Una corsa tra Città del Messico e Cancun

Era già diverso tempo che i miei amici mi chiedevano di organizzare un viaggio in Messico. Finalmente siamo riusciti a formare un gruppo con partecipanti da ogni parte d’Italia. Saremo in 37 e sappiano che ci attende una bella vacanza. ...

  • di alexcolombaioni
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in gruppo
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Era già diverso tempo che i miei amici mi chiedevano di organizzare un viaggio in Messico. Finalmente siamo riusciti a formare un gruppo con partecipanti da ogni parte d’Italia. Saremo in 37 e sappiano che ci attende una bella vacanza. La chiameremo: “paga Mario”. Il perché lo scoprirete leggendo il racconto del viaggio.

1° giorno: Italia – Francoforte – Città del Messico.

I primi a partire sono i nostri amici del Piemonte dall’aeroporto di Torino Caselle con volo Lufthansa alle 7.00 del mattino per Francoforte. Aspetteranno più di tutti. I nostri amici della Toscana partono dall’aeroporto di Firenze Peretola alle 9.45. Mia moglie ed io con gli amici del centro, del sud d’Italia e dalle isole, partiamo dall’aeroporto Leonardo Da Vinci di Roma Fiumicino alle 10.05. I nostri amici del Veneto e dal Friuli Venezia Giulia, partono dall’aeroporto Marco Polo di Venezia alle 10,20. I nostri amici della Lombardia e dell’Emilia partono dall’aeroporto di Milano Malpensa alle 10.50. Arriviamo a Francoforte con voli Lufthansa allo stesso molo nel giro di mezz’ora quasi contemporaneamente intorno a mezzogiorno. Non abbiamo molto tempo perché alle 13.40 deve partire il volo per Città del Messico. Una volta verificato sul tabellone elettronico il gate di partenza, ci incamminiamo lungo i corridoi dell’aeroporto fino ad una discesa sotto il livello delle piste. Un nuovo e lungo collegamento interrato ci permette di arrivare più rapidamente al molo dei voli intercontinentali. Dopo il controllo dei passaporti incontriamo finalmente i nostri amici provenienti dai vari aeroporti. La più scossa è Roberta, una brillante pensionata fiorentina. Sarebbe dovuta partire da Firenze con Davide, un giovane trentenne del capoluogo toscano. Purtroppo, nonostante tutte le sollecitazioni a verificare la validità del passaporto, si è presentato con un documento scaduto. Purtroppo oggi è domenica e solo domani potrà andare in Questura a chiedere il favore di rinnovarglielo. Potrà partire solo martedì, giacché viene riprotetto su un volo della stessa compagnia tedesca. Roberta invece dopo il primo disorientamento per dover affrontare il volo da sola e altrettanto muoversi nell’aeroporto di Francoforte è felice di raccontare la sua impresa. Completato il giro di saluti non ci rimane molto tempo per aspettare la chiamata del volo. Entriamo su un Boieng 747 e alle 13,40 decolliamo per Città del Messico dove arriviamo alle 19.00 quando le tenebre stanno scendendo. Dopo il disbrigo delle pratiche doganali, il ritiro delle valigie e la consapevolezza che siamo a 2.200 metri sul livello del mare, ci troviamo all’esterno dell’aeroporto per incontrare Mario, la guida che ci accompagnerà lungo il nostro percorso. Il pullman scivola in mezzo alle vie della città. Dopo dodici ore di volo ininterrotto e la stanchezza di tutti gli spostamenti del giorno percepiamo il clima di una città triste che ogni giorno deve combattere contro il degrado o soprattutto per la sopravvivenza. Abbastanza assonnati non possiamo fare a meno di notare strade sporche piene di spazzatura, prostitute a molti angoli delle strade, traffico disordinato. Finalmente arriviamo all’Hotel Plaza Florencia nella lussuosa Zona Rosa che almeno rispetto ad altre zone, perché turistica e commerciale è curata nella pulizia. Pernottiamo serenamente fino alle luci dell’alba. 2° giorno: Città del Messico Per andare a consumare la prima colazione in una sala seminterrata dell’hotel dedicata a questo scopo, ci accorgiamo di un freddo insolito a cui ci dovremo abituare. Porto sempre con me durante i viaggi il termometro digitale che segna pochi gradi sopra lo zero. Siamo adesso pronti per la prima escursione messicana. Puntuale all’orario arriva Mario, la nostra guida insieme a Juan, l’autista del pullman. Ci trasferiamo al sito archeologico atzeco di Teotihuacan. Durante il tragitto Mario c’illustra le caratteristiche del Messico fino ad introdurre la spiegazione del sito che visiteremo nella mattinata. Dopo la visita del primo edificio con ricche rappresentazioni sul giaguaro, entriamo nella via cosiddetta Sacra da cui si osservano le protagoniste: le piramidi del Sole e della Luna e il tempio di Quetzalcoatl. All’ombra di uno degli edifici un abitante locale, vende ai turisti delle cartoline e spiega con dimostrazione pratica, come facevano gli antichi a colorare gli oggetti, compresi gli edifici. Ci dirigiamo verso la piramide del Sole. La via Sacra è larga tutta la larghezza della piramide. Arriviamo alla spicciolata alla base della piramide e iniziamo a salire. Dopo alcune alzate il battito cardiaco inizia a farsi sentire nel silenzio dell’altipiano. Dobbiamo rallentare il ritmo di salita se vogliamo