NAMIBIA: tavolozza di colori

Il desiderio di un viaggio in Namibia viene da molto lontano, nasce qualche decennio fa dopo la lettura dei primi romanzi di Wilbur Smith. Sembra, tuttavia, un’impresa irrealizzabile, perché si è giovani, le risorse economiche misurate, i viaggi lontani sembrano ...

  • di dabi
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Il desiderio di un viaggio in Namibia viene da molto lontano, nasce qualche decennio fa dopo la lettura dei primi romanzi di Wilbur Smith.

Sembra, tuttavia, un’impresa irrealizzabile, perché si è giovani, le risorse economiche misurate, i viaggi lontani sembrano un privilegio di pochi e così via.

Ad incrementare la mia attrazione per la Namibia c’è una donna anziana, viaggiatrice da sempre, è stata per qualche anno Dirigente del settore in cui lavoravo, una figura che ho molto ammirato e che ascoltavo incantata per ore mentre raccontava dei suoi numerosi viaggi, uno dei quali appunto in Namibia, ma non oso pensare che un giorno potrei partire per quel Paese, i grandi viaggi sono per me una faccenda ancora molto lontana, è già un privilegio averne sentito un resoconto di viaggio dettagliato.

Gli anni passano, comincia anche per me l’epoca delle “migrazioni” e finalmente arrivo a progettare il grande viaggio in quel Paese di struggente bellezza che è la Namibia e che ora vado a raccontare.

La preparazione dell’itinerario prima e poi la prenotazione dei servizi (voli, noleggio auto, alloggi) sono fasi lunghe e laboriose, richiederanno 9 mesi di ricerche, lavoro ed anche molte incertezze, il problema più grosso da superare è stato la ricerca dell’auto a noleggio, le tariffe sono molto elevate, ci sono stati momenti in cui il viaggio sembrava irrealizzabile per gli eccessivi costi, ma cercando, scavando, chiedendo decine di preventivi ho trovato una soluzione tutto sommato accettabile, dopo le fatiche e tanta attesa finalmente arriva il gran giorno, quello della partenza.

17.8.04 Nel pomeriggio, con calma, Sandro ed io ci dirigiamo verso Malpensa, dove alle 21,30 parte il volo South African Airways per Johannesburg, si decolla in perfetto orario, a bordo la gentilezza degli assistenti di volo è sopra la media, i pasti sono buoni (si distinguono da quelli omologati di tutte le altre compagnie aeree) la notte passa tranquilla, riusciamo a dormicchiare, le ore scorrono così piuttosto velocemente.

18.8.04 Atterriamo, alle 8,00 circa, a Johannesburg, il cielo è grigio, minaccioso di pioggia, la temperatura è fredda, non è un bell’impatto con l’Africa, ma questa è solo una sosta, circa 3 ore dopo ci imbarchiamo sul volo per Windhoek, capitale della Namibia, dove atterriamo poco dopo e qui ci attende il sole, il cielo azzurro e terso che ci accompagnerà per tutto il resto del viaggio.

Ad attenderci, in aeroporto, ci sono due persone: un rappresentante dell’agenzia di autonoleggio e Jean responsabile della piccola agenzia locale cui ci siamo rivolti per la prenotazione degli alloggi.

Dopo aver sbrigato le formalità necessarie per il ritiro dell’auto, una fiammante Toyota Hilux 4x4 double cabin, con Jean raggiungiamo il centro di Windhoek e l’alberghetto prenotato per noi, ascoltiamo i suoi consigli e raccomandazioni, ritiriamo la documentazione di viaggio ed infine ci salutiamo.

Decidiamo di fare quattro passi per le vie di Windhoek, strana cittadina, moderna, con costruzioni colorate, pulita, ordinata, tutto sembra tranne che di essere in Africa, è quasi l’ora del tramonto (le 18 circa) i negozi chiudono, la città si spopola, non che ci fosse folla, ma ora è proprio deserta, fa uno strano effetto, non è la nostra prima volta in Africa, ma è la prima volta che pensiamo di essere in un posto diverso, di aver sbagliato qualche cosa, avevamo sentito dai racconti di altri viaggiatori che le cittadine namibiane sono piuttosto anomale, sembrano in effetti nord-europee, sono piene di bianchi che parlano tedesco, lo sapevamo, ma constatarlo di persona ci meraviglia lo stesso

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