Myanmar tra pagode e sorrisi

Paese da visitare in fretta, con paesaggi spettacolari, monumenti maestosi e persone gentili

  • di Debora e Luca
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

GIOVEDì 12 GENNAIO

Si parte per la nostra prima vacanza invernale al caldo del Myanmar. La preparazione è sempre la stessa: diari dei viaggi dei vari siti (in primis Turisti per caso), acquisto cartina geografica e Lonely Planet alla libreria Gulliver di Verona (fornitissima). Stabilito il tragitto in linea di massima, contatto di qualche agenzia locale e infine la scelta, capitata su Teo Birmania per le ottime recensioni (che confermiamo). Voli Emirates Venezia-Dubai-Yangon. Questa volta arrivano con noi anche le valigie e all’uscita troviamo il ns. autista che ci attende per il primo passaggio in ufficio per conoscere il titolare e saldare il pagamento concordato. Breve sosta al Taw Win Garden Hotel.

Le cose in Myanmar cambiano velocemente e oggi non ci sono più problemi di cambio valute, sono accettati anche gli euro. Tutte le banconote devono comunque essere in ottimo stato, non spiegazzate. Con 800$ ci danno 1.078.400 kyatt cioè un pacco di soldi. Meglio quindi cambiarli strada facendo. L’autista sa che per gli italiani la Lonely detta legge e quindi ci porta alla Sule Pagoda e ci consiglia di fare l’itinerario a piedi per vedere i palazzi coloniali. In un’oretta facciamo tutto, compreso lo slalom tra le auto per attraversare le strade. Imperdibili sono le bancarelle dello street food sulla Mahabandoola Street. La Sule Pagoda ci attende con il primo sedicente volontario che aiuta i bambini orfani di tutto il Paese per chiederci la prima offerta. Alla Shwedagon tutt’altra dimensione: sicuramente più turisti ma più devozione, preghiera e incensi. Le luci della sera aumentano la potenza visiva dell’oro e tutti i colori si riscaldano. Alle 7 siamo distrutti, ci lasciamo portare ad un ristorante per turisti: Padon Mar. 2 birre, 2 pad thai un pollo e un fish curry per 24 $ perché eravamo affamati.

SABATO 14

Direzione Golden Rock con sosta al Taukkyan War Cemetry dove si trovano le tombe di 6.374 soldati caduti nelle campagne di Birmania durante la seconda guerra mondiale. A pochi km dall’uscita dell’area urbana della città, l’autista ci chiede se vogliamo fare una sosta al mercato dei villaggi, coperto e scoperto. Le nostre macchine fotografiche prendono vita come le marionette che incontreremo poi a Bagan e i piedi ci portano nei meandri di un mondo fatto di urla, contrattazioni e qualche benevola spinta perché loro sono di fretta, le donne fanno la spesa, noi facciamo gli unici turisti del mercato che si fermano “ogni tre per due” a curiosare. Di cose mai viste ce ne sono tante, dal cibo, ai fiori, alle spezie e ai semi. Solo sulla frutta abbiamo comunanza europea: mandarini, mele, pompelmi.

Sosta per pranzo in un giardino ombroso al Thuwunna Bomi Restaurant: fried noodles with chicken and water con 9700 Kyatts in due (ca. 7$)! Alle 14 l’autista ci molla alla stazione dei carri, sembra di essere al mercato delle grida, si contrattano i posti, quelli più fifoni davanti in cabina, i più avventurosi, come noi, per pochi spiccioli nel cassone sulle panchette di ferro. 25 minuti di risate e preghiere che il clacson funzioni sempre quando il carro taglia le curve e chiede spazio agli altri per farlo passare.

La Golden Rock è la principale meta di pellegrinaggio del popolo birmano buddistha, che sogna di vederla almeno una volta nella vita. Oggi sembrano tutti qua, accampati fin dal primo pomeriggio, sotto tende fatte di coperte colorate, sdraiati sopra le stuoie, alcuni già in preghiera, altri a fare filò con la famiglia. Sullo sfondo la roccia, enorme, sovrastata dalla stupa, in precario equilibrio, ricoperta di foglie d’oro e… bellissima. Solo gli uomini possono attraversare il piccolo ponte sospeso e appiccicare la propria foglia d’oro sul masso, le donne guardano. Intorno, candele e incensi. Turisti europei pochissimi, forse una decina in mezzo a migliaia di asiatici. Siamo così rari che i ruoli si capovolgono e loro chiedono a noi di fare le foto, una processione di giovani ragazzi e ragazze seduti accanto a noi abbracciati, le mamme e i papà ci mettono in braccio i loro bimbi per immortalarci insieme sui loro smartphone… noi che vestiamo in modo così strano! Già perché le ragazze sono bellissime nelle loro gonne lunghe con casacca colorata sempre abbinata, tutte taglia 40 (che fastidio!), qualche ragazzo porta ancora la “tovaglia birmana” che avvolge le gambe. Noi invece banalissimi jeans e t-shirt. Al tramonto assistiamo e anzi siamo coinvolti nel rito della contemporanea accensione di centinaia di candeline gialle che per tutto il pomeriggio un gruppo di religiosi ha preparato alla base del macigno che sostiene la roccia che sostiene la stupa! Chissà cosa celebrano; nessuno parla inglese quindi restiamo nell’ignoranza. Un’ignoranza comunque felice perché l’atmosfera è mistica e coinvolgente. Alle 19 il freddo è pungente e ci rifugiamo al Mountain Top Hotel per cena con lo stesso piatto del pranzo anche se meno saporito (31k in 2)

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