Myanmar fai da te: dove il tempo sembra essersi fermato

Viaggio in un paese ricco di storia dove la gente non conosce malvagità

  • di Morak14
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Abbiamo deciso di visitare il Myanmar consapevoli dei grandi cambiamenti del paese dall’apertura al turismo, ma dove fortunatamente si respirano ancora le forti tradizioni locali e religiose.

Agosto non è sicuramente il mese più indicato per via della forte presenza monsonica, ma se si ha un po’ di fortuna come noi ci si può ritrovare con il paese a propria disposizione e a prezzi notevolmente bassi.

Abbiamo prenotato con largo anticipo un volo Aeroflot su Bangkok (compagnia non al top) e uno interno AirAsia su Mandaly. La nostra idea era quella di poter visitare l’estremo Nord (Putao), ma purtroppo la situazione in Myanmar non è mai cambiata in tutti questi mesi e molte zone sono rimaste chiuse ai turisti costringendoci a cambiare qualche piano di viaggio. Mandalay è una città molto estesa nonché snodo importante del paese. Qui si spazia dai grandi centri commerciali ai numerosi e antichi stupa e monasteri. È infatti considerata la capitale culturale del Myanmar. In 2 giorni di Mototaxi siamo riusciti a vedere tutte le attrattive principali: dal Palazzo Reale al libro più grande del mondo, non facendoci mancare il famoso tramonto all’U-bein Bridge e le incantevoli Inka e Mingun.

Da qui abbiamo preso il lento treno che in 12 ore arriva ad Hsipaw passando sopra al famoso Goktek Viaduct.

A questa “velocità” ci siamo potuti godere al massimo i paesaggi, passando dalle colline alle risaie piene di coltivatori al lavoro. A Hsipaw abbiamo incontrato la nostra guida Aikethein Taw (lo si può contattare su Fb), un ragazzo dal cuore d’oro con tante storie da raccontare su questo paese ancora pieno di ribellioni. Con lui abbiamo avuto la possibilità di conoscere le splendide colline del Myanmar, anche se non siamo potuti passare per Namshan (il suo villaggio d’origine) perché chiuso dai militari.

Abbiamo dormito nei villaggi Padang, godendoci a pieno la vita quotidiana con queste persone. Qui ci si alza presto andando alle coltivazioni del Thè e la sera quando al rientro si lavora subito la foglia che viene prima bollita, poi sminuzzata con macchinari antichi ed infine essiccata e fatta fermentare per poi diventare la famosa e buonissima “Lahpet Thoke”: “insalata di thè” che viene servita a fine pasto come dessert con arachidi, fagioli ed aglio. Ci siamo goduti questi 3gg a pieno, mangiando solo cibo organico e scoprendo che qui le persone sono davvero speciali, credo le migliori che abbiamo mai incontrato in tutti i nostri viaggi. Siamo poi dovuti rientrare per 2 gg a Mandalay prima di andare a Keng Tung. Purtroppo anche la strada che collega Hsipaw a Keng Tung è chiusa agli stranieri e l’unico modo per raggiungerla è con un volo aereo che non c’è tutti i giorni. Ormai a Mandalay avevamo già visto tutte le attrattive principali quindi ci siamo dati da fare per organizzarci i giorni successivi.

Voliamo con la Myanmar Airline (compagnia sublime) e in poco più di mezz’ora arriviamo nello stato di Shan. Ad accoglierci stavolta c’è Yelwin Aung (anch’esso su FB) un ragazzo dalla profonda conoscenza del Paese. Ci ha saputo consigliare al meglio come comportarci nel villaggi raccontandoci ogni angolo di vita di questo remoto Stato. Purtroppo il Governo ha messo il divieto di permanenza nei villaggi, pertanto i trekking sono di A/R in giornata. Abbiamo alloggiato al Parami Motel, molto basic ma in posizione strategica, a pochi passi dal famoso Mercato Centrale, probabilmente il più bel mercato del Paese.

Sicuramente in Myanmar non mancano i monaci che sono ovunque, ma qui ce n’è una concentrazione elevatissima ed è bello ammirarli di prima mattina girovagare per il paese in fila indiana andando ad elemosinare il cibo nella loro ciotola di lacca. Con Aung ci siamo recati al mercato ogni mattina per acquistare biscotti, quaderni, penne, balsamo di tigre da donare poi alla gente dei villaggi. Camminando verso Wan Pin Aka, abbiamo incontrato le tribù “Ann” e d“Anka” nelle loro vesti tradizionali. Loro vivono in capanne di bambù. Il cibo non manca ed ogni volta che si fa visita a qualcuno ci viene offerto Thè, mais, noccioline. L’influenza del turista si percepisce, ma nonostante questo nessuno chiede soldi nemmeno per le foto. Qualcuno accenna alla vendita di manufatti, ed il semplice “no” viene accettato senza troppa insistenza.

Pan Leh e Nam Lin Mai sono villaggi molto autentici. Keng tung è favoloso, si respira aria di tranquillità ed il cibo è squisito

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