Tour Birmania e Cambogia - Parte 3

20 ottobre 2006 Alla mattina, il pullman che il giorno precedente aveva l’aria condizionata rotta è stato sostituito con un altro perché dovendo fare molta strada avremmo dovuto viaggiare con i finestrini aperti. In effetti troviamo un altro pullman, ma ...

  • di lelebanfi
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in gruppo
 

20 ottobre 2006 Alla mattina, il pullman che il giorno precedente aveva l’aria condizionata rotta è stato sostituito con un altro perché dovendo fare molta strada avremmo dovuto viaggiare con i finestrini aperti. In effetti troviamo un altro pullman, ma ... È quello che abbiamo cambiato due giorni prima ed anche questo aveva l’aria condizionata non funzionante!!!! Diciamo un “ritorno al passato”.

Colazione e partiamo per Pakkoku, uscendo dalla città di Monywa noto delle palafitte di bambù ed altre di teak, lungo la strada vi sono delle segherie, dove, su concessione governativa, lavorano il legno di teak. La strada è contornata da piante di acacia con fiori rossi e gialli: l’accostamento è molto gradevole.

La strada che unisce le due città è stata costruita nel 1992, presenta innumerevoli buche e per lunghi tratti risulta non asfaltata. Per la manutenzione la strada viene suddivisa in tratti e l’esecuzione lavori viene appaltata a dei gruppi familiari. In quest’attività tutto il nucleo familiare lavora, gli uomini prendono i sassi dalle cave e a mano, li rompono fino a ridurli piccoli granelli che vengono messi nelle buche. Le donne, i ragazzi ed a volte si vedono anche dei bambini, sono parte attiva del lavoro; trasportano sassi dalle cave verso la strada oppure depositano i sassolini all’interno delle buche che poi ricoperte d’asfalto viene battuto con dei pesi. Il lavoro non è eseguito a “regola d’arte” in modo che la manutenzione sia continua e di conseguenza l’appalto del lavoro sia “garantito” nel tempo. Dopo due ore di viaggio, ci fermiamo nel villaggio di Mau, costruito interamente con bambù e palme nel 1997, dopo che un incendio lo aveva completamente distrutto. Appena scesi dal pullman, vediamo delle donne impegnate nella fabbricazione artigianale delle stecche per gli incensi che realizzano con l’ausilio di una macchina impastatrice; pongono una stecca di bambù e chiudendo la macchinetta, permettono a queste stecche di passare in un impasto grigio che li avvolge. La lavorazione avviene singolarmente per ogni stecca e le stesse, successivamente, sono adagiate per terra sostenute da un legno per l’essiccazione dell’impasto. Le bacchette d’incenso prevedono un secondo rivestimento che è fatto altrove, varie essenze conferiranno il profumo voluto dalla combustione della bacchetta. Mentre le donne sono intente nella lavorazione delle stecche per l’incenso, degli artigiani lavorano le foglie di palma creando suppellettili ed oggetti per la casa.

Vicino al villaggio vediamo delle pagode del XII sec. E sparse nella foresta, i resti di altre pagode, la guida “c’invita” a non addentrarci nell’alta erba presente onde evitare l’incontro, poco piacevole, con qualche strisciante rettile. Proseguiamo per le pagode, qualcuna è bianca, qualcuna è in stato d’abbandono, dopo un breve percorso arriviamo in una radura dove sorgono delle scuole. Sosò regala ai bambini della prima elementare dei quaderni e delle matite; i bambini, contentissimi, ringraziano per la donazione.

Poco distante in un’altra scuola vedo dei ragazzi/e impegnati nell’ora di educazione fisica, gli esercizi fisici appaiono come una ginnastica “di regime” e ricordano i vecchi filmati dell’istituto Luce, del periodo antecedente la seconda guerra mondiale.

Ritornando verso il pullman, mentre attraversiamo il villaggio vediamo prima dei campi coltivati a sesamo, con le piante dai fiori gialli; poi un gruppo di donne recarsi presso il tempio, è il settimo giorno dopo la luna piena e per il calendario buddista è un giorno sacro

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