Lontano da Dio, vicino alle stelle (parte II)

Oaxaca, Puerto Escondido, Mazunte, Huatulco, Taxco, Guanajuato, Leon, San Miguel de Allende, Città del Messico. CAPITOLO 1 OAXACA MON AMOUR E rieccomi sulla rotta per Mexico City, volo KLM da Amsterdam, questa volta proveniente da Barcellona, due anni e due ...

  • di Edson
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: da solo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Oaxaca, Puerto Escondido, Mazunte, Huatulco, Taxco, Guanajuato, Leon, San Miguel de Allende, Città del Messico.

CAPITOLO 1 OAXACA MON AMOUR E rieccomi sulla rotta per Mexico City, volo KLM da Amsterdam, questa volta proveniente da Barcellona, due anni e due mesi dopo. Mi tocca fare scalo in Olanda per poter riattraversare l’Oceano e mettere le lancette sette ore indietro al mio arrivo. Il viaggio è interminabile, calcolando che ho lasciato Valencia, proveniente da Alicante, in macchina nel tardo pomeriggio del giorno prima, in direzione aeroporto di Barcellona, per partire in mattinata, e che da Mexico City devo poi prendere il volo per la mia destinazione finale, Oaxaca. Ho dormito poco finora, e scambio appena due battute con il ragazzo inglese seduto affianco: viene da Berlino e va a Oaxaca per un anno ad insegnare la sua lingua in una scuola privata. Non c’è dubbio che come cambio è notevole, gli faccio gli auguri mentre invidio il mestiere che fa.

A Oaxaca c’ero già stato l’altra volta, e ci ero poi ritornato prima di riprendere il volo per l’Italia. L’avevo eletta a mio luogo preferito, tra quelli visitati, e non solo per l’incontro con Liliana. L’altra volta ci ero arrivato in macchina, dopo tre giorni a Mexico City, stavolta ho preferito venirci immediatamente.

C’è una leggera brezza sulla terrazza del bar dove vado con Liliana a bere le prime due birre gelate, ed il cielo è stellato. Ho preso una stanza alla posada Margarita, la stessa dove avevo alloggiato le ultime notti l’altra volta, e subito ricomincio a prendere possesso della via pedonale attigua e della facciata barocca della chiesa di Santo Domingo. E’giovedì notte, anzi è già venerdì. Sono stanco, Liliana mi accompagna e mi saluta sulla porta della posada.

La prima mattina in terra oaxacaqueña mi riserva la prima sorpresa: scendo a fare colazione, mi guardo intorno e, ad un tavolo vicino, saranno una decina di persone, eccola, di spalle, Susana Gonzalez, e c’è pure Oscar, il suo fidanzato. Ero venuto proprio con loro in macchina due anni fa. Lei candidamente mi chiede se per caso non mi sia fermato a vivere lì. Sono lì per il weekend, sono pazzi di Oaxaca, a sei ore d’auto dall’inferno di Città del Messico. La ragione del mio essere lì arriva tempestivamente pochi minuti dopo, Liliana saluta la coppia di miei amici messicani dai quali ci congediamo in fretta, per tuffarci subito nel caldo della città. Mi sembra di non essere stato poi così tanto tempo lontano da qui, tutto mi è così familiare, anche le persone che salutiamo per strada; solo lo Zocalo, la piazza principale, è sottosopra, ci sono i lavori per la pavimentazione, giurano che sarà tutto pronto per la festa della Guelaguetza, tra qualche settimana, stento a cerderci, ma mai mettere il freno alle magie di questa terra. Ritorniamo nei mercati, assaggiamo la cioccolata in una bottega e i chapulines, specialità locale, piccoli insetti fritti e messi sotto sale e peperoncino. A sera poi a ballare fino a tardi in un locale dal vago sapore occidentale, con le amiche e i cugini di Liliana. 6 giugno 2005, lunedì: Esco presto la mattina per raggiungere la chiesa di Santo Domingo dove sta per iniziare la messa. La notte è stata lunghissima, a letto dalle cinque del pomeriggio, in preda al male assorbimento del nuovo fuso orario, a mezzanotte tiro su le coperte e decido che è meglio recuperare le forze. Lili non poteva uscire quella sera e, in fondo, era stata una giornata già soddisfacente, con lei e la sorella a spasso per il mercato di Tlacolula, a bere Tejate, acqua a base di polvere di cacao e a mangiare Tasajo, carne arrostita con cipolla e tortilla, comprata e cotta sul posto sulle griglie sempre ardenti tra gli indios in fila

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Commenti
  1. prociotta
    , 20/6/2010 04:21
    <<una storia studiata a pennello dagli spagnoli per convertire gli ‘indigeni infedeli’>>
    non per gli indigeni, ma per i mezzosangue, i messicani non erano indigeni al tempo
    io la trovo una storia molto interessante e piena di misteri affascinanti, fra cui:
    a)non ci sono pennellate, il materiale dei colori non è elemento conosciuto sulla terra
    b)la fibra vegetale del mantello si stà conservando da oltre 500 anni, non marcisce
    c)le stelle sul manto della vergine, rappresentano la costellazione visibile (con cannocchiali che allora non erano in uso) dal messico nel giorno del miracolo e rappresentate da chi era dalla parte opposta rispetto alla terra
    d)nelle pupille di maria, meno di 8 mm c'è l'immagine del vescovo e negli occhi dell'immagine del vescovo, quella dell'indio
    e) Guadalupe significa nella ligua india schiaccia la testa al serpente;

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