Namibia a 360 gradi!

Namibia Ottobre/Novembre 2003 Itinerario: Windhoek – Daan Viljoen Game Park – Waterberg Plateau – Etosha National Park (Namutoni – Halali – Okaukejo) – Opuwo – Epupa Falls – Twelfontein – Skeleton Coast – Cape Cross – Hanties Bay – Swakopmund ...

  • di vagamondi
    pubblicato il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Namibia Ottobre/Novembre 2003 Itinerario: Windhoek – Daan Viljoen Game Park – Waterberg Plateau – Etosha National Park (Namutoni – Halali – Okaukejo) – Opuwo – Epupa Falls – Twelfontein – Skeleton Coast – Cape Cross – Hanties Bay – Swakopmund – Sesriem (Deserto del Namib) – Sossusvlei – Luderitz – Fish River Canyon – Hardap Dam.

Mezzi di trasporto: Pick up Nissan 4x4 a noleggio Pernottamenti: tenda Durata: 21 giorni Africa, per la prima volta! Io, Giò (che è su sedia a rotelle da anni, cosa che non le impedisce di girare il mondo) e Graziana (al suo battesimo di vera avventura) arriviamo a Windhoek, la capitale della Namibia dopo 9 ore di volo via Francoforte. E’ mattino e all’aeroporto ritiriamo il pick up che ci porterà in giro per questa nostra avventura africana. Visitiamo la tranquilla e ordinata Windhoek, sembra quasi una città tedesca, ma almeno non è caotica, il che ci serve per abituarci alla guida a sinistra. Per il primo pernottamento decidiamo di allontanarci qualche chilometro dalla capitale e arrivare al piccolo Daan Viljoen Game Park: girandolo un po’ in auto abbiamo modo di entrare a contatto con i primi animali, finalmente visti nel loro habitat naturale. Osserviamo in particolar modo tante giraffe e qualche gnu, oltre a curiosi grandi alberi pieni di nidi di uccelli. Qui animali feroci non ce ne sono e si può girare anche a piedi. Verso sera ci buttiamo per un bagno nella piccola piscina del parco, nella quale siamo da soli, e poi via a preparare la cena e a montare la tenda per il primo campo nel piccolo e poco affollato campeggio. Fa freschino perché siamo in altura, ma già da domani scenderemo. La prima notte africana ci regala un cielo stellato mai visto prima, da togliere il fiato! L’indomani si parte verso nord. Lungo la strada asfaltata ci salutano delle famiglie di babbuini! Dopo una breve sosta nella città di Okahandja e al suo affollato mercatino artigianale (dove è d’obbligo contrattare), arriviamo al Waterberg Plateau, un altopiano di arenaria lungo 50 km e largo 16. Qui ci accampiamo sotto un enorme albero. Non vediamo nessun grande mammifero ma in compenso qui è pieno di babbuini rumorosi, che sembrano mettersi in posa per le fotografie…i piccoli con le mamme sono tenerissimi. Passata la seconda notte, ci muoviamo in direzione nord sempre per ora su strada asfaltata ed arriviamo finalmente all’ Etosha National Park, il più grande parco namibiano, che occupa una superficie di oltre 20 kmq, dove vivono 114 specie di mammiferi, 340 di uccelli e 16 tra rettili e anfibi. Questo è a ragione uno dei posti migliori d’ Africa dove vedere gli animali allo stato brado. Ci fermeremo qui tre giorni ad ammirare questi scenari, passando una notte ciascuno nei tre grandi campeggi siti all’interno del parco: Namutoni, Halali e Okaukejo. Il parco è attraversato da numerose piste in terra battuta dove (solo di giorno) è possibile girare con la propria auto, senza però poter scendere per la presenza di grandi predatori. E’ fantastico ed emozionante poter fare un vero safari in maniera del tutto autonoma, scegliendo dove girare e andando a caccia fotografica di animali. Alla nostra prima uscita, nell’area del Namutoni, incontriamo diverse giraffe. Ad ogni incontro ravvicinato, spegniamo il motore e le osserviamo in silenzio: sono proprio qui a pochi metri, a volte centimetri, da noi! Ci sono anche tantissimi springbok che si riparano dal sole sotto gli alberi. Sono velocissimi quando corrono! E poi le prime zebre, bellissime…e ancora gnu, impala…. E’ fantastico e siamo emozionantissimi. Per terra ci sono tante tracce di elefanti…e finalmente ecco anche loro!!! Il primo lo “catturiamo” per caso ad una pozza d’acqua, mentre si disseta e si lava…e poi una mamma con piccolo ci attraversano