Wellcome in Paradiso

Una settimana di relax alle Mauritius

  • di fiorella_fiore
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

C'era una volta un uccello che era arrivato su un'isola meravigliosa: tante piante, fiori, clima mite e tantissimi insetti di cui cibarsi. Il tempo passò, l'uccello cominciò a riprodursi e iniziò a vivere in questo paradiso dove aveva tutto, come dire, sottomano. Fu così che disimparò a volare, ingrassò, al posto delle grandi ali gli vennero delle piccole alette e cominciò a vagabondare per l'isola come una grossa grassa oca selvaggia.

Ma arrivarono degli uomini, in questa isola, e poi con loro le manguste e allora successe che un po' di uccelli furono uccisi perchè i nuovi abitanti volevano sfamarsi, e un po' perchè le manguste che questi nuovi esseri avevano importato dall'isola di Java, cominciarono a cibarsi delle uova degli uccelli che non erano in un nido su un albero, ma per terra.

E fu così che attorno al 1660 questo uccello scomparve. Il nome dato loro era “dodo” che significa stupido, infatti quelle oche grassottelle correvano incontro incuriositi agli invasori e si facevano uccidere in un attimo. Il dodo (si è risaliti alla sua forma da uno scheletro ritrovato nel 1800) è diventato il simbolo di Mauritius, ovvero della Repubblica di Mauritius, in onore del principe Maurizio di Nassau Orange e quegli uomini erano olandesi anche se l'isola diventò Ile de France coi Francesi ma gli inglesi mantennero il nome dedicato al principe perchè nel frattempo gli Orange erano arrivati anche in Inghilterra.

L'isola, come succede spesso, passò di mano in mano ai colonizzatori che oltre alle manguste portarono sull'isola – in ordine sparso – schiavi provenienti dal Mozambico, indiani (allettati dalla promessa di guadagno facile), tamil, cinesi e altri schiavi dall'Africa. La prima popolazione autoctona furono quindi gli schiavi riusciti a fuggire ai coloni.

Ora in quest'isola convivono molte etnie e molte religioni in pace, si potrebbe dire, i bambini che vanno a scuola al mattino parlano in inglese e nel pomeriggio in francese, la popolazione fra di loro parla il creolo, non c'è la spaventosa miseria di Zanzibar e... si potrebbe dire, tutti vivono felici e contenti, dai proventi della canna da zucchero, del caffè, della pesca e del turismo.

Sarà davvero il paradiso? Mah... io ci ho passato una settimana e devo dire che a me è sembrato quasi il paradiso, viverci chissà.

Ma cominciamo col diario di bordo.

Approfittiamo come al solito di un'offerta speditami da Miriam e partiamo il 30 settembre 2012. Per la verità il viaggio non inizia sotto i migliori auspici: quando siamo a Malpensa alle 14,30 ci viene comunicato che il volo anziché partire alle 18 partirà alle 22! Ci offrono la cena in aeroporto e alle 22 si parte. Dopo dieci lunghissime ore di volo si sbarca al Pleasance Aerport di Mauritius che ci accoglie con un “Wellcome in Paradise”: il tempo è bello, fa caldo, e un incaricato della Valtur ci viene a prendere e ci fa imbarcare su un pullman.

Arriviamo al Vclub Le Flamboyant giusto in tempo per il pranzo.

Buona accoglienza con un drink, giardini curatissimi e fioritissimi, camera bella fronte mare, bel terrazzo dotato di tavolo e poltroncine e altrettanto belle sdraio sul prato. Incantevole. Il mare sottostante è stupendo. La struttura è un po' vecchiotta e avrebbe bisogno di una rinfrescatina, ma va bene così, la pulizia è eccellente e – come scopriremo in seguito – il cibo ottimo. Cucina strepitosa, bravissimo direttore, ragazzi dello staff molto bravi, personale gentilissimo.

Che dire? Non potevamo aspettarci di meglio, se non chè già il giorno dopo, il 2 ottobre, il tempo cambia e per tutta la settimana, meno sabato e domenica, avremo tempo nuvoloso, vento freddo da sud e un po' di pioggia, peccato

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