Messico (Yucatan - Quintana Roo) e Cuba in 15 giorni

Viaggio in auto (e raccomandazioni su come comportarsi con la polizia messicana) tra Cancun, Chichen Itza, Tulum e Playa del Carmen. Poi, volo su Cuba

  • di Crigi
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

IL VIAGGIO ROMA- CANCUN

Partenza da Roma alle 10.30 di mattina con delta airlines, 11 ore di volo fino ad Atlanta che passano velocissimamente con il sistema d’intrattenimento individuale con film e video giochi. Il cibo inoltre è buonissimo, bagni puliti e non affollati nonostante il volo fosse al completo. Il miglior volo di sempre.

Scalo ad Atlanta di 2 ore di cui una trascorsa per il passaggio al controllo passaporti, anche se si tratta di uno scalo negli States, l’ESTA è obbligatoria. Si può fare on line, costa 14 euro e dura 2 anni.

In due ore siamo a Cancun. Andiamo al desk della Fox rent a car per ritirare la macchina, siamo felici di essere arrivati ma vorremmo anche fare presto perché siamo stanchi. Ma la nostra attesa non sarà breve. Al desk non c’è nessuno. Dopo 20 minuti di attesa durante i quali stavo quasi perdendo le speranze di poter recuperare la macchina che avevamo prenotato, arriva l’omino che ci dice che il pulmino per raggiungere l’autonoleggio è fuori. Insieme ad altri turisti arriviamo all’ufficio poco fuori l’aeroporto. Le impiegate per quanto gentili sono lentissime, finite le pratiche aspettiamo un’altra mezz’ora per avere la nostra auto.

CANCUN

Prima notte a Cancun al The Royal Islander – An All Suites Resort, bellissimo! La colazione migliore del Messico. Costa circa 13 euro a testa ma ne vale proprio la pena. La spiaggia bianca e amplissima: se non trovi l'ombrellone il personale addetto ne prende uno e te lo pianta dove preferisci (ma non a riva). Qui acquistiamo anche i biglietti per i parchi Xel-ha, Xcaret ed Xplor con uno sconto di 30 euro complessive per i biglietti per due persone. Quello che ci sorprende subito dello Yucatan è che qui scarseggia l’acqua, non ci sono laghi e fiumi in superficie, per cui al bagno ti chiedono di riporre la carta igienica usata nel cestino e non nel wc.

VALLADOLID e CHICHEN ITZA

Partiamo alla volta di Chichen Itza. Durante il viaggio scopriamo cose molto curiose. Prima di tutto l’autostrada è tutta dritta, non ci sono uscite, ma puoi fare inversione di marcia ogni 17 km, non ci sono stazioni di servizio per cui se finisce la benzina resti lì, ad un certo punto dell’autostrada c’è il casello e, non ci avrei mai creduto, la dogana! Lasciando la zona del Quintana Roo oltre a passare la dogana cambi anche l’orario e torni indietro di un’ora. Noi non lo sapevamo e ce ne siamo resi conto solo il giorno dopo.

Passiamo a visitare la cittadina di Valladolid, città molto piccola con una grande piazza con giardino incorporato. Visitiamo la basilica e lì comincio ad avere una sensazione strana, tutte le statue dei Santi e le icone sono piccole rispetto alle nicchie in cui sono riposte. Scopriremo che è per facilitarne il trasporto sulle navi da parte degli Spagnoli e per enfatizzare l’umiltà dei Santi. Scegliamo un posto dove mangiare tra i tanti che circondano la piazza. E lì chiarisco la sensazione strana che stavo provando: in quel posto ad essere piccole non sono solo le statue, anche le persone sono minuscole! Mi guardo intorno ed io, che conto solo 160 cm di altezza, mi sento un gigante. Alcune persone non arrivano neanche alla mia spalla. Il giorno dopo Juan, la nostra guida a Chichen Itza, ci spiega che il popolo Maya era di statura molto minuta, perfino lui è piccolo anche se è robusto a causa della sua discendenza Maya.

Lasciamo Valladolid per arrivare al Mayaland Hotel & Bungalows, un posto stupendo praticamente dentro il sito archeologico di Chichen Itza, peccato esserci stati solo una notte. Il giorno dopo abbiamo visitato il sito con una guida, Juan Messicano-Maya, che parla benissimo italiano, al costo di 50 euro circa per due ore e mezza biglietti del sito a parte. Tra le meraviglie del sito scopriamo che: la lingua maya e tutt’altro che morta, continua ad essere parlata dai discendenti. Juan stesso ci saluta in lingua maya. Ci dice, anche, che nel gioco della pelota chi vince perde la testa: il vincitore ha l’onore di donare la sua vita attraverso l’atroce rituale della decapitazione compiuto proprio da parte dell’avversario battuto

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