La strada in Mozambico

Al posto di frontiera di Ressano Garcia tutto cambia. Addio al Sudafrica dei parchi, delle cittadine stile americano, dei grandi supermarket dove trovi gigantesche confezioni da cinque litri di succhi di frutta dai colori bizzarri, dei bianchi che gestiscono i ...

  • di Cioppi
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Al posto di frontiera di Ressano Garcia tutto cambia. Addio al Sudafrica dei parchi, delle cittadine stile americano, dei grandi supermarket dove trovi gigantesche confezioni da cinque litri di succhi di frutta dai colori bizzarri, dei bianchi che gestiscono i negozi e dei neri che ci lavorano dentro, delle ville con i cartelli esposti fuori che sottolineano che lì “la risposta alla criminalità è armata”. Saluti i poliziotti sudafricani e dopo cinquanta metri di una terra di mezzo entri in Mozambico. A Ressano Garcia decine di persone ti fermano proponendosi come intermediari tra te e la polizia.

Si offrono di compilare i moduli da presentare alla polizia, dietro un piccolo compenso naturalmente. Più che a questo, sono utili per raccapezzarsi su quale fila faccia il caso nostro, quale timbro va messo e su quale documento. Alla frontiera sono poche le persone che entrano in Mozambico, decine e decine quelle che ne escono, un paio di turisti: un solo sportello per l’una e l’altra fila. Un signore mi chiede di compilare il modulo per lui: sta andando in Sudafrica ma non sa scrivere né leggere. Il compito si presenta più difficile del previsto: il suo passaporto è scritto a mano, tutte le indicazioni sono scritte con una calligrafia flautata che stento a leggere. Un'altra persona accorre a sua volta in mio aiuto e così in tre riusciamo a compilare il modulo per l’uscita dal paese. Con l’auto finalmente entriamo in Mozambico: direzione Maputo e poi la EN1 verso Nord, per raggiungere Vilanculos, punto di partenza sulla costa per visitare le isole dell’Arcipelago di Bazaruto. La EN1 è l’unica strada asfaltata che attraversa il paese da sud a nord: una sola corsia ad andare e una a venire. Buche grosse come crateri si stagliano sull’asfalto improvvisamente e, per lunghi tratti, ti costringono ad andare a non più di 30 chilometri orari. Siamo a bordo di una Fiat Fiesta nuovo modello color azzurro metallizzato e ci guardano come marziani: le uniche auto che incontriamo lungo i più di 800 chilometri percorsi ad andare ed altrettanti a tornare sono grossi fuoristrada, i pulmini, le corriere stracariche di persone che trasportano galline, prodotti dell’orto, manufatti artigianali e borsoni da una cittadina all’altra. Sul ciglio della strada decine di persone che camminano, percorrono chilometri e chilometri a piedi, cercano di raggiungere la cittadina più vicina e, se hanno qualche metical, salgono sulle corriere alla fermata prestabilita. Ad ogni fermata donne e uomini offrono frutta, acqua, cibo e ogni genere di conforto: si ammassano ai finestrini della corriera ed ogni transazione avviene attraverso il vetro. Bambini piccolissimi camminano per chissà quale destinazione, magari al seguito di qualche adulto o un fratello più grande. Pensiamo che non abbiamo mai visto bambini di età così piccola che camminano a piedi: il nostro sguardo è abituato ad incrociare i bambini nelle nostre città che fino a tre quattro ani vengono portati nel passeggino. Qui i bambini vengono trasportati sulle spalle in marsupi realizzati artigianalmente con grandi stoffe colorate e stanno abbarbicati sulla schiena delle madri, delle nonne fino a quando non muovono i primi passi. Da allora in poi camminano e non hanno altro sostegno che il loro equilibrio e, qualche volta, la mano di un adulto. Maputo è una città caotica, sospesa tra il passato e futuro, tra povertà e ricchezza improvvisa, tra arretratezza e la tecnologia che arriva senza alcun passaggio intermedio. Questa strana schizofrenia è evidente soprattutto nel resto del Paese: donne che camminano per chilometri, portando sulle spalle un bambino che si sporge per nutrirsi al seno e sulla testa un enorme cesto pieno di oggetti, parlano al telefono cellulare e raggiungono la loro casa di paglia e terra. Subito dopo Ressano Garcia ti accorgi che la vita si svolge lì, in quello spazio aperto attorno ad una minuscola capanna che conserva solo un materasso a terra per passare la notte: fuori la vita di tutti i giorni, con pentoloni posti sul fuoco all’esterno, panni lavati nel lago o nel ruscello e stesi al sole vicino alle palme, bambini che giocano nei paraggi con ciò che trovano sulla strada. I bambini sono bambini soprattutto in Mozambico: dove una ruota si trasforma in un trenino e un tronco abbandonato in un catalizzatore di attenzione per messa dozzina di bambini alti un metro o meno. I bambini ti fanno V con le dita quando passi e qualcuno, soprattutto i più grandi, tendono la mano per chiedere qualche spicciolo. Se sosti in un paesino, si offrono di guardarti l’auto e stanno lì fermi davanti alla macchina per ore finchè non torni per ricevere la loro mancia. Lungo i chilometri che separano da Tofo e daVilanculos il paesaggio cambia radicalmente: dalla vegetazione arida della savana a intere foreste tropicali. Palme e palme a perdita d’occhio mentre un cartello ci avverte che stiamo attraversando il Tropico del Capricorno. Lungo la strada, nelle cittadine e nei mercati gli anziani si contano sulla punta delle dita. In Mozambico la vita media è di 40 ann. Un paese senza anziani

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Commenti
  1. eli_80
    , 2/1/2011 16:36
    Ciao mi chiamo Elisa e vorrei andare in viaggio di nozza in Mozambico, in particolare nell'arcipelago di Bazaruto, puoi darci qualche consiglio su dove alloggiare o altre informazioni utili oltre a quelle che hai già pubblicato?

    Grazie,

    Elisa

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