Il Messico secondo me un po' diario un po' guida

Ecco qui il resoconto del mio viaggio in Messico dal 9 al 19 aprile 2006. Sono stata – da sola – a Città del Messico fino al 13 e poi a Monterrey ospite da amici. È stato un viaggio che ...

  • di Vilma Moioli
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: da solo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Ecco qui il resoconto del mio viaggio in Messico dal 9 al 19 aprile 2006. Sono stata – da sola – a Città del Messico fino al 13 e poi a Monterrey ospite da amici.

È stato un viaggio che mi ha coinvolto molto dal punto di vista emozionale, soprattutto perché ho dovuto misurarmi con me stessa per il periodo in cui sono rimasta sola. Ce l’ho fatta e ne sono molto felice.

9 aprile 2006 si parte L’aeroporto di Linate, alle 6,30 di mattina, è praticamente vuoto. Nessun problema a checkin ed alle 8,30 puntuale il volo parte per Madrid, dove ci sono due ore di sosta prima della partenza per Città del Messico.

Puntualissimi arriviamo all’aeroporto Barajas. Il borsone a mano pesa un sacco, ora che ho aggiunto anche la giacca e l’impermeabile (la prossima volta userò il trolley!!!).

Guardo il biglietto: uscita S. Bene. Cerco i cartelli RSU con le frecce e sopra le lettere ci sono dei numeri, in particolare sopra la S c’è scritto 25 min.

25 min? e cosa vuol dire? L’aeroporto è molto grande, luminoso, nuovo, pulito. Continuo a camminare e ritrovo le indicazioni con un cambio: S 22 min.

Possibile che sia il tempo per arrivarci? Mi sembra così strano!!! Salgo e scendo da scale mobili finché non arrivo ad una navetta, che passa proprio in quel momento.

Quando scendo, ci sono solo altri 7 min. Vabbè, non ci ho impiegato 25 minuti, però 15 tutti. Ripenso a quello che aveva scritto un ragazzo riguardo al suo viaggio in Messico, dove diceva che a Madrid era impazzito per il checkin... Meno male che io avevo tempo! Finalmente arrivano le 12 e ci si mette in fila per salire sull’aereo; ho scelto un posto vicino al finestrino e vale davvero la pena passare il tempo guardando fuori dall’oblò: il paesaggio spagnolo è molto bello, ma anche l’Atlantico, così agitato da dare l’impressione che le onde siano pezzi di ghiaccio, per non parlare della costa americana e degli atolli... Uno spettacolo.

Abbiamo raggiunto il continente americano, ma per arrivare in Messico ci vogliono ancora tre ore. Mi aspettavo di vedere il golfo dall’alto ed invece voliamo troppo in basso perché ci possa essere tale visuale (“solo” 2000 metri)... E finalmente la terra! È diversa da quella spagnola, il colore predominante è il marrone chiaro, come di erba bruciata dal sole, tante montagne solcate da profondi canaloni che probabilmente un tempo ospitavano ghiacciai, dato che le vallate sono arrotondate e non scavate come quelle dei fiumi. Ma sono tutte congetture.

Superiamo città più o meno grandi adagiate nelle vallate e finalmente eccoci arrivati a Città del Messico: una città sterminata, case arrampicate fin quasi alla cima di montagne e giù lungo i fianchi, case, case, case di tutti i colori... Gialle, verdi, azzurre, rosse, arancione... Case basse ed in fianco le montagne, strade percorse da poche automobili, non pare di essere a 2230 metri.

Atterriamo puntualissimi alle cinque e mezza (mezzanotte passata ora italiana), però c’è chiaro e l’eccitazione dell’arrivo non mi fa sentire il sonno. Mi metto in coda – un serpentone lunghissimo... Ma quanti eravamo sull’aereo? – per passare la dogana, consegno il passaporto ed il visto di soggiorno che ho compilato sull’aereo. Raccomandano di non perderlo, in caso contrario si dovranno pagare 42 dollari americani di penalità! Oltrepassata la dogana, vado in cerca dei bagagli, ma il nastro è praticamente vuoto: che non l’abbiano ancora scaricato??? Poi mi guardo intorno e memore del racconto di qualcuno che aveva detto che i bagagli lo stavano aspettando, trovo la mia valigia. È rossa e si riconosce facilmente

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