La sposa del Messico

Il viaggio è il momento in cui ognuno di noi lascia la realtà quotidiana e parte alla ricerca del proprio io nascosto. Lo ritroverà negli occhi delle persone, nei colori della natura, nei profumi dell’aria. Il viaggio in Messico è ...

  • di Sormaestro
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  • Viaggiatori: in gruppo
 

Il viaggio è il momento in cui ognuno di noi lascia la realtà quotidiana e parte alla ricerca del proprio io nascosto. Lo ritroverà negli occhi delle persone, nei colori della natura, nei profumi dell’aria. Il viaggio in Messico è tutto questo: un percorso nello spazio, attraverso l’oceano e nel tempo, finalmente svelato ai nostri occhi dalle magnifiche vestigia precolombiane rinvenute alla luce.

Arriviamo di sabato e Città del Messico il sabato si anima di suoni, luci e immagini del meso america: siamo a San Ángel quartiere a sud del centro storico. Un tempo questo paesino ospitava le “case de campo” degli spagnoli: ville in stile coloniale riccamente decorate, massicci portoni in legno intagliato, grate in ferro battuto e strade pavimentate di ciotoli. Intorno, giardini e aiuole fanno da cornice al mercatino degli artisti della città: pittori, scultori, antiquari, rigattieri, catturano lo sguardo dei passanti con la magìa dell’arte. A pochi passi dalla piazza centrale, la Chiesa di San Jacinto. Si sta celebrando una caratteristica cerimonia, tipica per le bambine che compiono i 15 anni di età: in abito bianco, circondate dall’affetto dei propri cari e da composizioni di fiori profumati, ricevono la benedizione della Chiesa in segno di prosperità e salute. Seduti al tavolo della cantina della piazza, gustiamo una fresca marguarita insieme a tacos e tortillas. Si avvicina a me un avventore con il suo baldacchino. Dalla piccola gabbia un canarino fuoriesce, becca dalla scatola ed estrae un biglietto colorato. Ecco il mio futuro, lo prendo per una moneta di pochi pesos, recita che perderò tutto al gioco...

La domenica successiva, di buon ora, saliamo al nord: ci aspetta Nuestra Señora de Guadalupe e non potrebbe essere altrimenti vista la ricorrenza di Santa Maria Assunta. Arrivati, mi colpisce la commistione del sacro rito cristiano, tipico anche del nostro paese, con le danze, i costumi e la musica quasi primordiale che lo accompagnano, segno della credenza indigena ancora molto radicata e sentita. Mi colpisce ancora di più la pendenza della basilica: la grande navata centrale e le due laterali, sono sorrette da un colonnato irregolare per forma ed inclinazione. Violenti smottamenti dovuti al terreno melmoso, minacciano continuamente la stabilità della struttura che, miracolosamente, rimane ancora in piedi dal XVI° secolo e preserva l’immagine della vergine venerata in tutto il paese. Saliamo ancora più a nord, alla ricerca delle possenti piramidi dell’antica città di Teotihuacán. Scelgo di salire su quella della Luna; le scale sono lastre di roccia incastrate una sull’altra, ripide e strette, a malapena danno appoggio ai piedi. Arrivo in cima con il fiatone. Il panorama suggestivo mi ripaga della faticosa scalata; una natura rigogliosa circonda tutto il sito, testimone della grandiosità di questa città sorta fra il IV° ed il VI° secolo d.C., ma improvvisamente decaduta e letteralmente scomparsa intorno all’VIII° secolo d.C.. Da qui guardando a sud ovest, dietro le montagne, immagino di scorgere il grande lago che ospita Città del Messico. Torniamo allo Zócalo della capitale quando il sole è ancora alto. La piazza è ravvivata dalla festa per la ricorrenza dell’Assunta: uomini in abiti succinti di pelle con copricapo di piume danzano al suono di tamburi e pifferi; uno sciamano cosparge di fumi odorosi il corpo di alcune donne. La storia del Messico si fa leggenda nel Palacio Nacional, decorato al suo interno dagli splendidi dipinti di Diego Rivera. Dalla scalinata centrale si sale alle gallerie del primo piano affacciato sul patio. Il murales che si trova al centro della scala è il più ricco ed il più bello di tutto il palazzo: ripercorre la storia del Messico, dalla fondazione dell’antica Città di Tenochtitlán (1325), passando per l’indipendenza (1810), per arrivare alla rivoluzione del 1910. I personaggi storici del paese sono i protagonisti di questo bellissimo murales: sulla parte sinistra Rivera pone al centro della scena la lotta di classe fra l’aristocrazia benestante ed il popolo operaio capeggiato da un battagliero Lenin in tuta da lavoro; al centro la Chiesa corrotta e blasfema. Non lontano dalla piazza principale si riuniscono i mariachis: intonano Cielito lindo e la nostra serata si conclude con un bicchiere di tequila

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