Myanmar, oro che abbaglia, sorrisi che incantano

Quello in Myanmar è stato il mio primo viaggio organizzato, un viaggio di gruppo. Ero piuttosto preoccupata per questa soluzione ma, a causa di una serie di circostanze, avevo dovuto fare questa scelta. L’esperienza è stata tanto positiva da costringermi ...

  • di Cristiana
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in gruppo
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Quello in Myanmar è stato il mio primo viaggio organizzato, un viaggio di gruppo. Ero piuttosto preoccupata per questa soluzione ma, a causa di una serie di circostanze, avevo dovuto fare questa scelta. L’esperienza è stata tanto positiva da costringermi a smentire tutte le mie reticenze. Mi preoccupava in particolare l’idea del gruppo, di dover dividere questa esperienza, un viaggio così importante per me, con dei perfetti sconosciuti, dei quali non conoscevo gusti, caratteri, idee. Invece mi sono ritrovata a viaggiare con delle persone eccezionali, intelligenti, interessate, spesso veramente generose, mai in disaccordo tra loro, con vero spirito di adattamento e con una curiosità intelligente verso le splendide cose e sorprese che ci ha riservato questo viaggio. Le sere a tavola si trasformavano spesso in dibattiti e discussioni, per niente frivoli ed inutili, scambi di opinioni e diversi punti di vista riguardo ciò che si era visitato in giornata. Questo continuo confronto ha senza dubbio accentuato le sensazioni ed arricchito le impressioni di ognuno di noi.

E’ stato un viaggio molto interessante, ricco e completo, organizzato in maniera scrupolosa ed efficiente anche grazie alla nostra guida, il pignolo Zaw Win, che ci ha permesso di vedere ed apprezzare il massimo negli 11 giorni previsti dal tour. Abbiamo visitato luoghi e monumenti che spesso non sono compresi e previsti nei classici tour, sia di gruppo che individuali, abbiamo avuto molte occasioni di contatto vero e reale con la popolazione birmana, soste impreviste nei loro villaggi, dove non eravamo più noi i turisti ma le attrazioni per loro. I birmani, un popolo semplice, fatto di persone curiose, gentilissime, povere ma generose, oppresse da un sistema che le tiene all’oscuro di tutto quanto c’è al di fuori del loro paese, che non possono sempre esprimersi come vorrebbero, ma nonostante questo, sempre cortesi, sorridenti e disponibili.

Il volo, effettuato da Milano con la Qatar, con breve scalo a Doha, ci ha portati il 4 gennaio alle 6 del mattino nella capitale, Yangon. Una breve sosta in hotel per cercare di recuperare qualche ora del sonno perduto a causa del lungo volo, e subito dopo pranzo inizia la scoperta della capitale.

Prima sosta alla Chauktatgyi Paya, meglio conosciuta come un imponente Buddha sdraiato, lungo 72 m e alto 17. In quel periodo era in corso l’operazione di pulitura della statua, effettuata da monaci funamboli che, con l’ausilio di corde e pennelli, si arrampicano per eseguire l’imbiancatura del soggetto.

Qui impariamo, per poi farci nostro malgrado l’abitudine, a toglierci le scarpe (e calzini) e camminare sui pavimenti dei luoghi sacri, non sempre puliti a dire il vero.

La seconda visita prevede, ovviamente, la Shwedagon Paya, luogo di culto dal profondo significato religioso, con la sua grandiosa cupola dorata alta 98 metri, che verso il tramonto si colora di un caldo colore arancio. Centinaia di birmani si recano qui a pregare, almeno una volta nella vita, assolutamente incuranti delle decine di turisti che girano, stupiti ed incuriositi, forse un po’ sacrileghi nel trasformare questo luogo di culto in un’attrazione turistica.

Comunque il posto è un vero spettacolo che ti riempie gli occhi di immagini sconosciute, bagliori dorati, ricchezza dei decori che si contrappone alla semplicità della religione buddista e dei fedeli, devoti ed adoranti.

Quando cala il sole, una passeggiata in città, nel quartiere di Chinatown ci immerge in una realtà locale fatta di cibi mai visti e odori mai sentiti, non sempre piacevoli. Conosco troppo bene il mio stomaco da non fidarmi di concedermi assolutamente l’assaggio di nessuna di queste “leccornie”: peccato, chissà cosa mi sono persa

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