la strada! E’ incredibile, talmente tante sono le piste, che non incontriamo nessun turista ma solo animali!!!! E perfino rientrati al campo, mentre prepariamo la cena, ci fa visita un simpatico facocero. Il giorno dopo ci trasferiamo al centro del parco, all’Halali. Anche qui lungo la strada tantissimi animali. Abbiamo con noi una mappa dettagliata del parco che ci indica le numerose pozze, dove è ancor più facile vedere branchi di animali che si dissetano! Oggi a farla da padrona sono le zebre: ce ne sono una marea, in branchi numerosissimi, spesso misti a gnu. In una grande pozza a ridosso del campeggio vediamo un branco di elefanti con due piccoli al seguito che non avranno più di qualche giorno: hanno la proboscide più lunga di loro, sono buffi! Qui purtroppo ci occorre un contrattempo: a Graziana cade dal collo la mia macchina fotografica e il tele ci abbandona…. Rimango ammutolito e stordito come un pugile messo k.O.! Ma me ne faccio una ragione, è successo e amen, andrò avanti a far foto con l’obbiettivo normale, un 28-80 anziché il mio caro 28-200….Sigh…ma come faccio ad arrabbiarmi con Gra che mi fa qual faccino lì?! Terzo giorno e terzo campo all’Oukaukejo, il più grande e attrezzato dei tre. Dopo la sveglia all’alba come sempre (è il momento migliore per gli avvistamenti), partiamo e alla prima pozza dove ci fermiamo la sorpresa più bella: un leone maschio sta bevendo! Restiamo senza parole….La scena è troppo emozionante…presto al primo se ne aggiunge un secondo, e appena il sole sorge del tutto, i due si allontanano nella fitta vegetazione…. Abbiamo i brividi! Poco più in là, ma più da lontano, vediamo anche due leonesse con piccoli al seguito che si gustano il banchetto procuratogli dalla caccia notturna. In questa area del parco cambia anche la vegetazione e sono numerosi gli elefanti. Un paio ci osservano molto da vicino incuriositi dalla macchina. Ci sono anche diversi orici, bellissimi, e qualche sciacallo solitario che si aggira tra i branchi. Ormai non ci facciamo quasi più caso…ci sono animali ovunque, anche se l’avvistamento e l’avvicinamento restano emozioni indescrivibili… Il safari è estenuante (noi siamo sempre i primi ad uscire dal campeggio all’alba e tra gli ultimi a rientrare prima del tramonto), ma ci regala, oltre agli animali, paesaggi da vera savana e tre indimenticabili albe e tramonti. Con il tipico cielo infuocato africano! L’ultima sera all’Oukaukejo, dopo aver cenato, ci appostiamo sul muretto del campeggio ad osservare una grande pozza dove si dice che la sera si riempia di animali…e infatti…mancavano proprio loro, i rinoceronti, animali notturni che finalmente vediamo ed osserviamo durante il corteggiamento di una femmina. Per completare l’opera viene addirittura a piovere improvvisamente, ma non ci muoviamo da lì, lo spettacolo merita! Dopo i tre giorni intensi di safari, usciamo dall’Etosha non prima di aver avvistato una solitaria iena maculata… Lungo la strada che ci porta verso nord avvistiamo ancora numerose giraffe e springbok e via via la strada diventa sempre piu’ difficile. L’asfalto lascia il posto a piste di terra rossa, a volte a sabbia e a sassi… L’atmosfera appare più selvaggia e attraversiamo qualche piccolo villaggio di capanne. Dopo ore di duro viaggio arriviamo al polveroso villaggio di Opuwo, capoluogo del remoto Kaokoland, al confine nord occidentale con l’Angola. Questa è, a tutti gli effetti, una delle ultime regioni selvagge dell’Africa, attraversata da poche piste sterrate e priva di strutture per turisti. E’ il volto più intenso della Namibia! Appena mettiamo piede giù dall’auto, nella strada principale di Opuwo, ci accorgiamo che questa è davvero l’Africa …tanta gente, scalza, intorno a noi, siamo gli unici bianchi e la nostra è l’unica auto. 10 secondi di brivido e di “chi me lo ha fatto fare”, ma poi passa tutto, i bambini ci avvicinano curiosi e per venderci qualche braccialetto artigianale. Siamo un po’ smarriti ma arriviamo alla piccola casa hotel dove pernotteremo. Lasciamo lì la macchina e giriamo a piedi il villaggio. C’è poco da vedere, anzi nulla, ma è proprio