Mauritius, un'altra Africa

Splendida location a Fli en Flac, giornate in relax coi delfini e punto di partenza per interessanti escursioni

  • di Enrico 9
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

Malpensa-La Plaisance, a sud di Port Louis con Air Italy, neanche poi così male come molti invece scrivono ed arrivo in orario. Bello e moderno l’aeroporto mauriziano inaugurato da una settimana, veloce il disbrigo delle formalità, tanti addetti, pulizia e gentilezza. Sanjiv, gentile e preparato corrispondente IGV ci accompagna in 40 minuti all’hotel Sands, piccolo gioiello mauriziano adatto a chi si vuole rilassare in una stupenda location al termine della spiaggia di Flic en Flac con vista sui delfini, ma d’altra parte il nostro anniversario richiedeva un ambiente carino. Concierge che organizza escursioni a prezzi giusti, buono il cibo, stupendi camera e bagno di 60 mq., bellissima piscina riscaldata e spiaggia poco affollata: grande dedizione al cliente.

Il giorno di arrivo lo dedichiamo a conoscere l’ambiente, con dintorni scenografici che ci attraggono, bella spiaggia bianca di sabbia corallina, mare limpido incontaminato. Nei pressi vi è la baia di Tamarin con passaggio di delfini. Ci accordiamo per le uscite, altre ne faremo per nostro conto. La barriera corallina ci permette di fare snorkeling quotidianamente: molti coralli morti a riva che verranno rigettati in acqua, ma ci dicono che possiamo metterne in valigia anche un paio pezzi di media taglia, che alla dogana mauriziana sanno distinguere quelli morti da quelli strappati recentemente al mare, anche sulle conchiglie chiudono un occhio, e vi assicuro che ne abbiamo viste delle bellissime. Fin dall’alto, atterrando, si nota questa bella isola collinare e verde, attraente per la rigogliosa vegetazione. Strade ben tenute, auto discretamente moderne, non abbiamo visto bambini chiedere l’elemosina ma molti che giocavano felici sulla spiaggia di Tamarin.

Spesso in settembre (la loro primavera), il cielo è nuvoloso poi improvvisamente appare il sole ma non piove praticamente mai, temperatura giorno 26 notte 18, periodo migliore forse da Settembre a Dicembre, ma tutto l’anno è accettabile. Qui lavorano anche molti indiani, bangladesi e cinesi, parlano il creolo, ma tutti perfettamente anche inglese e francese. Il 52% della popolazione è induista, ma si integra bene con altre culture come quella cristiana e mussulmana. La parte ovest dove alloggiamo è più riparata dai venti. Ovunque girando si respira il rispetto per il turista e pare tutto molto tranquillo. Quando arrivarono gli olandesi su quest’isola disabitata, per vivere estinsero il “Dodo”, mite e impacciato animale simile al tacchino: ora è un simbolo delle Mauritius.

Oggi prendiamo la barca col fondo di vetro, vicino a riva coralli morti, quindi finalmente belle immagini del fondo del mare sino ai 15 metri, pesci non moltissimi, penso anche perché il motoscafo ha il motore costantemente acceso, quindi decidiamo per lo snorkeling e qualche soddisfazione l’abbiamo, ma non è certo il mar rosso e purtroppo ci accorgiamo che ogni anno risalire sulla barca è sempre più difficoltoso. Belli alcuni enormi coralli bianchi e piatti, pesci per lo più scuri. In un pomeriggio leggermente nuvoloso ne approfittiamo per lasciare la baia di Flic en Flac per recarci a piedi a Tamarin, 30 minuti di camminata tra bosco e spiaggia, davvero un tragitto interessantissimo a cui pochi danno importanza, bella flora, massi lavici a rallentare eventuali erosioni e spiaggette, poi finalmente la baia di Tamarin dove spesso arrivano i delfini, spiaggia ampia e pubblica, pochi alberghi (uno famoso col golf)che posizionano gli sdrai in alto, quindi ci si ritrova davvero in una spiaggia che sembra poco frequentata, per la verità a Tamarin è cominciata un’edilizia selvaggia soprattutto per opera di stranieri che costruiscono ville per rivenderle o affittarle, con 15.000 euro, mi dicono, si può acquistare una casetta di 4 vani e giardino, siete interessati? La Domenica questa spiaggia è più affollata, anche dai locali, che approfittano di un paio di chioschi che vendono strani cibi e fanno pic nic all’ombra di alti alberi a ridosso della spiaggia. Tamarin come paese non offre quasi nulla: vi è una salina, una chiesetta e tante barche di pescatori ormeggiate: pochissimi negozi.

