Alla scoperta dei Maya

Viaggio in completa autonomia tra spettacolari piramidi Maya, paesaggi mozzafiato, autentiche bellezze della natura, cenotes e tante persone, sempre sorridenti e disponibili

  • di dariaegiorgio
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro

26/12/2016

Di buon mattino partiamo diretti per il sito di Chichen Itza. Alle 8 puntuali siamo al sito e ci mettiamo in coda per entrare nel parcheggio. Appena entrati, ecco ergersi di fronte a noi, in tutta la sua imponenza, El Castillo. Si tratta in pratica di un grandioso calendario Maya, costruito in pietra. Ognuno dei nove livelli di cui è costituito è diviso in due parti da una scalinata, formando così diciotto terrazze separate che rappresentano i diciotto mesi di venti giorni dell’anno Maya. Le quattro scalinate hanno novantun gradini ciascuna che, sommati alla piattaforma sulla sommità, danno un totale di trecentosessantacinque, il numero dei giorni dell’anno. Su tutte le guide risulta che El Castillo sia una delle Sette Meraviglie del Mondo Moderno e sicuramente le imponenti opere di restauro ne hanno riportato alla luce la bellezza e la grandiosità, ma in me, sinceramente, non è riuscito a suscitare emozioni particolari. Ci spostiamo poi nella spianata poco distante destinata al gioco della palla e denominata infatti “Gran Juego de pelota”. Il campo è delimitato da alti muri con enormi anelli di pietra fissati in alto. Sembra infatti che i giocatori dovessero proprio farvi entrare la palla, ma rispettando regole ben precise: vietato l’uso delle mani e offerta, in sacrificio agli dei, dei giocatori perdenti. I rilievi in pietra lungo i muri del campo testimoniano che questi ultimi venissero addirittura decapitati! L’acustica del campo è straordinaria: abbiamo provato a battere le mani e si è sentita un’eco forte e ripetuta. Eccoci giunti alla Platorma de Los Craneos, contornata da incisioni di teschi e aquile che dilaniano il petto degli uomini per divorarne il cuore. Qui venivano infatti esposte le teste delle vittime sacrificate. Vicino si trova la Plataforma de Las Aquilas y Los Jaguares con sculture rappresentanti questi animali che stringono cuori umani tra i loro artigli. Percorriamo in seguito un sentiero dissestato in pietra e raggiungiamo così il Sacro Cenote: qui nel secolo scorso furono effettuati numerosi lavori che riportarono alla luce grandi quantità di ossa umane, oltre che a gioielli e manufatti d’oro e di giada. Si è quindi ipotizzato che in questo cenote venissero costrette ad un tuffo eterno molte persone di ogni età e ceto sociale. Attualmente l’acqua è piuttosto torbida ed è circondata da un groviglio di piante rampicanti. E’ impressionante immaginare le scene di terrore e morte che si svolsero in questo luogo! Intanto lungo tutti i sentieri del sito archeologico centinaia di locali hanno allestito le loro bancarelle ed espongono souvenir di ogni tipo.

Nonostante i buoni propositi di seguire i consigli dei viaggiatori esperti di fare acquisti in Chiapas piuttosto che in Yucatan, non resisto alla tentazione ed inizio così a chiedere prezzi, contrattare e comprare! Passeggiando, arriviamo al Grupo de Las Mil Columnas e poco distante ai resti del Bano de Vapor con una fornace sotterranea ed un sistema di scolo delle acque. Ecco poi di fronte a noi El Osario, detto anche Tumba del Gran Sacerdote dove spiccano le teste di serpente scolpite alla base delle sue scalinate. Il suo nome è dovuto al fatto che al suo interno è stata rinvenuta una camera funeraria con sette tombe contenenti resti umani. Raggiungiamo El Caracol, l’osservatorio astronomico, uno degli edifici più importanti di tutta Chichen Itza, peccato però che non sia consentito entrarvi all’interno. I suoi quattro portali sono decorati con maschere del dio Chac. Qui i sacerdoti osservavano le stelle e stabilivano quali fossero i momenti propizi per i loro rituali, le celebrazioni, la semina e i raccolti. La nostra visita continua, mentre la temperatura inizia ad alzarsi: ora fa veramente caldo! Giungiamo quindi all’Edificio de Las Monjas: era probabilmente un palazzo dell’aristocrazia Maya con una miriade di sale che forse ricordò ai Conquistadores i conventi europei; il che spiegherebbe il suo nome. Nei paraggi si trova anche l’iglesia, quasi interamente ricoperta di incisioni. Concludiamo la nostra visita, curiosando tra le bancarelle dai mille souvenir e ovviamente compriamo ancora qualcosa!

Usciti dal sito, percorriamo la strada alla ricerca di un ristorante del quale ci era stata consegnata la pubblicità ed un buono valido per usufruire del self service a prezzo scontato; intanto ci guardiamo intorno e scattiamo alcune foto agli scorci più caratteristici. Spendiamo veramente poco e mangiamo in abbondanza! Il pranzo viene rallegrato dai balli di due Messicani, a mio parere un po’ ridicoli ed anche insistenti nel richiedere la “propina”, ma anche questo fa parte del Messico! Ripartiamo con direzione Merida. Percorriamo circa 130 Km, raggiungendo così questa grande città coloniale, capitale dello Yucatan. Troviamo con qualche difficoltà la camera prenotata e ci dirigiamo subito a piedi in centro. Facciamo una breve sosta nella Plaza Grande, caratteristica piazza a forma circolare, che ritroveremo in molti altri centri colonizzati dagli Spagnoli. E’ abbellita da gigantesche piante di alloro, in mezzo alle quali sono sistemate panchine tradizionali ed altre, caratteristiche della zona, a due soli posti, sistemate una di fronte all’altra. Lì vicino si trova la Catedral de San Idelfonso, sorta sulle rovine di un tempio Maya. Gironzoliamo alla ricerca di angoli caratteristici e di un posto dove cenare. Non c’è che l’imbarazzo della scelta; decidiamo di fermarci in un bel locale affollatissimo dove servono piatti tipici, naturalmente molto piccanti. I negozi sono aperti fino a tardi e così passeggiamo per la bella città

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