lo scorrere della vita quotidiana di questa gente che ci cattura… Entriamo in una panetteria e compriamo qualcosa da mangiare facendoci capire a gesti…. In giro c’è anche qualche himba “cittadino” e mentre mangiamo appoggiati ad un muro ci avvicina un giovane, Festis, che si offre di accompagnarci in un villaggio Himba. Prendiamo appuntamento per il pomeriggio. Quello di una “guida” improvvisata locale è l’unico vero modo di entrare in contatto con le tribù Himba, altrimenti inarrivabili poichè i villaggi sono celati dalla fitta vegetazione e nessuna pista o sentiero ne indicano la presenza. Facciamo un po’ di spesa nel piccolo supermercato, prendendo farina, tabacco, zucchero, caramelle e due piccoli palloni da calcio da donare al capo villaggio che ci ospiterà. Rincontriamo così all’appuntamento Festis, che sale a bordo con noi e ci indica il percorso in mezzo al..Nulla! Ma tant’è che arriviamo al villaggio. Scende prima Festis che parlotta con un signore anziano e mezzo cieco, che scopriremo essere il capo villaggio. Dopo qualche minuto il vecchio ci autorizza ad entrare. Qui siamo accolti da un gruppo numeroso di bambini curiosi. Attorno alle capanne ci sono le donne, anziane e giovani, con i loro costumi tipici. Gli Himba sono un popolo molto fiero delle proprie tradizioni. Gli uomini sono dediti alla pastorizia e sono quasi tutti fuori dal villaggio, mentre le donne si occupano della prole e del villaggio stesso e passano molto tempo alla cura del proprio aspetto: la loro pelle è cosparsa di ocra mista a grasso, cosa che la rende liscia e lucente; il loro costume tradizionale consiste in una minigonna con più strati di pelle di capra e in gioielli realizzati con conchiglie, pelle e ferro, anch’essi rivestiti di ocra e fango, a mettere in risalto il seno scoperto. I polsi e le caviglie sono ricoperti di monili in metallo e ferro. Notevole riguardo è rivolto alla complessa capigliatura a trecce ricoperte di fango, che assegna a ciascuna uno status sociale ben definito. Siamo emozionati, e anche un po’ imbarazzati…siamo gli ospiti d’onore del villaggio… Consegniamo i doni e intanto un gruppetto di ragazzine mi rapisce per farmi capire che vogliono scambiare i loro braccialetti con i miei. Gio’ e Gra intanto si spupazzano un neonato bellissimo. Tutte sono incuriosite dai nostri vestiti e soprattutto dalla sedia a rotelle di Giò, non ne avevano mai vista una prima. Sono anche molto vanitose e alcune si mettono in posa per farsi fotografare. Sono bellissime e i bambini piccoli sono davvero uno spasso: addirittura ci chiedono se ne vogliamo uno dei loro! I maschi giocano con i palloni che abbiamo portato e intanto la donna più anziana del villaggio si fa ammirare col tradizionale abito da sposa, mentre mastica del tabacco. Festis cerca a fatica di far da tramite, infatti loro non parlano nessun linguaggio a noi comprensibile, ma a gesti in qualche modo ci si riesce a capire. Passiamo alcune ore al villaggio…sono tutti attorno a noi, non so chi tra le due parti è la più curiosa! Alla fine ci vendono anche alcuni loro oggetti artigianali come collane e braccialetti oltre a delle belle bamboline in legno che li raffigurano. Sicuramente questo pomeriggio rimarrà per sempre impresso nei nostri cuori come un’esperienza davvero unica ed irripetibile, a contatto stretto con un popolo tanto diverso da noi quanto accogliente e fiero delle proprie tradizioni! Col cuore a mille e un po’ di rimpianto torniamo ad Opuwo. Qui la sera ceniamo nell’unico pub del paese, gestito da un francese che vive li (unico europeo) da diversi anni, e con lui facciamo una piacevole chiacchierata in anglo-francese-italiano. L’indomani partiamo col pick up verso il confine con l’Angola per vedere le Epupa Falls: diamo per gran parte del tragitto, un passaggio ad un ragazzo locale che fa il filo a Gra… La strada è pessima, molti tratti pietrosi vanno percorsi a passo d’uomo con la ridotta inserita, impensabile fare questa strada senza 4x4! Lungo la strada incontriamo altre comunità Himba e ai bambini regaliamo qualche caramella. Dopo ore faticosamente passate al volante