Rientriamo terminando i 6 km di passeggiata sempre sotto lo sguardo del monte che ha il profilo di King Kong, ed infatti così è chiamato dai mauriziani. Da notare che di fronte a “King Kong” vi è un altro monte chiamato la “ Donna dormiente”, perché sembra proprio il viso di una donna sdraiata. Dopo una cena a base di pollo tandori ed altre specialità indiane abbiamo assistito allo spettacolo inerente con sinuose ballerine in abiti sari che si muovevano leggiadre. Dopo una mattina di relax dedicata a piscina riscaldata e mare per niente tranquillo abbiamo assaggiato a pranzo carpaccio di Marlin e spiedini di pesce con verdure grigliate presentati in maniera superba, smaltiamo recandoci a Flic en Flac, taxi 6 euro a/r con attesa dell’autista di un paio d’ore, in quanto visto l’alto costo, per loro, della benzina, ha preferito attenderci e non rientrare. Diciamo subito che non vale la pena andare a Flic en flac, paesino comunque utile per necessità, vedi farmacia come è successo ad amici: rimandiamo gli acquisti ad altro giorno, magari andando a Port Louis.

Oggi è Giovedì, al largo si cominciano ad intravvedere molte barche, segno che oggi arriveranno i delfini visto che il mare non si è alzato tanto. Un motoscafo è in attesa e chiediamo al conducente di portarci nella baia al largo, dove, sgomitando con le altre imbarcazioni ci collochiamo bene e procedendo lentamente cominciamo a seguire i delfini, pare proprio che oggi ne abbiano voglia, è un gruppo numeroso e cavalca il mare in giù e in sù, alcuni di loro piroettano, simpatia senza confini. Si avvistano a 200 metri, siamo agevolati da giovani che fanno snorkeling, che nuotano praticamente con loro, li invidio, ed indicano la direzione giusta, li seguiamo fino ad averli, con un po’ di fortuna a 10 metri dalla barca: meraviglioso. Continuiamo per oltre un’ora e rientriamo a fatica per onda anomala. Prima esperienza di stare con i delfini nel loro ambiente naturale, valeva la pena, costo 34 euro in 2 (per un euro ci danno 40 rupie). Dopo questa dolce fatica ci meritiamo un buon pranzo: carpaccio di tonno, filetto di maiale con non so cosa ma era ottimo poi frutta gratinata. Non potevamo risparmiarci a tavola, nonostante la sera ci fossero le specialità creole che risentono della cucina indiana, precedute al tramonto da un ballo primitivo mauriziano (sega) svoltosi sulla spiaggia e danzato da 8 ballerine in costume tradizionale. A letto presto, domani si visita il sud della costa ovest.

Partiamo alle 8,30 verso questo sud aggettivato come “colorato”, un aspetto particolare del paesaggio mauriziano, bella vegetazione, distese di canna da zucchero , alberi di lichi, di caffè, coltivazione di ananas e quant’altro. La prima fermata è a “Trou aux cerfs” dove si nascondevano i cervi quando venivano cacciati. Si tratta di un cratere del vulcano spento in cui si intravvede la lava rafferma: nei pressi venditori di lamponi e conchiglie. Tutt’intorno una folta vegetazione, bello il panorama, in lontananza i monti. Proseguiamo per la foresta di Plaines Champagne fino a raggiungere, dopo aver visto una statua di Shiva alta 35 metri, al Grand Bassein, piccolo lago sacro secondo la leggenda nato dalle gocce cadute dal capo del dio Shiva e che è un importante luogo di culto per la comunità indù: il tempio è formato di 3 stanze con statue sacre e piatti per deporre offerte; siamo protagonisti di una benedizione di un sacerdote induista che ci disegna un ideogramma rosso sulla fronte, vi risparmio i particolari.

Continuiamo per fermarci al Black river peack, dal quale si vede una gola rigogliosa tra colline che degradano al mare, la vista è stupenda. Percorrendo il sentiero varie bancarelle con souvenir che ci dicono costare molto meno che a Port Louis e manufatti artigianali su cui non pagano tasse. In effetti acquistiamo oggettini vari una collana di pezzetti di corallo a più giri a 5 euro, un bel copriletto ricamato in cotone e seta fine ed elegante per 40 euro ed una conchiglia verde vista vendere in spiaggia a 1000 rupie ed acquistata qui per 250. Giungiamo poi alla cascata di Chamarel, entrata 175 rupie, che si possono guardare da un paio di posizioni, 300 metri di caduta e l’acqua termina in una piscina naturale, per giungere alla postazione alta percorriamo diversi gradini tra la terra rossa. Le cascate non hanno una grossa portata d’acqua ma sono inserite in una bella location tra verde e rocce. Nel prezzo del biglietto è compresa l’attrazione principale cioè le terre dai sette colori, fenomeno geologico, che sono nei pressi e che sono davvero interessanti: una collina di terra dura con diverse colorazioni. Questo è materiale lavico che è stato ivi posto dal vulcano migliaia di anni fa ed ha assunto questa stravagante colorazione in 7 tonalità; ora il luogo è recintato per evitare asportazioni da parte di turisti; nel giardino vediamo pure alcune grandi tartarughe importate dalle Seychelles. E’ consigliato portare un k-way per zone con parecchio vento ma comunque sempre crema solare e ciò che protegge dal sole.

