Costa Centrale del Pacifico

Piero ed io partiamo il 2 di marzo lasciandoci alle spalle uno degli inverni più lunghi e freddi che ricordi in tutta la mia vita. Il volo Roma - Madrid - Città del Messico dell’Iberia ci porterà a cominciare un ...

  • di JefaPat
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
 

Piero ed io partiamo il 2 di marzo lasciandoci alle spalle uno degli inverni più lunghi e freddi che ricordi in tutta la mia vita. Il volo Roma - Madrid - Città del Messico dell’Iberia ci porterà a cominciare un nuovo itinerario, il nono, nel paese del mio cuore, in cerca di sole, spiagge, calore e colore.

Arriviamo, dopo circa sedici ore tra voli e soste, e tutto fila rapido e liscio come l’olio: bagagli subito pronti, dogana e controlli ultrarapidi, minibus dell’albergo appena fuori dalla porta. L’Aeropuerto Plaza è a due minuti di strada ed è confortevole e perfetto per una notte in transito. Prima di andare a nanna sbocconcello totopos con guacamole, sorseggio un tequila e mi sento a casa... Que viva Mexico! La mattina successiva torniamo in aeroporto per il volo di Aerocalifornia che ci porta a Tepic, dove atterriamo alle 11.30. Con un taxi andiamo alla central camionera dove lasciamo in deposito le valigie per fare un giretto in centro. Tepic è una cittadina dell’interno dello stato di Nayarit, non particolarmente bella, ma comoda per avvicinarsi alla zona che vogliamo esplorare. La piazza principale è comunque gradevole e vivace come tutte le piazze del Messico, con i giardini, la chiesa, il chioschetto per la banda e il municipio con i portici. Ed è qui che si raggruppano gli Huicholes nei loro coloratissimi abiti ricamati. Questi indios sono sparsi un po’ in tutto lo stato, ma questa è quasi la loro capitale, qui vengono per fare spese e per vendere i loro prodotti artigianali, realizzati con perline e fili di lana, che sono un vero trionfo del colore e della creatività. Dopo uno spuntino sotto i portici, a La Parroquia, torniamo alla stazione e al bus che ci porta verso la costa del Pacifico, a San Blas. Arriviamo dopo un’ora e mezza e subito siamo avvolti dall’atmosfera sonnolenta e un po’ irreale di questo minuscolo e strano paese. A San Blas il mare c’è e non c’è, lo cerchi e non lo vedi, come la gente, che non si sa bene che fine abbia fatto... Trasciniamo le nostre valigie su stradine deserte, tra piccole case un po’ decadenti, finché compare la deliziosa sagoma coloniale dell’Hacienda Flamingos. Avevo telefonato da Roma per essere sicura di trovare una camera in questo piccolo albergo dato che saremmo arrivati per il fine settimana, ma mi rendo subito conto di aver fatto una cosa del tutto superflua, dato che della decina di stanze non è occupata nemmeno la metà. Meglio così. L’albergo è pieno d’atmosfera, con patios pieni di piante e arredi coloniali; la nostra camera, grande e romantica, affaccia sul giardino tropicale e la piscina. Più che in un albergo ci sembra di essere ospiti in una bella casa antica.

San Blas si trova sull’estuario di un fiume ed è stata un porto rilevante nel periodo della colonia; rimangono tracce dei suoi fasti in alcuni edifici in disuso come la vecchia dogana, ad una certa distanza dal paese. Un po’ fuori è anche l’imbarcadero dove il giorno dopo andiamo a cercare una lancia che ci faccia risalire un tratto del fiume ed un braccio laterale fino alla sorgente La Tovara. Ci accordiamo per 400 pesos e partiamo con il nostro marinaio in una mattinata un po’ grigia e non troppo calda. Il fiume è ampio e silenzioso e dopo poco entriamo in un canale laterale stretto tra le mangrovie. All’inizio del percorso sono un po’ scettica; ho letto racconti entusiastici riguardo a questo percorso, ma ho fatto tante risalite di fiumi non solo in Messico ma anche in Nicaragua, Costa Rica, Panama, che questa non può darmi niente di più, mi dico. Eppure man mano che procediamo mi sento sempre più affascinata dallo scenario di natura segreta che mi circonda e mi avvolge. Da nessun’altra parte ho mai visto una tale quantità di uccelli e di animali acquatici. Cormorani, aironi bianchi e colorati, cicogne, aquile e un’infinità di altri di cui non conosco il nome, da soli, in coppia, in gruppi familiari, se ne stanno sulla riva o sugli alberi, e ci guardano passare a pochi metri, a volte così vicini che sembra quasi di poterli toccare, senza muoversi o smettere di farse le proprie faccende. Il nostro lancero è bravo a navigare senza disturbarli, indicandoci i più rari e facendoci osservare tartarughe e coccodrilli che se ne stanno a pelo d’acqua tra le mangrovie e che, senza il suo occhio esperto, non riusciremmo a individuare. Dopo qualche ora di navigazione arriviamo alla sorgente, in una piccola gola densa di vegetazione, dove l’acqua è trasparente e ci si può bagnare se non si teme qualche incontro ravvicinato... Il ritorno è altrettanto bello e pieno di avvistamenti fino ad arrivare oltre l’imbarcadero, al punto in cui il fiume si confonde con un mare ondoso e spumeggiante davanti ad uno scoglio carico di pellicani. Intorno a San Blas ci sono diverse spiagge attrezzate con enramadas dove si può riposare all’ombra e fare un ottimo pasto. A Las Islitas il ceviche de pescado è delizioso e la lunga spiaggia a mezzaluna è quasi deserta

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