finalmente arriviamo alle cascate Epupa: lo spettacolo è impressionante anche se per avvicinarci con la carrozzina, facciamo un po’ fatica per via del terreno sconnesso. Nel tragitto di ritorno abbiamo modo di dare un breve passaggio anche ad un capo Himba (almeno così ci pare di aver capito…) che puzza di capra più del mio tamburo comprato al mercatino di Okandjia, per il quale Giò e Gra mi maledicono ancora… Arrivati ad Opuwo ci accorgiamo di aver bucato (normale per quelle strade)…per fortuna avevamo appuntamento alla capanna di Festis per lo scambio di indirizzi (ci promettiamo di spedirgli un pacco pieno di foto e abiti al nostro rientro), e lui, sempre molto gentile, ci aiuta nel cambio gomma! L’abbraccio col quale ci saluta è commovente….A lui dobbiamo una delle più belle esperienze di viaggio mai vissute! Non lo dimenticheremo! Il mattino dopo incontriamo nel paese qualche donna di etnia Herero, con i suoi colorati e sgargianti abiti e cappelli in stile vittoriano. Opuwo è un miscuglio di etnie…i colorati Herero camminano fianco a fianco ai “selvaggi” e nudi Himba…. Lasciamo così il selvaggio e favoloso Kaokoland per tornare verso sud, attraverso scenari maestosi fatti di enormi baobab e piste infinite! Nel nulla più assoluto incontriamo una donna Herero con i suoi bambini e da lei compriamo un po’ di bamboline raffiguranti le varie etnie: lei e i suoi bambini non credevano ai loro occhi…ci vuole davvero poco a render felici queste persone, e farlo ti fa emozionare ogni volta. Passiamo nel territorio del Damaraland, dove ci facciamo riparare la gomma bucata e sostituita ad Opuwo da un improvvisato e solitario gommista. E’ bizzarro, tutto attorno non c’è nulla se non lui! Proseguiamo ed arriviamo infine a Twelfontein. Qui montiamo il campo per due notti e vedremo la foresta pietrificata e una stupefacente raccolta a cielo aperto di incisioni rupestri risalenti a 6000 anni fa. Peccato che Giò non possa vederle vista la difficoltà del percorso. Compriamo per poche monete anche delle bellissime pietre e cristalli tra cui ametiste, a dei banchetti improvvisati da qualche personaggio locale. Passati i due giorni nel Damaraland via verso la costa…. Ed eccola davanti a noi: la leggendaria Skeleton Coast, uno dei luoghi più inospitali del pianeta! Dopo aver pagato l’ingresso, entriamo e costeggiamo lungo una pista l’Oceano Atlantico. Intorno niente, solo sabbia….Ci fermiamo lungo la striscia di sabbia ed osservare il mare…c’è vento e sulla spiaggia anche il tetro relitto di una vecchia nave… Siamo soli e fa impressione tutto il luogo…. Proseguiamo oltre fino ad arrivare a Cape Cross, una spiaggia popolata da una numerosissima e chiassosissima colonia di otarie del capo. E’ impressionante quante sono, a perdita d’occhio! Ci avviciniamo timidamente per far loro qualche foto.. Qui rimpiango di non avere con me il mio teleobiettivo rottosi all’Etosha…. Passiamo l’intero pomeriggio sul muretto della spiaggia ad osservare da pochi metri la vita delle otarie: ci sono tanti piccoli attaccati alle loro mamme e i maschi, molto aggressivi, sono enormi! Che spettacolo! La sera, dopo giorni di tenda, ci concediamo il pernottamento in un appartamento con cucina tutto per noi nella località di Hanties Bay, dove rischiamo per un pelo di arrivare senza benzina! E finalmente anche una doccia, una cena e un letto come si deve, ci voleva dopo tutta la polvere presa nel Kaokoland! Il giorno dopo arriviamo a Swakopmund, la seconda città della Namibia, affacciata sull’Oceano. La città è molto carina, in stile un po’ tedesco e con una bella e solitaria spiaggia. Anche qui, dove ci fermiamo due notti, pernottiamo in un piccolo albergo gestito da due simpatici ragazzi tedeschi. Ci concediamo un mega pranzo affacciati sull’Oceano e una colazione ricca di dolci in una delle tante pasticcerie! Passiamo due bei giorni visitando, oltre alla città, la vicina duna 7, con la sabbia che invade le strade, e percorrendo la Welwitschia drive, un percorso pieno di welwitschie , delle enormi piante basse a foglie larghe, che hanno più di 2000 anni! Una delle creature più longeve mai viste