Una vecchia mappa, un Turista e una Missione

Diario di un viaggio in autonomia: Birmania e Thailandia

  • di Franz_Zena
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Mary Anne Radmacher disse: “Non sono la stessa persona dopo aver visto la luna splendere dall’altra parte del mondo”

Il mio viaggio in Myanmar è iniziato, in senso metaforico, nel 2006, la bellezza di dieci anni fa. Era un giorno verso la fine di Ottobre e non c’era lezione alla scuola di Chiang Mai, in Thailandia. Quindi, per occupare quella giornata, mi ero unito a una day trip per visitare il così detto “Triangolo d’Oro”, cioè il punto dove combaciano i tre confini della Birmania, del Laos e della Thailandia. Che poi, più che “Triangolo d’Oro” sarebbe stato più opportuno chiamarlo “Triangolo d’Oppio”, ma quella è un’altra storia, in un altro diario. Tuttavia, sebbene mi fossi già imbattuto nelle popolazioni di etnia Karen rifugiate dalla Birmania e rinchiuse in quelle specie di zoo umani Thailandesi chiamati “Long Neck Villages”, quel giorno capitai tra gli altri tipi di rifugiati. Quelli scappati dal genocidio. Uomini, donne e bambini. La gran parte mutilati e sopravvissuti, chissà in che modo, ad inimmaginabili orrori. Quel giorno mi percorse un brivido, fu allora che presi coscienza della brutalità di una dittatura di cui fino a poco tempo prima ne ignoravo l’esistenza.

Iniziai a studiare e ad informarmi sulla Birmania. Alcuni amici mi regalarono la Lonely Planet edita nel 2007 che lessi subito. Seguii le vicende di Aung Saan Suu Kyi e lessi i report di numerose organizzazioni. A questo punto fui combattuto da un doppio sentimento. La mia voglia di viaggiare aveva maturato una sorta di bipolarismo, che poi non se n’è mai più andato. Da una parte desideravo andare a testimoniare la situazione in quel paese, dall’altra non ci avrei voluto mettere piede in quanto ero conscio che il denaro da me portato avrebbe rimpinguato le casse della Giunta Militare al governo.

I tempi maturarono, Aung Saan Suu Kyi venne liberata, la pressione internazionale si fece sempre più forte ed arrivò il momento. Vennero indette le prime elezioni democratiche. La Birmania mi stava chiamando. Non potevo più aspettare.

Cosa sono io? Sono un Turista. Non mi fregio di titoli di “grande viaggiatore” e visto il caos del mio girovagare, chiunque stenterebbe a definirmi tale. Nel caso lo facesse, sarebbe ubriaco, forse sarebbe un bugiardo, oppure lo farebbe a denti stretti e sotto minaccia.

Questo racconto che state per leggere, invece, è un semplice resoconto dei miei “giorni turistici birmani”, non me ne voglia Orwell per aver parafrasato il titolo del suo libro, e non si tratta di una guida. Disclaimer: Tantomeno vuole essere un’istigazione ad imitarmi! Invece, vi suggerisco di leggere tanti diari, abbiate le idee chiare, e ritagliatevi una vacanza su misura. Siate obiettivi prima di compiere una scelta. Alcune cose sono trappole da turisti, e ci sono cascato anch’io. Informatevi bene! Solo così sarà una vacanza bellissima per voi. Se poi qualche super-viaggiatore-purista storcerà in naso, come succede spesso a chi mi ascolta, saranno problemi loro, non vostri. Ma voi avrete un tesoro di ricordi e sensazioni che vi arricchiranno per sempre.

Un anno fa. Aprile 2015. Ricordo ancora la scena. Stavo parlando con gli amici ed ero euforico di aver finalmente deciso dove andare in vacanza. “Ho un annuncio da fare!” dissi davanti ad un boccale di birra, ed un amico, speranzoso, chiese “Ti sei fidanzato?”, una pausa con un sorriso e poi replicai "no, ma vado in Birmania!", una ragazza strabuzzò gli occhi e intervenne, in maniera molto colorita, con l'equivalente volgare di "Ma cos'è la Birmania?"

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