Epiro e Ionie, suggestioni e vertigini

In moto tra Lefkada, Meganissi, Itaca, Cefalonia e Zante

  • di artemisia59
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

21 luglio

La giornata è rovente, e neppure viaggiare in moto mitiga la temperatura. Percorriamo i 160 km che ci separano da Ancona in una nuvola di calore. Ma l'umore è alle stelle e, finalmente al porto, dopo il check-in, stringo come un trofeo il cartoncino da esporre sul parabrezza: Igoumenitsa. Il ponte del Cruise Olympia Minoan sarà la nostra camera da letto condivisa: visto il ritardo nella prenotazione, unica sistemazione rimasta disponibile. Evidentemente la campagna mediatica anti-Grecia di quest'anno, non è riuscita nel suo intento. Io sono contenta di questa sistemazione sotto le stelle accarezzati dal vento: attraversare il mare nel buio della notte sapendosi diretti in Grecia e intravedere le coste alla luce dell'alba, è sicuramente più emozionante che non sbucare da una cabina scoprendosi già arrivati.

Sarà un viaggio che ripercorrerà strade già percorse, ma anche strade nuove. Soprattutto toccherà luoghi che sono essi stessi simboli del viaggiare, veri luoghi di culto, viaggi nel viaggio: l'Acheronte e la discesa nell'Aldilà; la Rupe Bianca di Lefkada, testimone del salto senza ritorno di Saffo; Itaca, l'isola ritrovata di Ulisse, il grande peregrinatore; poi Zante, l'isola mai più rivista dall'esiliato Foscolo.

L'EPIRO

Lo sbarco ad Igoumenitsa ha sempre il sapore del ritorno e insieme dell'avventura. La moto salta quasi dal ponte del traghetto, e, impaziente imbocca la strada costiera verso sud, deserta, come sempre. Siamo diretti ad Ammoudià, 50 km a sud di Igoumenitsa, il punto in cui il sacro Acheronte sfocia nel mare. ”Rupe ivi s'alza, dove due fiumi s'urtano tra loro rumoreggiando, e uniti nell'Acheronte cadono: Cocito, ramo dello Stige, e Piriflegetonte”...”Là dove vive il popolo dei Cimmeri, avvolti dalla nebbia e dal buio eterno” (Omero, Odissea) Dalla statale si imbocca sulla destra un piccolo bivio che dà su una strada solo inizialmente brecciata: percorrendola verso il paese, il panorama si apre sui prati solcati da zone paludose, porte di mondi misteriosi... Se la suggestione non giocasse un ruolo determinante, Ammoudià non sarebbe che un paesino come tanti: piatto, poche case, qualche taverna, campeggiatori sotto gli alberi alle spalle della spiaggia, camperisti a fianco della foce del fiume. Un clima da avamposto del nulla. Mi piace. Il turismo che lo frequenta è silenzioso e rispettoso; notiamo diversi austriaci. Nonostante il paese sia molto piccolo, riusciamo a perderci e girare in tondo per un po' prima di trovare il nostro studios. Posati gli zaini, non riesco a rinunciare ad un bagno dove immagino approdò la nave di Ulisse, avvistando le stigie paludi: il mio primo bagno greco del 2015. Siamo a meno di una ventina di km da Parga, per cui l'idea è di farci una passeggiata e magari restarvi per cena. E' deliziosa come la ricordavamo. Saliamo al Kastro Veneziano,che si visita liberamente, offrendo bellissimi scorci sul mare e l'isolotto della Panagia Maria, ottimi soggetti fotografici. Ora non ci resterebbe che scegliere un ristorante, ma sgomitando tra le viuzze piene di turisti, io e mio marito ci scambiamo uno sguardo: meglio la tranquilla Ammoudià. Torniamo alla base e ci fermiamo alla Taverna O Pateras, l'ultima delle poche, sull'argine del fiume. La cena è ottima, e ci godiamo pure un colorato tramonto in prima fila. Passeggiamo sul piccolo molo che costeggia da un lato il fiume e dall'altro il mare; l'aria è calda, ferma e surreale. Ci sediamo un po' timorosi sulle sdraio sotto i piccoli ombrelloni in riva al mare, come se di notte ciò fosse vietato come in Italia. Invece non succede nulla: se volessimo, potremmo anche dormirci su queste sdraio.

Il mattino dopo, dal centro del paese, prendiamo la strada per Mesopotamos verso Nekromanteion, l'antico santuario dove l'oracolo si metteva in contatto col mondo dei morti e pronunciava le sue profezie. Entrati nel sito, si deve prima superare ciò che resta delle stanze, diciamo, di anticamera: i dormitori dei pellegrini, la sala di purificazione e quella delle offerte con i grossi vasi. Poi si scendono i gradini che portano nella stanza sotterranea, dove ammetto si percepisca una strana energia. Suggestione. Usciti dal Sito, per le sorgenti dell'Acheronte si prosegue a Nord, indifferentemente verso destra o sinistra, seguendo le indicazioni per Gliki o per Acheronte Springs (poi le strade si congiungono). Noi prendiamo la seconda direzione, godendoci il vento caldo su questa strada di campagna. Arrivati alle sorgenti, troviamo un ombroso parco dove scorre, limpidissimo, il fiume. Non mancano i campeggiatori nei posti più impensati. Immergiamo i piedi nell'acqua gelida e iniziamo a risalire la corrente. Con noi c'è tanta gente, compresi bambini che fanno il bagno. Ad un certo punto pero' l'acqua si fa troppo alta, oltre che freddissima, non abbiamo costume e non possiamo buttarci in acqua con vestiti, zainetti, macchina fotografica, telefono, ecc. Così guardiamo la gola senza poterci entrare. L'emozione è stata ugualmente forte e la deviazione imperdibile

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