prima! L’ultima sera la passiamo ad ammirare il lungo tramonto in solitaria sotto il molo della spiaggia di Swakopmund, uno spettacolo di colore e tranquillità…. Ci spingiamo nel nostro lungo giro ancora più a sud, destinazione il campeggio di Sesriem, nel Deserto del Namib. Montiamo la tenda e poi in auto ci dirigiamo verso le spettacolari dune di sabbia color albicocca! Subito ci appare uno spettacolo maestoso, fatto di dune altissime e dalle forme scolpite dal vento… Ci fermiamo in particolare ai piedi della Duna 45, la più grande e fotografata, a contemplare in religioso silenzio, i magici colori del deserto più antico del mondo! Verso il tramonto i colori assumono sfumature ancora diverse….Magici! Dopo aver passato la notte nel deserto, ritorniamo ad ammirare le dune e ci spingiamo verso Soussusvlei, un’enorme depressione asciutta circondata da alte dune e…alberi verdissimi. Ma per arrivarci gli ultimi 4 km di strada sono semplicemente sabbia! E infatti….Ci insabbiamo! Senza farci prender dal panico io e Gra torniamo verso l’inizio della strada dove troviamo aiuto grazie ad una gentile coppia tedesca che (esperta di 4x4) ci aiuta ad uscire dall’insabbiatura! Anche questi imprevisti fanno parte dell’avventura! L’importante è non perder mai la calma! La nostra permanenza nel deserto è finita, ora scendiamo verso sud, e ritroviamo l’asfalto, che ci porterà fino alla cittadina di Luderitz. Qui facciamo fatica a trovare un posto dove dormire (campeggi non ce ne sono) ma alla fine troviamo ospitalità in una casa religiosa(!). Luderitz ci appare come una cittadina solitaria, quasi deserta e ventosissima…è un po’ spettrale, niente a che vedere con la bella Swakopmund. La mattina dopo ripartiamo su piste sterrate, passando per la foresta di Kokerboom, dei singolari arbusti dai tronchi che sembrano colorati d’oro e d’argento e con i rami che finiscono al cielo con delle singolari forme a stella! Sembrano i disegni dei baobab del Piccolo Principe. Proseguiamo oltre ed arriviamo (la strada è davvero scenografica) al Fish River Canyon, un canyon spettacolare, il più grande d’Africa, 160 km di lunghezza, 27 di larghezza, attraversato dal fiume Fish solo da marzo ad aprile. Lo si può ammirare da un belvedere che fa risaltare la sua maestosità. Non resta che ammirare lo spettacolo in silenzio! Pernottiamo nel campeggio di Ais Ais, che comprende nel prezzo l’uso delle piscine termali. Ne approfittiamo la mattina dopo, dopo che la sveglia ci viene data da dei babbuini che scavano nella pattumiera vicino alla nostra tenda! Nelle piscine siamo solo noi tre e ci voleva proprio un lungo bagno in queste calde e naturali acque rigeneranti! Dopo aver brevemente riammirato il panorama del canyon, ripartiamo verso nord. Prima di arrivare a destinazione nella capitale, ci fermiamo un giorno nel Hardap Dam, un gradevole e tranquillo parco, pieno di springbok e struzzi oltre a qualche gnu e un immenso lago artificiale sul quale ci godiamo un bel tramonto. E’ la penultima tappa del nostro viaggio: l’indomani torniamo a passando per il Tropico del Capricorno, a Windhoek per un giro della città e qualche compera; finiamo il nostro giro là dove lo avevamo cominciato, e cioè nel piccolo e tranquillo Daan Viljoen Game Park. L’indomani sulla strada che ci conduce all’aeroporto, regaleremo qualche provvista avanzataci e le mie storiche scarpe da ginnastica ad una ragazza con dei bambini: loro sono felicissimi, e noi anche per averli resi tali anche se solo per un po’! E via si riparte verso l’Italia: è stato un viaggio fantastico, non potremo mai dimenticare i tanti animali dell’Etosha, con i suoi infuocati tramonti, il selvaggio Kaokoland, il calore degli Himba e i sorrisi dei bambini africani, la solitaria Skeleton Coast, le tante otarie, i magici colori del deserto, il canyon….Mille e più emozioni tutte diverse tra loro, questo è ciò che la Namibia può offrire! Qui l’unica malattia che si può prendere è il mal d’Africa…e noi ci siamo ammalati! Se vuoi vedere le foto dei ns viaggi, visitaci al sito : WWW.VAGAMONDI.IT

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