Dogon Challenge

Il racconto della partecipazione del Team 241 al rally di beneficenza Dogon Challenge, da Milano a Bamako su auto di piccola cilindrata. Tutte le foto della competizione su www.241team.com

  • di ale_cini
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 3
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Partiamo da Milano il 26 dicembre, una giornata di gelo e neve, che dimenticheremo presto per il meraviglioso caldo africano. Dodici veicoli: auto e moto di piccola cilindrata, con la scommessa di arrivare nella capitale del Mali attraversando parte dell’Africa Occidentale su strade e piste, per essere poi donate ad una associazione locale che lavora per costruire scuole nei quartieri più disagiati di una città tanto affascinante e colma di suoni quanto drammaticamente povera.

E' il Dogon Challenge 2009, alla sua prima edizione. Ogni equipaggio è libero di scegliere la propria strada, scopo della “corsa” è di arrivare a destinazione ma non vi è classifica di sorta, il premio è un giro nella scuola con i bambini e il poter vedere con i propri occhi quante cose si possano fare con le donazioni raccolte e la cessione della propria auto. Ed è un premio che vale cento coppe e medaglie.

Noi optiamo per la scelta più confortevole, un anno di lavoro si è fatto sentire pesantemente e prendiamo il traghetto per Tangeri da Genova. Il tempo di riposarsi due giorni in nave, poi ci sarà da farne di strada! La nave di Grandi Navi Veloci è nuova e comoda ma, su questa rotta, la politica della compagnia è di tenere aperti i servizi essenziali, mentre lounge, discoteche e altro rimangono a luci spente. Ma due giorni passano in fretta, tra partite a carte, cartine da consultare, anche con l’aiuto dei tanti commercianti marocchini che le strade le conoscono a memorìa, e libri che aspettavano da mesi di essere aperti. Oltretutto sulla nave a Barcellona veniamo raggiunti da due altri equipaggi di amici, con i quali condivideremo il viaggio verso la capitale maliana.

Il viaggio in nave ha il meraviglioso vantaggio di farci apprezzare a poco a poco il cambio di temperatura: facciamo rotta verso il caldo e si passa dalla giacca a vento con maglione per le escursioni sul ponte, alla giacca a vento senza maglione, quindi al maglione senza giacca a vento e ci troviamo davanti alle coste marocchine con una semplice maglietta a sentire il calore del sole che ci da il benvenuto: è l’inizio del viaggio vero e proprio.

Tangeri, il caos della dogana e il traffico impazzito nella zona del porto, siamo immediatamente proiettati in un mondo diverso dal nostro, un mondo apparentemente più anarchico, ma anche più caldo e denso di relazioni umane. Arriviamo a Mohammedia e contrattiamo con un ometto in motorino che vuole offrirci un appartamento ad un prezzo stracciato, ma nessuna delle persone che continua incessantemente a cercare al telefono arriva, per cui alla fine ci rifugiamo in un albergo non lontano dal mare e trascorriamo la prima notte marocchina dormendo profondamente.

La tempistica stretta di questo genere di corse impone giornate di viaggio pieno per raggiungere l’obiettivo entro i termini previsti, per cui vi sono tappe anche noiose in cui non ci si puo’ fermare a vedere tutto quello che si vorrebbe: Marrakech è un grosso rimpianto, anche se già vista in passato, la tentazione di tornare a sentire il profumo di spezie del mercato e perdersi per i suoi vicoli è davvero forte. Invece si va avanti, destinazione Agadir e poi ancora verso sud, Sahara Occidentale e Mauritania. La Mauritania è il punto della discordia: viaggiamo nei giorni immediatamente successivi al rapimento di 4 spagnoli lungo la strada costiera che dovremmo percorrere e di 2 italiani su una pista non lontano dal Mali, tutti apparentemente nelle mani del terrorismo islamico. Non è una prospettiva allettante! Per quanto mi riguarda parto senza pregiudizi, non ho sposato nè la causa del passare a tutti i costi nè la causa della rinuncia preventiva, ho intenzione di arrivare alla prima città mauritana, Nouadibou, e li decidere serenamente se procedere o tornare indietro. Altri hanno posizioni differenti, tra chi vuole proseguire e chi pensa di rientrare e l’argomento torna fuori spesso. Due equipaggi hanno già optato per il rientro senza entrare in frontiera, al momento rimaniamo in corsa in 10 equipaggi su 12, dei quali 4 sono moto

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