L’Oro… di Napoli!

Per le vie e i Quartieri della città...

 

La prima cosa da incontrare in città sono… i taxisti. È vero che, secondo il pregiudizio, in alcune occasioni hanno affibbiato ai turisti ignari delle fregature, ma in linea di massima – per quanto riguarda la nostra esperienza – una corsa in taxi implica una conversazione arguta e interessante, che a volte sconfina nella filosofia pura, con persone amabilissime. Se dobbiamo ipotizzare un itinerario napoletano, fatevi portare a San Martino, il Monastero sopra al Vomero e immediatamente sotto a Castel Sant’Elmo, dove si rifugiarono i rivoluzionari del 1799 che poi finirono impiccati da Nelson. C’è un Museo del Presepio, ma soprattutto c’è un magnifico Belvedere, da cui si gode la vista della città. In particolare da qui, volendo, potete scendere per Spaccanapoli, la lunga strada che si vede verso il basso. Era l’antico Decumano Inferiore, la strada greca che attraversava l’antica Neapolis. E infatti scendendo si arriva anche a Piazza Bellini, coi suoi resti greco-romani (e i suoi baretti e magari anche il ristorante vegetariano dal nome speciale, il Sorriso Integrale). Ma procediamo con ordine.

Spaccanapoli è un modo di dire, in realtà prende via via vari nomi, da Via Pasquale Scura a Via San Biagio dei Librai, fino a chiamarsi anche Via Benedetto Croce (dove al numero 3 c’è la sua casa). È un tragitto completo fra i Quartieri, una strada dritta che divide la città da nord a sud.

Si incontra Piazza del Gesù Nuovo (quella che stava sulle vecchie 10.000 lire), Santa Chiara (col suo meraviglioso chiostro). Vicino a Piazza San Domenico Maggiore c’è la Cappella S. Severo, quell’alchimista che ha scarnificato due corpi mettendo in evidenza solo il sistema cardiovascolare: raccapricciante ma oltremodo interessante, anche per l’atmosfera che si respira. E lì vicino c’è – imperdibile! – San Gregorio Armeno, dove fanno i presepi con le statuette di tutti i personaggi antichi e moderni: in questo periodo (a Natale) non andateci sabato o domenica, ma soltanto nei giorni feriali, possibilmente la mattina. Poco più in là c’è Piazzetta Nilo, famosa perché in un quadretto appeso in strada c’è conservato… un pelo di Maradona (non è dato a sapere di che parte del corpo). Se avete ancora energie, potete tornare indietro lungo la direttiva Piazza Dante, Via Toledo, Piazza Plebiscito con Palazzo Reale e poi il lungomare fino a Castel dell’Ovo e il Borgo Marinaro, con le sue barchette, i ristoranti e le gallerie d’arte. Ovviamente, questa è solo una delle 100 Napoli che si possono vedere. A proposito: non vi abbiamo accennato all’itinerario nella Napoli del sottosuolo, che parte dal Caffè Gambrinus… sarà per un’altra volta.

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