Vedi Napoli e poi ci torni

È un delirio di suoni, rumori, odori, rancori. Scoppia di risa, vanità eccessivamente ostentata, campanilismo campano

  • di anniaffollati
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Napoli è un delirio di suoni, rumori, odori, rancori. Scoppi di risa, vanità eccessivamente ostentata, campanilismo campano. Intrappola nel suo disordine sincronizzato, la perfetta mancanza di organizzazione, il frastuono ordinato.

De Crescenzo scrisse: "Napoli per me non è la città di Napoli ma solo una componente dell'animo umano che so di poter trovare in tutte le persone, siano esse napoletane o no. A volte penso addirittura che Napoli possa essere ancora l'ultima speranza che resta alla razza umana." Guardando la sua più celebre pellicola, "Così parlò Bellavista", si può ben comprendere l'arrivo del nordico dottor Cazzaniga. La sua ferma e ostinata volontà di capire e di addentrarsi nei meccanismi che regolano la città; la sua RESA finale, panettone in bocca, rinchiuso con O’professore in un vetusto ascensore. Napoli non si capisce, si accetta. Napoli non può ferirti, è tutta scena. Un teatro giornaliero nei quartieri degradati, come per le strade del centro storico più grande d'Europa. Qui non si vive, si mette in scena. Non si discute, si recita. Tutto è portato all'esasperazione, per il divertimento di chi sta di fronte ad un palcoscenico calcato ogni giorno da oltre tre milioni di comparse, stipate in zone tra le più densamente popolata d'Italia e d'Europa.

La stazione di piazza Garibaldi è un ottimo punto di arrivo. Di fronte si estende la città, coricata sul golfo come la bella sirena Partenope, la testa poggiata sulle pendici del Vesuvio e i piedi verso Mergellina. Uscendo dai binari, il suono di un pianoforte richiama l'attenzione. Posto all'ingresso, i passanti possono esibirsi in sessioni improvvisate. Lo sguardo si posa da subito sull'antistante piazza Garibaldi, semicoperta pochi anni fa dal disegno dell’architetto francese Dominique Perrault. Evitare i taxi, farsela a piedi verso il centro, passare in mezzo a quanta e più varia umanità possibile. Tenendo il vertice destro della piazza, è d'obbligo un primo stop da Attanasio, tra le più celebri sfogliatelle della città, ora presidio Slowfood. Arrivati a Napoli da nemmeno mezz'ora, già ci si imbatte nelle quattro eterne costanti: l'estro musicale improvvisato, il frastuono e lo smog delle auto bloccate nel traffico, le mille etnie di venditori ambulanti che si accalcano ai bordi delle strade, veri e propri mercati a cielo aperto, il profumo e l'aspetto del cibo che ti prende per la gola e crea da subito dipendenza.

Alloggiare in pieno centro storico, dà la possibilità di avere tutto ad un passo. La scelta cade sull'ottimo Airb&b da Nunzia, accogliente loft nelle adiacenze di San Gregorio Armeno. Capitandoci poco prima di Natale, ci si trova ostaggi delle più accese compravendite di presepi. Qui, sono concentrate le botteghe artigiane che producono statuette, capanne, oggettistica. Tutto ancora a livello famigliare, si intende. La confusione delle strade è arginata magnificamente dal pesante portone in ferro che delimita la corte in cui decidiamo di alloggiare.

A due passi vi è la tanto decantata Cappella Sansevero, cappella funeraria dei principi di Sansevero, ove a metà del '700 un gruppo di artisti, tra cui Giuseppe Sanmartino, scolpirono il celebre Cristo velato. Anche "La pudicizia", raffigurazione di una donna velata, e ancor più "Il disinganno", meritano interminabili minuti di contemplazione: sono tessuti ricamati dalla roccia, è grata marmorizzata. Si esce senza fiato, il colpo di grazia lo danno i due corpi scarnificati posti al piano inferiore

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