Non tutto in Africa è nero

Di Alfiero Ciampolini Firenze - Francoforte - Windhoek - Città del Capo (Sud Africa) - Joannesbourgh - Firenze. -Premessa- A chi mi chiedeva perché quest’anno in Namibia e Sudafrica, io rispondevo semplicemente che la mia ambizione era e resta quella ...

  • di Alfiero Ciampolini
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  • Viaggiatori: in gruppo
 
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Di Alfiero Ciampolini Firenze - Francoforte - Windhoek - Città del Capo (Sud Africa) - Joannesbourgh - Firenze.

-Premessa- A chi mi chiedeva perché quest’anno in Namibia e Sudafrica, io rispondevo semplicemente che la mia ambizione era e resta quella di toccare comunque tutti i Paesi del Pianeta.

Simile risposta nascondeva, con troppa evidenza, una scarsa attrazione per l’Africa, sopratutto per la Namibia, contrariamente ad un certo interesse che, viceversa, nutrivo per il Sudafrica. Insomma, bisognava comunque andare e dunque andare anche in Namibia. Con l’alibi del forte incremento di turismo (si fa per dire, come capirete in seguito), non riusciamo a prenotare sull’Air Namibia e dunque si è costretti ad allungare il volo, via Johannesburg, con la South African Airways, partendo fortunatamente da Firenze, con un volo Lufthansa, che copre il primo tratto fino Francoforte.

-23 Luglio- Si parte il 23, debitamente istruiti anche dalle tante informazioni acquisite da Elena e Beppe, carissimi amici appena rientrati da un analogo tour. Si parte ben equipaggiati, perché ci dicono che in Namibia, specialmente durante la notte, fa molto freddo, essendo questa la sua stagione invernale.

Arriviamo a Francoforte puntualissimi a metà pomeriggio ed è prevista un’attesa di oltre quattro ore prima del decollo successivo. Per fortuna, al momento del check-in, ci viene proposto da una solerte funzionaria della South African, nostra connazionale, di volare direttamente sulla capitale Windhoek, giustappunto con l‘Air Namibia. Ci viene garantita ogni certezza a proposito dei bagagli e pertanto si accetta, dato che così anticiperemo il nostro arrivo di oltre cinque ore, in pratica quasi una giornata. Si oltrepassano svariate dogane, tant’è che alla fine gli stessi addetti rinunciano persino ai dovuti controlli. Si vola per tutta la notte insieme a pochi turisti italiani; i più sono nordeuropei, specialmente tedeschi giacché, com’è noto, la presenza tedesca in Namibia è stata ed è così preponderante che, per non pochi aspetti, sembra proprio di vivere in una realtà fra lo svizzero e il bavarese.

-24 Luglio- Dopo una tranquilla notte trascorsa in aereo e dopo una colazione che ci viene servita alle cinque del mattino, alle sette (le otto locali) arriviamo all’aeroporto internazionale di Windhoek e purtroppo incorriamo nell’unico vero disguido dell’intero viaggio: due valigie di Cristina e Pietro non hanno viaggiato con noi, malgrado le assicurazioni che ci avevano solennemente garantito a Francoforte e malgrado anche la mitica efficienza, della quale si parla, a proposito del suo aeroporto, il più trafficato del mondo. Si svolgono i normali e gli straordinari accertamenti del caso, con una Cristina tutto sommato tranquilla, quasi da far intendere che comunque non saranno andate perdute e dunque prima o poi arriveranno, magari alle ore tredici quando, via Johannesburg, arriverà il volo della South African, quello sul quale avremmo dovuto viaggiare anche noi.

In non più di mezz’ora si sbrigano le operazioni relative alla consegna del nostro pulmino (l’unica prenotazione effettuata da Firenze) e quindi si parte subito alla volta della “grande metropoli“, che dista 45 chilometri. Tre ore a disposizione sono sufficienti sia per un primo rapidissimo attraversamento della città, sia per le necessarie prenotazioni di ingresso ai parchi Etosha e Waterberg. Per fortuna tutto fila liscio e si ha così modo di assaggiare positivamente l’organizzazione namibiana che, come capirete anche in seguito, dimostra di funzionare quasi alla perfezione

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