Milano... mai vista!

Tour circolare dalla stazione Cadorna: il cuore della metropoli lombarda, tra palazzi, chiese e musei. Ingegno, innovazione e arte in una città (sorprendentemente) ad alta vocazione turistica…

  • di Syusy
    pubblicato il
 

Si viaggia tanto in giro per il mondo e per l’Italia. Nel week-end si scappa (forse a ragione) dalle grandi metropoli. Ma faremo bene? Milano, per esempio, è stata plasmata da menti così geniali che mi fanno pensare a Leonardo Da Vinci, genio e intelligenza per antonomasia. Comincio a guardarmi attorno appena fuori dalla stazione, che insieme a Piazzale Cadorna è stata ripensata da una famosa architetta milanese. La conosciamo davvero, Milano? Io conosco una Milano operosa, una Milano che briga, una Milano che fa l’Expo, una “Milano nordica” che non si ferma mai e una Milano dove – ogni tanto – c’è persino il sole. Mi accorgo però di non averla mai conosciuta a fondo per storia, bellezza o arte, e ciò nonostante non l’ho mai presa in considerazione come meta turistica. Dunque è giunto il momento di farlo, iniziando con Gae Aulenti, che ridefinì gli spazi vitali della stazione e del celebre piazzale da dove è iniziata la mia trasferta meneghina. Qua mi imbatto nella famosa scultura L’Ago, il filo e il Nodo, una delle opere più discusse di Milano degli ultimi tempi. Pur nella sua semplicità, non è di facile interpretazione: il filo colorato rappresenta sicuramente la metropolitana che passa nel sottosuolo con le sue tre linee, gialla, rossa e verde, mentre le volute un po’ serpentesche ricordano il simbolo araldico degli Sforza. E poi naturalmente l’operosità di Milano, che nasce anticamente dalla capacità di lavorare la seta e i tessuti con l’abilità dei suoi sarti.

Il lato B del Duomo

Qui alla stazione Cadorna c’è il deposito delle biciclette del Comune. Ne prendo una e arrivo fino a Porta Nuova nel quartiere Garibaldi, nella nuova piazza al centro dei grattacieli, guarda caso Piazza Gae Aulenti. Parto dall’immagine più tradizionale della città meneghina e lo faccio sempre in bicicletta. Arrivo al Duomo, che ti colpisce innanzitutto per la sua mole. Per Milano un gotico d’Oltralpe è cosa un po’ strana, in Italia non ce ne sono altri esempi, è unico. Ma per cogliere il vero stile gotico non bisogna guardare la facciata, ma l’abside, cioè osservare il retro. Cosa? La parte migliore sarebbe il retro?! Certo, e non tutti lo sanno! La prima pietra fu posta nel 1386 proprio nella parte absidale: i lavori cominciarono da qui e prima di mettere mano alla facciata è passato più di un secolo (fu conclusa poi nel 1500), vista la mole della costruzione. Infatti le porte del pian terreno hanno uno stile quasi michelangiolesco, rinascimentale, non c’è più il sesto acuto.

Le vie del marmo

Ma c’è una curiosità: a un certo momento il sesto acuto torna in alto perché Napoleone, che da uomo del Nord amava il gotico, fece completare la facciata rispettando i dettami cardine dello stile. Tra l’altro il generale Bonaparte doveva essere incoronato in Duomo, ma non se ne fece nulla per via dei ritardi nella costruzione. Il marmo utilizzato per i lavori del Duomo arriva da Candoglia sul Lago Maggiore: si tratta di una pietra importante, donata dagli Sforza alla Veneranda Fabbrica del Duomo alla fine del Quattrocento. C’è da chiedersi come abbiano fatto a trasportare fin qui tutto quel marmo, ma la risposta è “scritta nell’acqua” ed è proprio questa la genialità dei milanesi (con lo zampino di Leonardo)! Il marmo arrivò a Milano velocemente e senza grande sforzo sfruttando la corrente dal Lago Maggiore, passando sul fiume Ticino e quindi sul Naviglio Grande

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