Marocco, le quattro città imperiali

Ecco la mia avventura in Marocco

  • di GDA PROJECT
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 
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Ciao a tutti, sono Gabriele e voglio raccontarvi, come voi avete fatto con me, il mio viaggio. Sinceramente non vorrei che il mio scritto fosse redatto come se fosse una guida tecnica di posti o monumenti in particolare. Voglio fare capire ai più scettici quanto questa terra speciale possa offrire ai propri turisti. E’ stato il mio primo vero tour in un paese islamico, ed è stato al dir poco affascinante. Perché? Bhè, perché il Marocco è pieno di una storia fatta d’arte, animali esotici per le strade e nei mercati, sfarzo imperiale, bronzo, guerre di territorio, spezie ed erbe, deboli e grandi insediamenti, gesso, mura, religione, vicoli, artigianato, mosaici e cedro ma, specialmente, il Marocco è immerso nei colori e nella veridicità! Le quattro città imperiali appartengono alla storia del Paese e ai loro quattro colori che le distinguono. Tutti appartengono e vengono inglobati nel giallo, il colore del sole.

Con un volo Ryan da Orio, io e Giulia atterriamo a Marrakech, città che dopo aver visto le altre tre, 30-40 anni fa deve essere stata una splendida realtà. Purtroppo ora c’è molto turismo, affascinante dal punto di vista urbanistico è però intrisa da quella sensazione del “fare affari su gli stranieri” che poco ci piace, ma iniziare dalla capitale del turismo non ha poi fatto cosi male; abbiamo capito sin da subito chi sono i marocchini, cosa vogliono fare del turismo, come si vogliono comportare per il loro futuro prossimo. Ho risposto a tante domande, di amici e parenti, ma quella più comune, che immagino sia anche nella vostra testa è: ma è vero che è un popolo appiccicoso, invadente e insistente? Si è verissimo, pazienza ci vuole pazienza, perché se l’avrete verrete ripagati a dovere, proprio da quelle persone che vi hanno rotto le scatole 5 minuti prima, chiedete cosa volete e l’avrete, al giusto prezzo s’intende; non sono mai stati violenti ne ci hanno mai importunati. Possiamo chiamarlo sesto senso se volete, chiamatelo come vi piace di più, guardate negli occhi chi vi sta di fronte, oppure guardate dentro il suo negozio o banco, prendete il più possibile da quella situazione, scrutate tutto quello che può portare beneficio a voi e alle vostre aspettative e poi buttatevi nella mischia rischiando con loro, è la popolazione più sfrontata che io abbia mai conosciuto e ricordatevi sempre che siete voi, nella loro casa. Appena arrivati a Marrakech, ci siamo fatti accompagnare al Riad da un taxi prenotato tramite la rete, e per la strada, abbiamo incrociato lo sguardo della prima bambina: in effetti il grande sorriso che ci ha regalato, lo ha fatto in risposta al nostro, stavamo bene, desideravamo questo viaggio, sorridete, siate felici di perdervi in tutta questa diversità, loro desiderano solo questo: rispetto, soldi e serenità, si vede, si percepisce, amano gli Italiani, perché raccontano essere il popolo più vicino a loro, hanno capito di avere una fortuna turistica tra le mani, e la vogliono sfruttare.

Prendiamo un treno per Rabat la capitale, bella, sicuramente da visitare, non la salterei mai, come ho letto in qualche diario, per fortuna ci siamo stati, una città che a confronto con le altre sfigura. Medina più piccola, poca voglia di turisti, tanto traffico ma assolutamente da vedere. L’energia sentita nei giorni successivi però non ha paragoni, il viaggio infatti, deve ancora trasmettere le emozioni più forti, si perché le ultime due città imperiali, sono le più autentiche.

Meknes, dimenticata dal governo Marocchino, meno turisti, più sporca per le strade, ma di uno splendore architettonico inimmaginabile, cruda, reale, viva, marocchina al massimo. Non ho voglia di fare taglia e incolla con nomi di monumenti, porte o Mederse da visitare assolutamente, per queste info potete aprire qualsiasi guida e trovarle. In Marocco dovete perdervi nei vicoli, non dovete sperare che non succeda mai, ci sarà sempre qualcuno che vi aiuterà a ritrovare la strada, consiglio vivamente di non girare al buio nel suq, ne a Meknes ne a Fes ne a Rabat, solo a Marrakech potete farlo, credetemi, se non volete cacciarvi nei guai cercate di stare nelle piazze quando cala la notte, perché le luci della medina di notte si devono assolutamente vedere ma con intelligenza, sono particolarmente affascinanti. Ne io ne Giulia le dimenticheremo mai, incredibili enormi porte sulla piazza principale a Meknes. La piccola città arroccata è la più autentica di tutte gli artigiani lavorano veramente ancora per le strade, dico veramente perché nelle altre città è solo finzione, corrono per arrivare prima del turista e mettersi nelle loro postazioni per venderti il solito olio d’argan, (comunque da comprare, ma consiglio non quello speziato per i turisti). A Meknes abbiamo visto persino un signore che a petto nudo era davanti alla bocca del forno di un Hamman, era li per tenere vivo il fuoco con della segatura, lo riforniva solo quando il campanello all’interno del bagno squillava, facendo capire all’uomo che era l’ora del calore, lui ovviamente era sulla strada ma noi eravamo gli unici sulla strada che lo guardavamo. Gli abbiamo chiesto una foto ma purtroppo non ci ha lasciato, la religione e il rispetto per loro è importante, chiedete prima, i giovani non hanno problemi ad essere immortalati, specialmente se possono abbracciare in foto una cosi bella ragazza come la mia compagna di viaggio Giulia

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