In giro col Trenino Rosso del Bernina

Due giorni tra le montagne svizzere con il treno più famoso d'Europa

  • di us01234
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Io e Laura abbiamo scelto per il Carnevale di fuggire dai carri e maschere e abbiamo puntato il mirino sul Trenino Rosso del Bernina. Approfittando di un cofanetto regalo abbiamo prenotato due notti all’agriturismo “Al Castagneto” (www.alcastagneto.eu) a Mazzo di Valtellina. Si parte da Savigliano (Cuneo) con la nostra Golf già maggiorenne, è il suo ultimo viaggio con noi, sarà sostituita da una sorella minore, stesso colore, stesso allestimento. Sono uno che cambia, io!

Prima tappa: Lecco. Innanzitutto occhio ai parcheggi! I vigili urbani sono attentissimi e implacabili, devo ringraziare un lecchese che mi ha fatto notare di aver parcheggiato in divieto di sosta. Va detto che il cartello sul lungolago è sinceramente incomprensibile, ricordate quei segnali con divieto di sosta nei giorni pari e dispari? Una roba del genere. Col portafoglio integro cominciamo a girovagare per il centro. Lecco è una bella città, un lungolago ampio, piazze e piazzette totalmente pedonali la rendono molto gradevole. Vivere con un’insegnate di italiano ha il suo prezzo: Lecco e dintorni sono i luoghi manzoniani per eccellenza e quindi... via! Alla ricerca del borgo di Pescarenico, da dove Lucia è partita snocciolando l’“Addio ai monti”. Mezzora di camminata per arrivare al borgo. Laura perdonami, niente di che. Quattro barche in secca ed una passeggiata, con vista su un ponte stradale molto poco poetico. Faccio un po’ di foto, cercando di evitare di immortalare il ponte (ho guardato le foto: non ci sono riuscito) e si torna verso Lecco per mangiare. Almeno l’ora e più di passeggiata hanno creato un piacevole buco allo stomaco. In pieno centro scegliamo un ristorante turistico: “Da Azzeccagarbugli” (Manzoni non ci abbandona neanche a pranzo). Un risotto io ed una bresaola Laura vanno a colmare quasi tutto il buco aperto dalla passeggiata e siamo pronti a ripartire per la Valtellina. Bello mangiare all’aperto il 26 di febbraio. Purtroppo la superstrada che costeggia il lago non permette di ammirare molto il paesaggio, decine di gallerie accorciano il tempo di viaggio ma lo rendono meno piacevole. Seguo fedele le indicazione del navigatore e giunti a Mazzo comincio a girare a destra, sinistra, destra ed all’ultima svolta: una folgorazione! Un cartello portava la scritta “Passo del Mortirolo”. Io sono un ciclista da divano e questa salita è il Maracanà del ciclismo. Mi sono commosso. Per me la gita era già totalmente appagante. Ci inerpichiamo per quattro chilometri su questo suolo sacro ed arriviamo a destinazione. Un gran bel posto, una casa in pietra con vista sulla valle. Ci viene consegnata la chiave di una camera molto grande, con uso cucina. A cena non potevano mancare i Pizzoccheri, molto molto buoni ed un tagliere di salumi e formaggi. Belli satolli e con il colesterolo che ormai avrà raggiunto vette siderali, andiamo a dormire.

Trenino Rosso del Bernina

Tramite il sito (www.trenino-rosso-bernina.it) avevo prenotato sia i biglietti che i posti sulla carrozza panoramica per il treno delle 9. Il Trenino è l’attrazione, non il mezzo per raggiungere l’attrazione. Quindi è molto consigliabile non perderlo… e noi l’abbiamo perso. L’età sta facendo già i suoi danni. Il treno parte da Tirano e noi ci siamo messi, già in ritardo, a cercare la stazione nel paese al fondo del Mortirolo. Peccato che quel paese non fosse Tirano, ma, come ho già detto, Mazzo di Valtellina a 10 km dalla stazione… Dopo essermi fatto una bella figura da cioccolataio con un signore che mi ha ricordato di non essere nel posto giusto, partiamo verso la giusta destinazione. Ma arriviamo 10 minuti dopo la partenza del treno su cui eravamo prenotati. Niente panico, alle 9:40 saliamo sul treno successivo, su una carrozza normale. I soldi della prenotazione? Beneficenza alle Ferrovie Retiche. Il trenino fa un percorso di 2h e mezza da Tirano e St. Moritz valicando il Passo Bernina. Ed è proprio un bel viaggio. I primi chilometri li si percorre come fossimo in automobile: il trenino attraversa il centro di Tirano passando per le strade. Si passa davanti alla Basilica di San Lorenzo, poi su per le strade fino ad uscire dalla città. A Brusio si passa sotto, e poi sopra, il viadotto elicoidale. Un cerchio che permette di salire di 30 metri di dislivello. Quanto di più simile ad un plastico dei trenini elettrici. Dopo Brusio il treno comincia la sua salita e dopo un bel passaggio lungo un lago (località, udite udite, Miralago) parzialmente ghiacciato incontriamo la neve. Lo spettacolo più bello lo si incontra al passo Bernina (stazione Ospizio Bernina). La giornata è molto bella quindi si apprezzano facilmente e pienamente sia la corona dei monti, con il Piz Palù (chi ha visto Bastardi senza gloria forse lo ricorda) e il Piz Bernina a farla da protagonisti, sia il lago ghiacciato. Ora si scende, ogni tanto incrociamo altri treni che salgono e per farlo ci si ferma: la ferrovia è a binario unico

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