Penisola Balcanica in moto

Dalle paradisiache spiagge di KRK alle Grotte di Postumia, passando per città, fiordi, montagne e punti panoramici che tolgono il fiato

  • di ilaser2
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

VENERDÌ 11 AGOSTO 2017

“Maaax! Hai chiuso le porte dell’ufficio?” Urlo forte nel casco, già tutta imbragata, microfonata ed incastrata nei bauletti. Max, il mio collega, non mi sente, perché è già in macchina con tutta la famiglia. La sua meta è Varazze. In compenso riesco a stordire mio marito che bestemmia in turco perché: a) è ora non udente a causa mia, b) deve tornare indietro, perché, nella foga della partenza, non abbiamo chiuso c) sa che sono stressata, troppo stressata, mi scordo le cose e faccio casini!

Fino all’ultimo - giusto ieri - siamo stati incerti se partire o non partire. La causa? Problemi di salute in famiglia, che già creano stress, cui si sommano scazzi vari lavorativi, attacchi di panico, overtraining, necessità di fare chiarezza su ciò che si desidera, e altri cento, mille, infiniti sbatti. Questo viaggio dovrà perciò fare miracoli (E li farà!). Partiremo dalla Romagna, poi tappa nel Sud Italia, poi il Sud dell’Albania (il fondo che abbiamo toccato), ci avventureremo all’interno di Bosnia e Serbia (il cuore dei Balcani che batte), per poi riemergere nelle rinfrescanti acque della Croazia (testa nuova e pensieri positivi) e tornare a Milano arricchiti, di nuove esperienze e rigenerati, pronti per un nuovo inizio. Tante potevano essere le opzioni per costruire l’itinerario di questo viaggio. Noi abbiamo scelto di arrivare via nave in Albania e poi risalire, a tappe, rientrando in Italia dalla Slovenia. Facendo lo slalom tra temporali che, dopo settimane di siccità, hanno deciso di palesarsi giusto oggi, raggiungiamo la nostra prima tappa strategico/logistica: sobborghi di Cattolica, B&B comodo autostrada. Sono secoli che non ritornavo sulla Riviera Romagnola e, francamente, mi delude un po’. La trovo triste. I negozi sono, anche qui ormai, tutti indiani e cinesi. Mancano i diciottenni per le strade, sono tutti anziani e mocciosi peggio che in Liguria. Pregustavo una buona piada o un crescione, ma finiamo in un chioschetto che fa un’orrenda bio-piada integrale, volendo anche vegana. Eresia! Un abominio! Io necessito dello strutto!! Mode alimentari maledette e stupide. Anche il B&B è triste: niente bomboloni al mattino, ma un’anonima colazione fai da te con biscotti e brioche confezionate. NCS (NON CI SIAMO).

SABATO 12 AGOSTO 2017

Temporali tutta notte. Mi sveglio alle 6.00, causa nano malefico ospite nella stanza accanto che fa rotolare la qualunque urlando. Piove ancora, ma ho voglia di vedere il mare e sgranchire le chiappe dopo le 4 ore di moto di ieri e le 10 e più che mi aspetteranno oggi. Incurante del dover rimettere le scarpe, bagnate, nel bauletto (Esticazzi!) mi vesto al volo e vado a farmi una corsetta fino in spiaggia. Cerco di sgomberare dalla mente un po’ di nubi, ma quelle, come il temporale, insistono. Alle 9.00 smette di piovere e ci mettiamo subito in strada verso Brindisi: poco traffico e temperatura ideale per viaggiare. Nella nostra discesa dello stivale sino al tacco incontriamo l’Italia del Ferragosto: un tizio sclera perché mette benzina al posto del gasolio (e il benzinaio fa spallucce). Un’intera famiglia si catapulta fuori dall’auto che va in fiamme (!!!!). Una tipa tedesca, visibilmente incinta, urla al telefono perché, presumibilmente, il compagno l’ha mollata lì. Piazzole ed aree di sosta sono ormai pisciatoi per cani (ormai nel nostro Paese, osservo, ci sono più cani che esseri umani. Altra moda che bho, mi lascia perplessa). Più andiamo a Sud più il traffico si dirada ed il caldo aumenta. La Puglia deve essere meravigliosa, ma anche stavolta (la seconda in 10 anni) ci passo ma non mi fermo a lungo. Facciamo solo una tappa nella magica Alberobello, giusto il tempo di un gelato e 2 Selfie, e ci dirigiamo a l porto di Brindisi. Convinti di ritirare al volo i biglietti e poi farci con calma una pizza veniamo, ahinoi, smentiti. Iniziamo col constatare che il terminal non c’è più. C’è un numero di telefono con scritto “Albania”, ma non risponde nessuno. Per sapere dove diamine devo andare incomincio a chiedere ad ogni essere vivente che incontro. La risposta migliore che ottengo è: “Sòtt”

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