Namibia: i colori, i volti, la fauna

Viaggio on the road alla scoperta dei deserti nambiami, delle popolazioni Himba e safari nel parco dell'Etosha

  • di AnnaPaola
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 12
    Spesa: Oltre 3000 euro
 

Dopo il Kenya, il mio secondo viaggio in Africa ha avuto come destinazione la Namibia. Devo ammettere che solo poco prima della partenza ho iniziato ad informarmi su cosa avrei visto.. i paesaggi, gli animali e la realtà ha superato di gran lunga le aspettative. Il viaggio in Namibia lo voglio raccontare attraverso tre immagini: COLORI, VOLTI, FAUNA

COLORI – tutti i colori della natura sono presenti nella loro gradazione più vivida in Namibia. Il viaggio si snoda nel Namib-Naukluft National Park, il deserto più antico del mondo dove la flora e la fauna si sono adattati alle particolari condizioni climatiche. Il viaggio ha inizio da Windhoek verso Sesriem attraversando il deserto roccioso, arido e montuoso, caratterizzato dal colore rosso argilla della pietra che si staglia contro il cielo azzurro completamente sgombro da nuvole. Verso sera il tramonto dietro le montagne crea un arcobaleno di colori: la palla rossa e accecante del sole (più accecante che in Europa, secondo me) regala al cielo delle striature rosa, celesti, gialle e arancione. La volta celeste appare più vicina agli occhi, le stelle sono più luminose…siamo nel centro della terra, nel cuore del mondo! Da Sesriem, con risveglio all’alba, ci dirigiamo verso il deserto di sabbia del Souvsselei con le dune paraboliche più alte del mondo (la Duna 45, il Big Daddy), attraversando, lungo le strade sterrate, dei paesaggi dai colori ocra e rosati. Le dune, che presentano sempre due diversi versanti, uno sopravento più spettacolare e ripido e uno sottovento, si stendono a perdita d’occhio e le loro ricche colorazioni variano dall’albicocca pallido al rosso vivo e arancio. Le montagne di sabbia sembrano disegnate dalle mani attente dell’architetto più esperto del mondo- Madre Natura – chi altri?! Linee nette ma allo stesso tempo sinuose, disegnate per assecondare l’armonia del paesaggio e creare un favoloso gioco di luci ed ombre.

Iniziamo la scalata della duna in fila indiana, con impegno e attenzione, in bilico come sul ciglio di un burrone. Man mano che ci avviciniamo verso il cielo azzurro distanziandoci l’uno dall’altro, si incomincia ad avvertire un incredibile senso di solitudine, si percepisce solamente l’assordante e metafisico suono del silenzio e dell’immensità della natura (hanno un suono?), il sibilo del vento che disegna le dune. La sabbia soffice si ricompone ogni volta sotto i nostri passi, quasi a cancellare il segno del nostro passaggio per farsi ritrovare sempre intatta e perfetta per l’affondo del piede del viaggiatore seguente. Salire a piedi le alte dune è un’esperienza memorabile, la visione del deserto dall’alto permette di coglierne la mistica bellezza, fatta di linee dolci, forme, colori e giochi di luci: uno spettacolo mozzafiato, in cui tutto è superlativo! Il contorno desertico è impressionante, all’infinito colline di terre brune, nere, dorate intervallate da gole e profondi baratri: un mondo di desolazione e di paesaggi lunari che non può lasciare indifferenti. Dall’alto della duna ecco che emerge un altro colore: il bianco della Deadvlei, con tronchi scheletrici di antiche acacie che si trovano al centro della piana. Ridiscendiamo dalla duna lateralmente affondando i piedi nudi nella sabbia che arriva fino al polpaccio e funge da freno nella discesa incuranti di un eventuale rischio scorpioni..ma vuoi mettere la sensazione dei piedi nella sabbia africana? Nei pressi di Sesriem, visitiamo anche il Fish River Canyon (o Sesriem Canyon) una gola incassata e tortuosa scavata dal fiume Tsauchab in un conglomerato di sabbia e argilla che crea angoli particolari e suggestivi. Percorriamo il Dorob National Park, e dopo aver attraversato la linea immaginaria del Tropico del Capricorno, giungiamo alla Duna n.7 che sembra più quella di un deserto arabo, caratterizzato da sabbia bianca, color oro e piccole oasi con le palme verdi. Le dune sono più basse di quelle del Souvsselei e le esploriamo con i quad… fighissimo!

I colori africani si arricchiscono nel corso del viaggio con il colore dell’oceano, della Skeleton Coast, il blu profondo del mare ed il bianco delle onde violente, che in passato hanno portato numerose navi ad insabbiarsi e a lasciare qui i loro relitti. Ma la bellezza di attraversare la skeleton cost è rappresentata proprio dall’essere costeggiata dal deserto..il vento, la sabbia e la polvere sollevata al passaggio delle auto sollevano dei vortici di nuvole bianche che impediscono completamente la visuale per alcuni secondi..sembra davvero di percorrere la strada che porta verso l’inferno…

Dopo il mare, il deserto e i relitti si giunge a Cape Cross con la numerosissima e puzzolentissima colonia delle otarie (procuratevi qualcosa per coprire il naso..) e a Walvis Bay. Le saline dagli splendidi colori rosati sono invase da miriadi di uccelli, le dune si tuffano nell’oceano, il silenzio è interrotto solo dai richiami dei fenicotteri che, esili sulle loro zampe sottili, si muovono come delle banderuole sotto il forte vento oceanico.

Le tonalità diventano calde in prossimità del massiccio dello Spitzkoppe, il Cervino della Namibia, che si erge isolato sulla piatta pianura circostante illuminato dai raggi del sole. L’immagine che mi è rimasta più impressa è rappresentata da questo colosso roccioso incorniciato dal cielo azzurro, la luce accecante del sole e la piccola luna che è già alta in cielo!

Dal deserto si sale verso le alture del centro del paese e la vegetazione si trasforma in una savana erbosa, che ci introduce nel parco dell’Etosha.

FAUNA – la fauna della Namibia trova la massima espressione nel parco dell’Etosha. Se nel corso del viaggio abbiamo incontrato struzzi, antilopi, e orici, che si trovano anche tra le dune, nel parco capiamo veramente cosa significa trovarsi nel mondo degli animali… incontrare zebre, giraffe, elefanti, gnu diventa quasi la normalità... Urla di gioia all’avvistamento della prima zebra, o della prima giraffa, centinaia di foto, lunghe soste per ammirarli… l’ultimo giorno quasi non ci fai più caso

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