: “Se siete a Napoli nel periodo propizio potrete assistere alla liquefazione del sangue di San Gennaro. Però assicuratevi di arrivare al Duomo di buon’ora: la messa comincia alle 9, ma già due ore prima inizia a formarsi la coda; arrivate dopo le 7 e rischiate di non entrare. Quando i carabinieri rompono le righe, i fedeli si precipitano dentro la cattedrale per conquistare un posto in prima fila; se volete vedere qualcosa anche voi, fate come loro. Spingere e sgomitare fa parte del rito e per tutta la cerimonia l’atmosfera della chiesa è chiassosa. Durante la messa il coro della chiesa è protetto da poliziotti armati (…) il reliquiario viene tolto dal contenitore dov’è custodito e viene ispezionato; a questo punto, piacendo a Dio, si dichiara alla folla plaudente e felice che il sangue del santo è liquido e l’ampolla viene scossa per mostrare a tutti che il miracolo è avvenuto”. Questo è un tipico modo di fare esagerato e chiassoso che mi fa amare i napoletani, per i quali certo non ci sono mezze misure, o ti piacciono o non li sopporti.

Vicinissimo al Duomo ci sono via dei Tribunali e la parallela e molto nota Spaccanapoli, una strada così soprannominata (nonostante i nomi delle due vie che la compongono sono via Croce e via San Biagio dei Librai) poiché guardando la città dall’alto si distingue chiaramente una via, questa, che la taglia di netto. Girando per queste vie si esplora il centro storico di Napoli. Ad ogni 100 metri troverete pizzerie, friggitorie, negozietti, chiese, monumenti e Peroni da 33 cl a 1 euro; e allo stesso prezzo un bicchierino di limoncello (se prendete via dei Tribunali da via Duomo, è dopo poco sulla destra)

  • 17468 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Parole chiave
, , ,
Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social