Dopo un paio di giorni in completo relax dedicato a passeggiate raccogliendo conchiglie, nuoto e snorkeling, insieme ad una coppia conosciuta in hotel concordiamo con un tassista 50 euro totali per la visita al giardino di Pompelmousses, entrata gratuita, dove oltre a tante varietà di palme ammiriamo piante di spezie, ninfee giganti e delle enormi tartarughe. Quindi proseguiamo per Port Louis città fondata nel 1735 che vediamo di sfuggita: torneremo. Si mangia davvero bene alle Mauritius, oggi zuppa di crostacei alla creola e polenta con pesce, ed abbiamo così saputo che anche qui la polenta è uno dei cibi preferiti, quindi approfittiamo anche della palestra che completa le nostre passeggiate, nel frattempo programmiamo la gita di domani. Partiamo e visitiamo dapprima una classica abitazione coloniale. Poi giungiamo al villaggio di Bois Cheri noto per le piantagioni di tè, assaggiamo ma non acquistiamo, abbiamo comunque modo di vedere nella fabbricazione come vengono composte le varie miscele. Nel vivaio ammiriamo l’anturium, fiore molto coltivato da queste parti. Concludiamo il giro nel parco di “La vanille” dove nella flora tropicale ammiriamo parecchi coccodrilli ed altri animali. Questa è un’escursione classica organizzata ed un pò costosa, meglio il “fai da tè”? Ci dicono che Port Louis non è granchè, ma noi vorremmo visitare la capitale dedicandogli qualche ora. Port Louis, secondo centro finanziario dell’Africa, 150.000 abitanti è un concentrato di traffico, smog e rumore. Per conoscere meglio Port Louis occorrerebbe girare le strade tra palazzi moderni ed altri in disuso, ascoltarne i rumori e sentirne gli odori. Noi abbiamo voluto introdurci maggiormente, anche se per poco, tra la gente del luogo, quindi per arrivare alla capitale siamo saliti su un vecchissimo autobus con sedili poco comodi ed una porta sola per entrare ed uscire, porta quasi sempre aperta durante il viaggio (costo per circa 70 km. euro 0,90). Comunque dopo un’ora siamo arrivati e ci siamo diretti verso la cattedrale cattolica e da lì abbiamo percorso 800 metri per raggiungere il vecchio forte Adelaide (La cittadella), purtroppo molta strada è in ripida salita. Nel forte, entrata gratuita, non c’è quasi nulla, se si eccettua qualche cannone e la possibilità di vedere l’intero panorama sulla città. Quindi giù verso la moschea Jummah del 1853, colorata in bianco e verde, molto belle le porte decorate, nei pressi anche il quartiere cinese con ristoranti e bancarelle alimentari e negozi di medicina ayurvedica. Il mercato presso il porto è un luogo coperto con stretti passaggi e dove si vendono tanti souvenir ed abbigliamento taroccato oltre a pashmine di ogni tessuto. A differenza che sul mare, qui è tutto caotico, i commercianti sono più invadenti ed occorre contrattare come in ogni bazar che si rispetti: un paio di acquisti ma usciamo presto.

Molto bello invece Le Caudan waterfront, un esclusivo centro commerciale costruito sull’acqua dove trovare molti bei negozi di ogni genere e buona ristorazione, anche per spuntini ( in un bar baguette ripiena euro 3 e cola 1,50) oltre ad un casinò e cinema, una faccia completamente diversa dal resto della città, certamente meno vera e più turistica, dove passeggiare nella pulizia e tranquillità. Alle 15 ci rechiamo al caotico terminal dei bus e partiamo subito per il ritorno in hotel. Ancora relax per un paio di giorni, poi un impiegato del resort ci indica come spendere meno per una delle solite escursioni programmate abbreviandone il tragitto. Anziché raggiungere l’isola dei cervi in catamarano esplorando l’intera laguna e rientrando alle 17 dopo aver visto le cascate di Grand Riviere (sicuramente una bella gita), optiamo per recarci alla famosa isola col solito tassista, che in 90 minuti ci porta all’imbarcadero dove salendo sul traghetto raggiungiamo appunto l’isola dei cervi, deliziosa, sabbia bianca di origine corallina, belle insenature dove prendiamo il sole senza disdegnare una ventina di minuti per uno snorkeling sicuramente più appagante; il nome deriva dal fatto che gli olandesi portarono qui i cervi per le loro battute di caccia. Rientriamo alle 15, spesa 60 euro in 2, ma 3 ore d’auto a/r per attraversare in orizzontale l’isola che è molto bella ed arrivare alla parte est sono tante.

E’ ora di ritornare, sveglia alle 4,15 per imbarcarci alle 9,30 su Air Italy. Mauritius non è l’Africa che molti intendono, una via di mezzo con l’Asia, progredita e rigogliosa.

Terminando: bei paesaggi e mauriziani cordialissimi, che a differenza di ciò che molti scrivono non mi hanno fatto sentire a casa mia, ma fortunatamente a casa loro, cioè a Ile Maurice dove abbiamo passato 15 meravigliosi giorni.

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