Sconfinata Mongolia
Lunedì 10 agosto Eccoci riuniti tutti 9 alla Malpensa. Finalmente si parte. Sono 2 anni che pensiamo a questo viaggio e non mi sembra vero che fra poche ore saremo a Ulaan Baatar, la capitale. Ad aspettarci all’aeroporto di Ulaan ci sono Bilegt, la titolare della guesthouse, e i due autisti. Sono le sei del mattino e siamo tutti stanchi e assonnati, non tutti hanno dormito in aereo, comunque non abbastanza. Bilegt ci avvisa subito che dovremo dividerci perché nell’appartamentino non ci stiamo tutti 9 perciò una coppia, Silvia e Vanni, dovrà andare a casa sua dove ha una stanza in più. Dicevo appartamentino perché in effetti la guesthouse è al terzo piano di un palazzo ed è composta da due appartamentini. Il nostro ha due camere, una cucina e due bagni. Nella stanza più piccola ci sono due letti da una piazza e nell’altra, appoggiati alla parete in fondo, ci sono 5 materassi uno sopra l’altro e sul mobiletto, a destra dell’entrata, c’è una pila di lenzuola frasche di bucato. La nostra padrona di casa si scusa per la spartana sistemazione e dice che domani ci sistemerà meglio. Bilegt mi consegna le chiavi dell’appartamento, ci raccomanda di dormire e ci da appuntamento alle 13 per andare all’ufficio di cambio. Puntualissima all’una del pomeriggio suona alla porta e con lei ci sono anche Vanni e Silvia, siamo pronti anche noi per cui si parte. Arrivati all’ufficio suddetto cambiamo 200 Euro a testa che andranno nella cassa comune e poi chiediamo a Bilegt se, durante il tour, avremo ancora la possibilità di cambiare denaro e lei, ridendo di gusto, risponde che abbiamo denaro a sufficienza per tutto il periodo del viaggio anzi,ne avanzeremo anche. Adesso che abbiamo espletato tutte le formalità pratiche possiamo partire con il nostro programma. Prima tappa è la visita al monastero più grande della Mongolia, Gandan Kiid, ci giriamo per salutare e ringraziare Bilegt ma, con grande sorpresa, ci dice che questo pomeriggio volentieri lo dedica a noi di modo che non perdiamo tempo a cercare i luoghi di interesse che abbiamo scelto. Per noi è un privilegio averla come guida, non lo avremmo mai preteso.
Oggi siamo proprio fortunati. Visitato il monastero ci dirigiamo verso il palazzo bianco e una folla, vestita in modo elegante, viene verso di noi. La più parte indossa il costume mongolo e la nostra guida ci dice che è uno sposalizio e che quelli in centro con il cappello sono gli sposi e noi li abbiamo immortalati subito. Sarebbe stato bello arrivare in tempo alla funzione, non mi è mai capitato di assistere a un matrimonio buddista.
Non molto lontano da qui si trova la ger dello Sciamano, come non approfittarne per una visita e chissà forse soddisfare qualche nostra curiosità? Prima di entrare Bilegt ci chiede se abbiamo qualche specifica domanda da fare perché lui riceve solo se si ha qualcosa d’importante da chiedere, ma noi tutti rispondiamo che no non abbiamo niente di specifico da chiedere, solo così, qualcosa in generale e magari un augurio per il nostro viaggio. Lei arriccia il naso e poi racconta che una signora francese qualche tempo fa gli ha mandato una mail chiedendo se la poteva ricevere perché aveva un quesito da porgli e glielo disse. Lui molto gentilmente le rispose di pur rimanere in Francia perché la sua domanda non era sufficientemente interessante da pretendere una risposta. Ci stavamo perdendo di coraggio quando Bilegt sorridendo dice:” Proviamo “. Nella ger dello Sciamano si accede tramite una porticina in legno chiaro, tanto piccola da doversi chinare per non sbattere la testa. E’ una bellissima giornata piena di sole e all’interno l’unica apertura oltre l’entrata è un lucernario al culmine del tetto da dove passa il tubo della stufa, perciò bisogna abituare l’occhio al buio, ma Bilegt che già conosce la ger ci fa sedere su delle sedie poste proprio di fronte allo Sciamano. L’interno è molto spazioso forse perché di mobilia non ce n’è se togliamo la sua scrivania e due o tre file di sedie. Mi vien da dire in un angolo ma qui di angoli non ce ne sono è un perfetto cerchio quindi dirò che accovacciate nella parte destra dell’ abitazione ci sono due donne e la più giovane ha un bimbo in braccio. Lui, seduto alla sua scrivania, porta lunghi capelli color cenere e neanche tanto puliti e a me sembra che abbia un espressione molto annoiata, dico mi sembra perché fra noi e lui c’è una bella distanza e magari mi confondo o forse no perché a una domanda di Martina sa solo dire che la risposta la deve trovare dentro di lei e che è inutile chiedere a un prete o a uno Sciamano, solo lei conosce la risposta e però bisogna saper bilanciare bene la tecnologia moderna con la storia. Avevamo infatti notato che davanti a lui c’era uno degli ultimi modelli di cellulare e sulla sinistra un p.C. Gli chiediamo se ci fa un augurio per il nostro viaggio e ci risponde che certo che andrà bene in quanto abbiamo scelto un percorso storico. A questo punto salutiamo e ringraziamo e un po’ delusi guadagniamo l’uscita