Tra fascino e splendore

NEW YORK – MESSICO AGOSTO 2002 Finalmente, dopo tanto tempo, la meta sognata da tutti noi è arrivata, NEW YORK. Fortunatamente lo scalo della grande mela ha coincidenze con molti stati caraibici,bastava sceglierne uno e, visto che l’anno prima io ...

  • di cadillactrip
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: 3500
 

NEW YORK – MESSICO AGOSTO 2002 Finalmente, dopo tanto tempo, la meta sognata da tutti noi è arrivata, NEW YORK. Fortunatamente lo scalo della grande mela ha coincidenze con molti stati caraibici,bastava sceglierne uno e, visto che l’anno prima io e Patrick, siamo rimasti affascinati dallo Yucatàn, abbiamo subito associato la parola Caraibi al Messico, proposta agli altri, in men che non si dica abbiamo comprato il biglietto al prezzo di 780 euro e, il 15 agosto, mettevamo piede negli States.

Le procedure d’entrata, dopo l’ 11 settembre, sono diventate molto rigorose, a tal punto da costringerci ad un’ ora e mezza di fila ( sti cazzi, stavamo in America ). Trovato un minivan ( quest’anno siamo partiti in sei ) per la modica cifra di 70 dollari, ci siamo fatti portare in Hotel, per la prima volta lo abbiamo prenotato su internet e, proprio per questo, avevamo la paura di trovare qualche sorpresina. Quando il taxi si è fermato tra la 38th e l’ 8th, il dubbio sembrava essere diventato realtà, al numero civico che stavamo cercando c’era un fioraio con lo stesso nome dell’albergo, PANICO TOTALE !!! Fortunatamente, tra una pianta di gelsomino ed un’ altra di magnolia, si intravedeva una porta tutta nera, senza scritte, senza citofono, senza numero civico e con l’ingresso dall’ altro lato del marciapiede... MA DOVE CAZZO ABBIAMO PRENOTATO! Qualcuno esclamo ( Peppe ). Tutto sommato non era male, carino, pulito e soprattutto in pieno centro di Manhattan. Dalla finestra potevamo vedere il MADISON SQUARE GARDEN e Le poste ( che non sono proprio come quelle delle nostre città, quella di NYC si estende per due isolati ).

L’hotel si chiama STAR CHELSEA HOTEL ed è facilmente visibile sulla rete. Avendo solo tre giorni ci siamo dati subito da fare, era caldissimo ( soprattutto in metropolitana ), ma la voglia di scoprire la grande mela rendeva i nostri corpi ancora più caldi. Siamo saliti sopra l’EMPIRE, il grattacielo più alto dopo la caduta delle torri, il costo dell’ascensore è di 9 dollari ma, anche se caro, sfido chiunque a trovare volontari in grado di salire per 106 piani a piedi. La vista è fantastica ed il vento che soffia sulle gabbie di protezione è fortissimo. La sera siamo andati in giro, il centro si gira benissimo a piedi e non è assolutamente pericoloso come alcuni film vogliono farci credere. TIME SQUARE è qualcosa di indescrivibile, bisogna prepararsi mentalmente per affrontare questo spettacolo. Le luci sono imponenti, maxi schermi che trasmettono in diretta le quotazioni della borsa, negozi giganti, ( c’è perfino un negozio di giocattoli con all’interno una ruota panoramica) grattacieli talmente esagerati che non si riesce a vedere cosa c’è dopo, artisti di strada che suonano e danzano, automobili mai viste oppure solo sognate ( la più piccola che abbiamo visto è una LEXUS da 80.000 dollari ), L’ HUMMER, ma l’avete mai vista da vicino? E’ talmente esagerata che sembra veramente dire levati dalle palle, gli X5 della B M W trasformati in limousine... che dire THAT’S AMORE.

Il giorno seguente ci siamo subito catapultati nella realtà Newyorkese, ovvero WALL STREET. E’ incredibile vedere quanta gente lavora freneticamente vestita in giacca e cravatta, dopo qualche foto di rito abbiamo continuato i nostri giri, LITTLE ITALY, che di Italiano non ha più niente, LA STATUA DELLA LIBERTA’, che credevamo essere molto più grande, CENTRAL PARK, un vero e proprio rettangolo di verde in mezzo ai grattacieli, BROOKLYN, con il su ponte immenso e maestoso, ROCKEFELLER CENTER, dove, tutti gli anni nel periodo di natale, viene allestita una pista di ghiaccio per far pattinare grandi e piccini, la 42th STREET, una via lunghissima dove tutti i grattacieli sono allineati sia in verticale che in orizzontale, un vero sballo per gli occhi. Nonostante tutti questi luoghi magici, il nostro pensiero era costantemente fisso sul WORLD TRADE CENTER, luogo che meno di un anno fa compariva in diretta su tutte le televisioni mondiali. I primi minuti sono stati strani, trovarsi di fronte ad un immensa voragine fa paura, ma poi passata l’emozione ci siamo resi conto che anche GROUND ZERO è diventato un businnes. Tutto fa brodo in America e così è facile trovare bancarelle che vendono foto dei vigili del fuoco immersi nel caos dell’ 11 settembre, carta igienica con disegnato il volto di Bin Laden, adesivi con scritto WE WILL NEVER FORGET, vedendoli ci siamo rimasti un po’ male ma, vedere tristi che queste cose le compravano, ci hanno fatto veramente schifo ma, alla fine, se li vendono, vuol dire che qualcuno li compra. La sera siamo andati allo stadio a vedere una partita di BASEBALL, una fissa. Lo stadio è enorme, molto più grande dei nostri stadi di calcio, la partita è stata disputata tra METS e DODGERS con il risultato di 2 – 1 per i padroni di casa. La cosa che abbiamo notato di più e che ai tifosi della partita non gli fregava un cazzo. La partita è iniziata alle 7 ma i tifosi allo stadio sono arrivati alle 9.30 e, invece di guardare la partita, mangiavano di tutto, dagli hot dog ( 4 dollari ) alla pizza ( 3 dollari ). Dopo 4 ore di partita l’incontro era ancora al settimo inning così, stremati dalla fame, siamo andati a mangiare da SBARRO, una sorta di paninoteca italiana dove, si spende poco... ma si mangia anche poco. La mattina acquistati gli ultimi souvenires, abbiamo lasciato l’ incredibile New York per il Messico dove, oltre a tanto mare, ci ha regalato delle notti indimenticabili

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