Ruta Maya in 3 settimane (seconda parte)

SABATO 29 DICEMBRE: FLORES - TIKAL – BELIZE CITY – CAYO CAULKER La sveglia è alle 5:00 ed ancora un po’ intontiti ci ritroviamo a Tikal che non sono neanche le 7. Due paroline sull’organizzazione del sito di Tikal: è ...

  • di Sara Fratini
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
 

SABATO 29 DICEMBRE: FLORES - TIKAL – BELIZE CITY – CAYO CAULKER La sveglia è alle 5:00 ed ancora un po’ intontiti ci ritroviamo a Tikal che non sono neanche le 7. Due paroline sull’organizzazione del sito di Tikal: è gestito da avvoltoi che spennano in tutti i modi i turisti. E’ tutto carissimo, molto più caro dell’Italia, paragonabile forse all’Islanda o al Giappone. Non vi venga in mente di sedervi al bar. Anche le guide se ne approfittano e ci chiedono prezzi assurdi. Proviamo a contrattare ma niente e così accettiamo il primo prezzo. Per sentirci rispondere che... adesso il prezzo è raddoppiato! Abbandono la contrattazione inorridita e Tikal ce la vediamo da soli. Non ci sono ancora turisti e dalla foresta arrivano le urla delle scimmie. Ci avventuriamo tra le piramidi leggendo qualcosa dalle nostre guide e passiamo delle splendide ore. Saliamo su tutte le piramidi e facciamo amicizia con un pizote.

Peccato che all’ora di pranzo si debba andar via, ma tanto stanno affluendo comitive di turisti ed il luogo sta perdendo qualcosa del suo fascino. E noi dobbiamo far presto perché l’ultima lancia per Cayo Caulker parte alle 17! Quindi la frontiera (di nuovo storie per avere la mordida, di nuovo non la paghiamo), le campagne beliziane (poco prima di arrivare a Belize city la strada attraversa uno stranissimo cimitero, preparate le macchine fotografiche!) e la corsa fino al porto. Salutiamo gli autisti e facciamo la fila per la lancia. C’è brutto tempo ma decidiamo di andare lo stesso al cayo e di non dormire a Belize City, che non ci sembra una città molto attraente.

Non entriamo tutti in una lancia, così decidono di farne un’altra, con partenza quindici minuti dopo. Il mio gruppo capita sulla seconda ma c’è un problema: non siamo ancora riusciti a telefonare agli hotel perché il brutto tempo ha bloccato le linee ed abbiamo paura di non trovare posto. Così salgo sulla prima lancia. Il viaggio è avventuroso: inizia a piovere (acqua calda!) e la barca è scoperta, ci mettono addosso un’incerata. Arriviamo che è quasi buio ed io e Paolo ci precipitiamo a cercare un hotel. Troviamo il Tom’s hotel.

Torniamo a prendere gli altri e scopriamo che la seconda lancia non è ancora arrivata. Domandiamo se è partita e ci dicono di si. Rimango io ad aspettare, mentre gli altri raggiungono l’hotel sotto una pioggia torrenziale. Passa un’ora. Anche l’addetta all’imbarcadero è preoccupata, il capitano della lancia è un suo amico. Continua a fare telefonate al porto di Belize city, che ha chiuso! Non dovrebbe chiudere fin quando l’ultima lancia non arriva al cayo! E invece ha chiuso. Tramite un altro porto proviamo a chiamare la barca via radio e non rispondono. Un’ora e mezza. Sono ufficialmente dispersi. Mandano una barca di soccorso che non li trova. Piove a dirotto.

Io sono sul pontile, bagnata come un pulcino, stile vedova inconsolabile. Guardo il mare (nero) ed il cielo (nero) sperando di vedere una lucetta ma niente. La mia amica dell’imbarcadero fa telefonate a raffica. Io penso a quando tornerò in Italia dicendo che ho perso in mare tutto il mio gruppo. Due ore. Ma all’improvviso la tipa esce e mi avvisa che li hanno trovati. Un’avaria al motore, pare.

Macchè avaria! Arrivano e ci raccontano che per non so quale motivo si sono incagliati in un banco di sabbia e che i marinai li hanno fatti scendere a spingere! Io me li abbraccio contenta e li porto subito al Tom’s hotel, dove finalmente ci asciughiamo.

Ha smesso di piovere e sono uscite le stelle. Ai Carabi è sempre così. Ceniamo con aragosta e birra (accoppiata pessima, lo so, ma il vino qui...) e poi andiamo a divertirci. Vi consiglio l’I & I bar

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