raggiungere la cima. Mia moglie Alba, a metà rampa insieme a Matilde e Rosa fanno l’errore di voltarsi indietro. È ciò che chi soffre di vertigini non deve mai fare. Si rendono conto di quanto sono salite e si bloccano impaurite aggrappandosi al corrimano di sicurezza. Giuseppe ed io comunque continuiamo l’ascesa fino al primo gradone per dare un colpo d’occhio al paesaggio che già si rivela molto interessante. Sono anche interessanti le facce allibite degli altri membri del gruppo che vorrebbero continuare la salita, ma sono combattuti dalle paure dell’altezza e del fiatone che si ha, oltre 2.200 metri sul livello del mare. Continuiamo con Giuseppe l’ascesa fino al terzo gradone e poi fino alla parte sconnessa della sommità. Ci precede soltanto Gianna nella conquista della vetta, non solo perché ha qualche anno meno di noi ma soprattutto perché pesa la metà di noi. Da quassù si possono scattare delle foto a 360°. Si possono identificare chiaramente tutti gli edifici del sito, l’altipiano circostante e immaginare come poteva essere ai tempi del suo maggior splendore quando per accedere alla città era necessario attraversare i ponti che superava l’ampio lago nel mezzo del quale si trovava. Il tempo a nostra disposizione non ci permettere di salire sull’altra piramide o vedere gli altri edifici disposti lungo il lato opposto della Via Sacra, così ci dirigiamo con il pullman al vicino Visitor Center. Per invogliare l’acquisto di tequila offrono un assaggio tipico. Dispongono su un vassoio delle fette di limone che dovranno essere leggermente imbevute in un pizzico di sale. La fetta di limone deve essere morsa in modo che il succo rimanga nel palato dopo di che il mezzo bicchierino di tequila, passando dal palato porta via il sale e il limone che nel frattempo si erano amalgamati con la propria saliva. Il tutto deve arrivare in gola il più rapidamente possibile. Non mi lascio convincere e guardo divertito i visi dei miei amici cambiare di colore per contenere l’introduzione repentina di così tanto alcool, tutto in una volta nella propria gola. La nostra attenzione adesso è richiamata da un giovane messicano che con il suo itagnolo, in altre parole un italiano con molte espressioni spagnole, ci descrive comicamente le proprietà dell’agave. Tutti siamo meravigliati nell’ascoltare la simpatica considerazione di quante cose si possono fare dalla lavorazione di questa pianta. Poco distante assistiamo alla lavorazione dell’ossidiana. Inizialmente scolpiscono il soggetto richiesto, prevalentemente maschere, e poi in una seconda fare la lucidatura dà al nero il suo migliore splendore. La mattinata è passata e poco fuori del sito incontriamo Gaetano, un amico nostro e di altri del gruppo, che c’è venuto a prendere con la sua automobile per portarci tutti a casa sua per uno spuntino. Offrono un semplice pranzo a tutti e 39. Mentre Gaetano riprende la sua attività, ci spostiamo nella parte opposta della città. Passiamo mediante una tangenziale in mezzo allo smog della città. Una delle arterie di grande comunicazione della città ci mostra sulla nostra destra il famoso stadio “Azteca”. Chi era in vita e abbastanza grande da capire non può dimenticare la mitica finale di coppa Rimet di Calcio, (come si chiamava allora la coppa del mondo), terminata con la vittoria del Brasile di Pelè, per 4 a 1 contro l’Italia che in semifinale aveva battuto la Germania per 3 a 2. Un salto indietro di quasi trenta anni. La nostra mente che vaga nei ricordi, è interrotta da Mario che richiama la nostra attenzione perché stiamo varcando lo striscione che c’informa del nostro arrivo a Hochimilco. Mario ci dice che questa è per i messicani una zona speciale e che tra poco vivendone uno spaccato della loro vita ne potremo capire l’intensità. Una volta scesi dal pullman passiamo a piedi un ponticello e saliamo chi su Teresita, chi su Conchita. Stiamo parlando di particolari imbarcazioni con il fondo quasi piatto e con la poppa e la prua mozza perchè possano camminare insieme a mo’ di treno. La navigazione avviene in mezzo a tranquilli canali alberati, lontani dal caos della città. Il silenzio è interrotto dalla barca di alcune donne che vendono del cibo che possono cucinare al momento o dai mariachi che a richiesta e dietro compenso suonano dalla loro imbarcazione i brani richiesti. Qui vengono le famiglie se devono fare una festa, oppure se vogliono semplicemente uscire dal solito logorio della vita moderna. Passiamo sotto ad uno dei tanti ponti pedonali e sul parapetto di uno di questi è scritto: ”Trabajadores al servicio del turismo. Bienvenido a las tierras de las flores. Xochimilco“. Gli assetati affiancano la barca delle bibite e ne acquistano alcune, rigorosamente in vetro a restituire, come da noi in Italia decine di anni fa. I romantici si lasciano affiancare dai “Mariachi” e si fanno suonare la loro canzone preferita. Trascorriamo così in completa rilassatezza alcune ore a Città del Messico. Il gruppo è già salito sul pullman e Mario regala, accompagnato dalla sua galanteria una rosa a tutte le donne del gruppo

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